Apr172007

(SALVADOR DO BAHIA/1) L’arrivo, l’alloggio e il gaglioffo

La seconda volta che riparto da Arraial D’Ajuda sarà quella definitiva e, dopo 13 ore notturne di bus, arrivo la mattina presto del 14 febbraio (vigilia di carnevale) a Salvador, capitale dello stato di Bahia, la città più “nera” del Brasile in quanto in passato fu il principale porto sudamericano di arrivo degli schiavi prelevati in Africa.
Carnevale inizia domani e gli ostelli sono già tutti al completo, con prezzi che per i 7 giorni di festa vengono moltiplicati per 4, o anche più. Se normalmente qui un ostello costa 25 R$ a notte (9 €), da domani fino a martedì i prezzi vanno dai 90 R$ ai 200 R$ (75 €)! E comunque, anche volendo pagare, non c’è più un posto libero negli ostelli rintracciabili via internet. Come fare? Questa volta mi son fatto aiutare da Misato, giapponese conosciuta a Rio, che è arrivata qui già da alcuni giorni e ha fatto la ricerca anche per me. Ha trovato un ostello “clandestino”, senza insegne e senza nome, che costa 55 R$ per carnevale e solo 15 R$ (5,5 €) gli altri giorni. Spartano ma pulito, con bagno in camera e internet gratis ma senza colazione (che a carnevale è inutile, ci si sveglia sempre oltre mezzogiorno). E comunque scopro che nei dintorni c’è un’offerta enorme di alloggi, camere, case private, posti letto nel pavimento, insomma ogni tipo di residenza non ufficiale. Per carnevale qui ognuno cerca di guadagnare qualcosa, per cui è facile trovare alloggi a buon prezzo, lasciando perdere hotel, posadas e ostelli ufficiali che hanno ora prezzi proibitivi. Quindi a chi volesse venire a Salvador per carnevale io consiglio di non prenotare assolutamente nulla, arrivare qui e girare per le strade del centro (Pelourigno), qualcosa si trova sempre anche a carnevale iniziato.
All’arrivo nella stazione di Salvador, notando la mia faccia da “gringo” italiano che, in Brasile come in mezzo mondo, ha la pessima fama di turista ricco e spendaccione, i taxisti si prodigano di offrirmi posadas a prezzo di affare (affare per loro) a 1500 – 2000 R$ per la settimana di carnevale (600 – 750 euro), oltre a passaggi in taxi sempre cari. Ma io, determinato nella mia missione di far ricredere i brasiliani sulle vere capacità economiche degli italiani, mi sacrifico e rinuncio alle posadas super-confort offertemi e mi avvio verso lo spartano ostello che, con le simpatiche blatte, mi sta aspettando a porte aperte. Con due israeliane insolitamente socievoli prendiamo un autobus da 1,80 R$ anziché il taxi da 30 e ci tuffiamo nella metropoli latino-africana.
Salvador, insieme a Rio che comunque la supera in questo campo come supera, credo, ogni altra città latino-americana, ha la fama di città molto pericolosa per cui, anche se ormai sono abbastanza abituato a luoghi dalla fama simile, i primi momenti, direi le prime ore, sono sempre quelle con più tensione. Tensione che solo dopo passeggiate ricognitive nei dintorni dell’alloggio e del centro, per acquisire un po’ di confidenza con il nuovo luogo, si allenta. Provate ad osservare un gatto quando lo si porta in un ambiente in cui non è mai stato: osserva tutto, si muove piano, annusa in giro con prudenza. Ecco, esattamente così! Infatti, appena scendo dall’autobus in una larga strada nei pressi del centro e un brasiliano mulatto/scuro si offre di guidarmi per un tratto di strada, storco un po’ il naso ed esito un po’ prima di seguirlo, sempre però ad una certa distanza ed osservando accuratamente ogni particolare. Come il gatto di cui sopra.
Ma sembra un tipo tranquillo, vestito bene, con una faccia normale (cioè non da delinquente) e infatti in pochi minuti mi accompagna fino ad una funicolare con la quale si sale rapidamente fino al Pelourigno, il centro storico di Salvador. Mi spiega come arrivare su e dove è meglio non passare per evitare i ladri, mi dà il benvenuto nella sua città, mi saluta e se ne va. Rimango sconcertato. Non mi ha chiesto soldi, non mi ha consigliato alcun hotel di suoi amici in cui andare, non ha cercato di vendermi niente, mi ha solo aiutato. Sento quasi dei sensi di colpa per aver dubitato di lui, e penso ai soliti preconcetti che si hanno quando si viaggia in paesi come il Brasile. Io ricco turista, lui povero nativo, mi vuole sicuramente fregare. E con questi pensieri nella mente arrivo su al Pelourigno.

 

pelourinho

Pelourigno

Ma il Brasile non è il paese delle certezze, e c’è sempre qualcosa che contraddice ciò che si è appena imparato. Esco dalla cabina e, dopo pochi metri, ecco un altro brasiliano che si avvicina, questo più scuro di pelle e più sgangherato nei vestiti. Si presenta come guida turistica con tanto di tessera, mi chiede se mi interessano posadas di sua conoscenza e, al mio rifiuto, si offre di accompagnarmi al mio ostello. “No, grazie” gli ripeto più volte, ma lui non demorde e solo quando mi promette che non vuole soldi accetto, stanco di sentirlo parlare, di farmi accompagnare all’indirizzo che gli do.
50 metri, 100 metri, 200 metri con lo zainone sulle spalle e il sole forte sopra la testa, ma la mia “guida turistica” ne sa meno di me in quanto chiede ai passanti dove sia la via del mio ostello. Grondante di sudore mi stanco di questa piattola insistente e gli dico che posso continuare da solo. Lui si secca e mi chiede 10 R$ (3,50 euro) di ricompensa.
“Eh???” dico io, “sta scherzando? Non se ne parla nemmeno, mi ha fatto camminare per niente, l’ostello non si vede ancora e neanche sa dirmi dove sia”. Senza contare che per quel prezzo avrei potuto benissimo prendere un taxi e arrivarci comodamente seduto. Segue così un’animata discussione durante la quale arrivo a concedergli ben 1 R$ di ricompensa per il suo assolutamente inutile lavoro, facendolo adirare ancora di più. Nel frattempo alcuni curiosi si avvicinano, qualche finestra si apre, e qualcuno mi consiglia di dargli quello che mi chiede, perché è un ladro e potrebbe diventare pericoloso. Ma neanche per sogno, ormai mi ha fatto perdere la pazienza e sono sulla difensiva! Scendo in trincea e metto il filo spinato intorno. Chi si avvicina per aiutarmi lo scambio per una spia del nemico e lo respingo. E così un passante brasiliano se ne va offeso perché non l’ho neanche fatto parlare, mentre un’altra signora mi invita ad entrare in casa sua finchè non se ne va il gaglioffo. Nulla, dalla trincea non si esce. Ho detto! Augh!
Dopotutto non credo sia un ladro, c’era abbastanza gente in strada e il furto sarebbe stato difficile; sicuramente invece è uno dei tanti “azzeccagarbugli” locali, che si inventano un lavoro diverso a seconda del piede con cui si alzano, senza peraltro saperlo fare.
Alla fine decido: esco dalla trincea, gli do 3 R$, mollo tutti e me ne vado alla ricerca di una cabina telefonica. Telefono all’ostello, mi risponde una signora ma dopo un po’ la voce sembra che non venga dal telefono. Mi sporgo fuori e intravedo la signora che mi parla da una finestra sopra di me! E’ la proprietaria dell’ostello che per telefono è stata avvisata del mio arrivo dalle persone che erano vicine alla “trincea” di prima. Caspita, neanche la CIA avrebbe fatto di meglio. Alla fine il gaglioffo ci aveva quasi azzeccato, eravamo a 10 metri dall’ostello.

L’ostello è alquanto spartano, ma è pulito e con bagno in camerata (6 letti). Rincontro Misato per la terza volta (dopo Rio e Arraial), e oltre a lei mi accorgo che almeno il 50% delle persone dell’ostello sono giapponesi. Questo perché l’ostello è semi clandestino, nel senso che non ha né insegne e né nome, non è aperto a tutti e ci si arriva sono per “passa-parola”. Quindi probabilmente fra i precedenti clienti c’erano tanti giapponesi. Ma anche nella città ne incontrerò tantissimi, tanto che addirittura, durante il carnevale, un gruppo di percussionisti giapponesi sfilò suonando nelle vie del centro, tutti turisti che si son incontrati qui prima di carnevale. Un giorno uno di loro mi spiegò che il Brasile è agli esatti antipodi del Giappone, quindi il paese più lontano e questo, unito al fatto che la cultura brasiliana e latino-americana in generale è forse la più diversa da quella giapponesa, rende il Brasile molto appetibile ai nipponici. Inutile, il diverso attira sempre.
Le tre settimane passate a Salvador le ricorderò proprio anche per i tanti giapponesi con cui ho avuto modo di parlare, tutte persone estremamente rispettose degli altri (come gran parte degli orientali) e che con le descrizioni del loro paese me lo fanno includere nella lista dei paesi da visitare anche perché, grazie alla forza dell’euro, il costo della vita è ora per noi più accessibile. Interessante anche osservare come loro vedevano il carnevale di Salvador, sempre meravigliati quando non allibiti dalla esuberanza dei brasiliani, carattere da loro del tutto assente.

Insomma, qualcuno dirà…. e il carnevale? Se ne parla o no?
Ok, ok, ora inizio. Però…. nella prossima puntata!! 😉
Fra poche ore infatti devo risalire il Rio delle Amazzoni da Belem a Manaus, cinque giorni in barca, e nel fiume… non c´é connessione internet! Quindi la seconda puntata del carnevale andrá in onda fra una settimana circa. Zanzare permettendo.
Ciao!

6 comments to (SALVADOR DO BAHIA/1) L’arrivo, l’alloggio e il gaglioffo

  • Rita.

    Grande, non ti conosco ma mi piace seguirti in questo viaggio.
    Complimenti per la scelta di vita.

    >

  • Anonimo

    conosco il brasile :)))
    simpaticissimo racconto

  • Gianni

    EHHH MERDACCIA SEI VICINO A MANAUS,DOVE VIVE MISTER NO ,SE LO VEDI SALUTALO E CON LE BELLE FIGHE CHE CONOSCE SICURO CHE UNA TE LA PRESENTA JE JE STAMMI BENE CIAO

  • X Rita e Anonimo:
    grazie!! Ciao! : - )

    X Gianni:
    sono arrivato oggi a Manaus. Ora chiedo in giro dove abita Mister No, ok? ; - )
    Ciao ciao!

  • Daniele

    Finalmente!!!
    Si dopo quasi 5 giorni di intrigante lettura mi metto alla pari o quasi visto che tu in realtà sei ben oltre con il tuo racconto…che dire complimenti!!…ormai sono con te e ti seguirò fino alla fine…quest’estate parto anch’io per un viaggetto zaino in spalla per la prima volta…sono un pò timoroso ma anche grazie al tuo racconto parto più tranquillo…a presto…un saluto dalla calda, caotica e noiosa Milano…dany

  • Si Daniele, parti parti e vedrai che non te ne pentirai mai!
    Grazie per seguirmi, un saluto dalla calda, caotica ma per niente noiosa Manaus. ; - )

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