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Dic152015

Boicotta l’Olio di Palma !

Boicottiamo l'olio di palma
(Post scritto più di un mese fa, che solo ora assemblo e trascrivo nel blog… Polpettone un po’ lunghetto, ma considerato che ora sto qui scrivendo ogni 6 mesi, avete ben 6 mesi di tempo per leggerlo prima del prossimo  😀 )

Da un paio di mesi, nella zona del mondo in cui mi trovo ora (sud-est asiatico) si sta consumando un disastro ambientale (e anche umano) di cui nei giornali italiani non ne ho visto traccia (PS: alla fine qualche articolo è apparso verso fine novembre, alla fine degli incendi).
Ecco quindi che mi sento costretto a rimettermi il vestito di Super Travelbaila, e cercare di salvare il mondo! 😀

Super TravelBaila

Le foreste indonesiane dell’isola di Sumatra e Giava da due mesi continuano a bruciare (parlo di foreste primarie, la giungla tropicale che da millenni ricopre quelle isole, con tutta la sua bella fauna dentro, l’orango ormai in via d’estinzione e la seconda più grande biodiversità del mondo dopo l’Amazzonia). Ufficialmente i fuochi sono dovuti ad antiche pratiche contadine (peraltro oggi proibite dalla legge) di bruciare i residui delle coltivazioni passate per pulire i terreni e far posto alle nuove coltivazioni, pratica che si svolge una volta l’anno durante la stagione secca (settembre-novembre). I terreni si potrebbero ripulire anche con mezzi meccanici, ma costa di più e l’Indonesia è un paese povero. Nei paesi poveri i problemi ambientali hanno generalmente una priorità più bassa di tutti gli altri problemi. Ricordo anni fa di aver visto i poveri laotiani (abitanti del Laos) buttare nel grande fiume Mekong i contenitori in polistirolo del loro pranzetto al sacco, con tutta la sua busta ovviamente non biodegradabile. Nessuno gli ha mai insegnato che in quel modo inquinavano l’ambiente, per loro importava solo che quei contenitori in polistirolo, che stavano arrivando in gran quantità dalla confinante Cina, costavano meno delle foglie di banano che usavano prima per avvolgere il loro cibo. Foglie che dopo il pranzo buttavano sempre nello stesso fiume ma con ben diverse conseguenze.

Quindi questi incendi dell’Indonesia sono colpa dei poveri contadini? Forse al massimo per il 5% si, per il resto c’è lo zampino neanche troppo nascosto delle grandi multinazionali che producono qui il famigerato olio di palma.

Che cos’è l’olio di palma? What’s Palm Oil? Che ce ne frega a noi italiani che abbiamo il nostro ottimo olio extra vergine di oliva?

Frutto della Palma da Olio

I frutti della palma da olio

L’olio di palma viene estratto dal frutto (una specie di dattero) della palma da olio.
Negli ultimi anni ha avuto un incremento fortissimo nel consumo mondiale (e quindi nella produzione) fino a diventare oggi l’olio vegetale più consumato al mondo. Si usa non solo in campo alimentare ma anche per saponi e prodotti di bellezza e, sempre meno, per la produzione del biodiesel. L’industra alimentare è quella che ne sta consumando sempre di più, e l’Italia oggi è il secondo paese consumatore in Europa (nonostante il nostro ottimo e più sano olio extra vergine di oliva!).
E perchè si sta diffondendo così tanto? Le “scuse” ufficiali dicono che l’olio di palma resiste di più alle alte temperature dei fritti, quindi le nostre patatine diventano più croccanti e la Nutella più saporita (e per questo quest’ultima contiene sempre meno nocciole… ormai ha solo il profumo di nocciola, e oltre il 30% di olio di palma).
Ma il vero motivo della sua enorme diffusione è soltanto uno: costa MOLTO MENO degli altri oli vegetali, e le aziende quindi guadagnano di più! Che gliene frega alle multinazionali della salute tua e del mondo….

A fine settembre sono atterrato di notte a Singapore, e il cielo aveva una strana foschia…. sembrava nebbia ma era strana. E’ bastata qualche domanda a gente del posto per scoprire che questa modernissima città era avvolta da circa un mese da un denso fumo, proveniente dalla confinante Indonesia. Di giorno il sole non si vedeva mai, il governo distribuiva gratis le mascherine da viso, sono stati annullati importanti tornei sportivi internazionali, ogni tanto si chiudevano le scuole, era fortemente sconsigliata qualsiasi attività fisica all’aperto. Si poteva camminare per strada, but please non respirate troppo…

Vie centrali a Singapore, Settembre 2015 - Haze 2015

Vie centrali a Singapore, Settembre 2015

Il sole a Singapore a settembre e ottobre 2015

Il sole a Singapore a settembre e ottobre 2015

Il Merlion a Singapore, con il fumo

La statua simbolo di Singapore, il Merlion, con tutto il suo bel fumo intorno

In Indonesia, con la scusa delle prima citate “antiche pratiche agricole”, gli incendi si appiccano anche alle foreste tropicali, per liberare in fretta il terreno da piante ed animali e fare posto a nuove coltivazioni di palma. Il governo ha aumentato le multe e le pene per gli incendiari, ha mandato militari e (pochi) mezzi antincendio, ma gli incendi anzichè diminuire sono aumentati… (alla fine quasi 3 mesi di incendi continui!).

I paesi vicini (Singapore, Malesia, Thailandia, Brunei, Vietnam, Filippine) allora iniziano a brontolare, ma il presidente Indonesiano se ne frega.
I paesi vicini offrono aiuto gratis per spegnere gli incendi, ma il presidente Indonesiano rifiuta l’aiuto.
I paesi del Sud Est asiatico si riuniscono a Settembre per discutere di questo problema, e un solo stato non partecipa: l’Indonesia.

Le prime risposte ufficiali al problema del governo Indonesiano sono, a dir poco, ridicole. Questa quella più “eccentrica” che ricordo: “Il nostro Paese non deve chiedere scusa ai paesi vicini per il fumo che ricevono dai nostri incendi un mese all’anno, quando nei restanti 11 mesi loro non ci ringraziano per l’aria fresca e sana che ricevono dalle nostre foreste”. Neanche il nostro Salvini credo sia capace di dare una risposta ufficiale talmente idiota…

Le conseguenze di 3 mesi di incendi intensi sono state:

  • 19 persone morte
  • 500.000 persone intossicate
  • 20.000 Kmq di foresta tropicale distrutta per sempre
  • costi per 30 miliardi di dollari per l’Indonesia
  • scuole spesso chiuse nelle aree vicine agli incendi
  • l’Indonesia da quando ha questo problema (in inglese denominato “Haze”) è diventato il terzo paese inquinatore del mondo (dopo Cina e Usa), però durante i mesi degli incendi è balzata temporaneamente al primo posto
  • l’Indonesia da 3 anni ha superato il Brasile nella triste classifica dei Paesi disboscatori; anche qui è ormai arrivata al primo posto, di più non può salire
  • l’Orango (unico grande primate vivente al di fuori dell’Africa) è ancor più a rischio d’estinzione
  • problemi diplomatici con i paesi vicini
Strade in Indonesia durante l'Haze 2015

Strade in Indonesia durante l’Haze 2015

Alla fine il presidente indonesiano Joko Widodo ha dovuto fare retromarcia e chiedere aiuto a chi prima aveva respinto, estendendo la richiesta anche a Russia, Giappone e Australia. Ma ormai il danno era fatto, e alla fine solo l’arrivo delle grandi pioggie ha posto fine, per quest’anno, a questa tragedia.

Le inchieste e indagini non hanno portato grandi risultati, alcune grosse aziende sono fortemente sospettate di essere le mandanti, ma non solo non le sono state revocate le licenze di sfruttamento delle foreste, ma anzi queste sono state aumentate (quindi l’anno prossimo ci saranno ancora più incendi).

Un Orango con il suo piccolo in gravi condizioni dopo un incendio - Indonesia 2015

Un Orango con il suo piccolo in gravi condizioni dopo un incendio – Indonesia 2015

Dopo tutto questo disastro, viene da chiedersi: perchè il presidente di uno stato così grande (250 milioni di abitanti) si comporta in una maniera così stupida, permettendo la distruzione del suo paese, morti e intossicati fra il suo popolo, costi altissimi per fermare/riparare i danni e problemi diplomatici con i suoi paesi vicini? Che senso ha?

Io mi son dato due risposte, forse la verità sta in mezzo alle due, o sono entrambe, oppure chissà:

  1. Corruzione – Trattandosi di grandi multinazionali con giri d’affari ultra-miliardari, non credo sia impossibile corrompere un presidente di un paese povero con tutto il suo governo, militari e polizia
  2. Criminalità – Ho letto che in Indonesia esistono gruppi para-militari ben conosciuti al governo, eredi di quelli che 50 anni fa hanno massacrato mezzo milione di presunti “comunisti” durante la dittatura di Suharto (ovviamente, tanto per cambiare, anche qui ci furono forti sospetti di appoggio della CIA). Un genocidio però di cui, a differenza di tanti altri avvenuti nel mondo, non c’è mai stata nessuna condanna dei responsabili ma soprattutto nessun pubblico riconoscimento dei fatti, anzi i protagonisti sono ancora oggi trattati nel loro paese come eroi nazionali. Pare oggi ci siano tre milioni di nuovi affiliati a questo gruppo paramilitare, chiamati  Gioventù-Pancasila, che il governo utilizza in varie zone per mantenere “l’ordine pubblico”. E chi si macchia di grossi crimini contro le persone non si fa certo scrupoli a commettere crimini contro l’ambiente. Quindi forse Widodo non può fare molto contro questo potente gruppo di “amici”.

  

Che fare?

Nel nostro piccolo, sapendo il disastro ambientale a cui il mondo sta andando incontro, e sapendo anche che l’olio di palma ha un alto contenuto di grassi saturi (il che significa spalmate di colesterolo nelle nostre arterie ad ogni boccone + rischi cardiovascolari), dovremmo limitare l’acquisto di prodotti che lo contengono (eliminare del tutto so che non è semplice, considerato che ormai la maggior parte dei prodotti alimentari lo contengono). La spesa settimanale è la nostra unica (ma potente) arma.

Da gennaio di quest’anno (2015) individuare i prodotti che lo utilizzano è più semplice grazie ad una normativa europea (si, l’Europa molto spesso fa le cose buone e giuste) che obbliga i produttori ad indicare esattamente quali grassi vegetali sono presenti negli ingredienti.

Qui un piccolo elenco di marchi famosi che lo utilizzano in grandi quantità, per gli altri basta dare uno sguardino alla tabella degli ingredienti quando compriamo qualcosa al supermercato:

– Barilla
– Buitoni
– Divella
– tutti i prodotti della Ferrero, inclusa la Nutella (contenente ben il 31% di olio di palma… grasso puro, altro che crema di nocciola)
– Mulino Bianco
– Nestlè
– Knorr
– Star
– Pavesi
– Saiwa
– Mars
– Ritz
– Pringles
– Algida
– Misura
– Kellogg’s
– Pepsi
– L’Orèal
– Garnier
– Dove
– Palmolive
– etc etc etc….. 😥

E quindi… buona scelta al supermercato! Pensate alle foreste bruciate e ai prepotenti paramilitari indonesiani quando riempite il carrello!

Ora mi tolgo il vestito da Super TravelBaila e vado a ballare la salsa! 🙂

Ciao!

Link utili:

La puntata di Report che ne ha parlato:
REPORT – Rai3

Un ottimo articolo del quotidiano britannico The Guardian (in inglese)
http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/oct/30/indonesia-fires-disaster-21st-century-world-media?CMP=fb_gu

“Haze 2015”, gli incendi in Indonesia nel 2015, su Wikipedia
https://en.wikipedia.org/wiki/2015_Southeast_Asian_haze

Un bel video di WWF International

Feb42008

Costi Singapore 2007

COSTI SINGAPORE (2007)
(1 € = 2 Singapore Dollars-SGD)

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ALLOGGI

YMCA International house (centro): 35 Sgd (dormitorio). Ottimo, anche lussuoso, mai visto un ostello così. Personale in camicia bianca e cravatta, servizi impeccabili, colazione super (a buffet), la più abbondante di tutto il viaggio. Però è anche caro!

FARRER PARK Backpacker’s Hostel (little India): 18 Sgd (dormitorio). Più economico ma bagni pessimi e sporchi, no colazione, internet gratis (Wi-Fi).

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PASTI – BEVANDE

Cucina cinese: piatto di riso alla cantonese 5 Sgd, coca-cola 1,50 Sgd

Pizza margherita grande: 17 Sgd

Insalata grande con verdure, formaggio, affettato, carne di pollo (abbondante): 10 Sgd

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MEZZI DI TRASPORTO

All’arrivo, dall’aeroporto per il centro:

  • Shuttle+Metro+Metro: 2,20 Sgd, 40 minuti;
  • Taxi: 7-20 Sgd, a seconda delle zone di destinazione, 20 minuti circa.

Metro: da 1,90 a 2,20 Sgd, viaggio singolo (non ci sono biglietti giornalieri)
Taxi: economici, da 7 a 10 Sgd per spostarsi nel centro.

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VARIE

Tassa di uscita in aeroporto: 10 Sgd

Ciao!

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Gen312008

SINGAPORE: le foto (e un video)

Ecco alcune foto di questa “tigre asiatica” modernissima, e un piccolo video di poco più di un minuto ripreso in una via centrale.

Ciao!

FOTO Singapore (24)

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Gen282008

SINGAPORE, la mecca del consumismo

Tappa di soli due giorni a Singapore, scalo tecnico obbligato nel mio biglietto RTW. Non c’erano voli diretti da Bali alla Cina, e ne approfitto così per una breve visita.

Singapore, piccola città-stato (4 milioni di abitanti), una delle 5 cosiddette “tigri asiatiche” per lo sviluppo della sua economia, è una delle poche città asiatiche veramente moderne che, per qualità dei servizi e costi medi della vita, si può paragonare ad Hong Kong, Giappone e Corea del Sud.
In giro per strada si vedono soprattutto facce cinesi e indiane, con una minoranza di occidentali (residenti). Molto comoda per spostarsi, perché tutto è a portata di mano e ben collegato da taxi (insolitamente economici per il tenore di vita locale) e da un’ottima metropolitana. Per esempio, l’aeroporto è a soli 20 minuti di taxi (3-5 euro) dal centro o 40 di metro (1 euro).

Ma una caratteristica la differenzia dai paesi sopra citati (ma anche da tutte le altre città in cui finora son stato), ed è quella che mi ha colpito di più: l’enorme quantità e concentrazione di centri commerciali. Nella centrale Orchid Road, durante una passeggiata pomeridiana, ne ho contati almeno 26 nella stessa via (tutti palazzi molto grandi, iper-moderni e a 4 o 5 piani), e nella cartina ho visto che in tutta la città ce n’erano circa 80!

L’hi-tech in particolare (macchine fotografiche digitali, computer portatili, tv al plasma, etc) prorompe da tante vetrine, ma anche alta moda e orologi son presenti dappertutto. E non pochi di questi enormi shopping-centre rimangono aperti 24 ore al giorno, tutti i giorni della settimana.

Ma chi compra tutta questa roba?

Chiedendo qui e là (il solito ficcanaso… 🙂 ) mi spiegano che, a parte i turisti di passaggio (come me, anzi non come me perché io qui non compro niente! 😉 ), a Singapore esiste un vero e proprio “Shopping-Tourism”, cioè in tanti vengono qui solo per comprare. Si tratta per lo più di persone ricche dei paesi poveri (non è un gioco di parole) vicini (per esempio Malesia e Indonesia) i quali nei loro paesi non trovano la stessa quantità e qualità di offerta. Mi capita spesso infatti di vedere donne islamiche (Malesia e Indonesia sono a stra-grande maggioranza musulmana) con il loro classico fazzoletto in testa, stracariche di eleganti bustoni.
E perché molti centri commerciali rimangono aperti anche la notte? Perché questi particolari turisti spendaccioni vengono qui solo per gli acquisti e quindi, visti gli alti costi di alloggi e ristoranti (rispetto ai loro paesi) cercano di sfruttare al massimo i pochi giorni di soggiorno passando tutto il loro tempo dentro questi templi del consumismo.
Fra i tanti tipi di turismo che esistono, questo ancora mi mancava da incontrare!

Da segnalare infine una bella serata di salsa passata all’Union Square, sotto il lussuoso Amara Hotel (in Asia pare che salsa e lusso siano spesso a stretto contatto). Qui con molto piacere ho iniziato a scoprire la socievolezza e cordialità dei salseri asiatici, un ambiente abbastanza diverso da quello delle nostre sale da ballo occidentali.

Quante cose abbiamo da imparare dall’Asia.

Ciao!

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Singapore

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