Set102007

Ubud, il cuore di Bali

Con la sua posizione più centrale rispetto a Kuta, Ubud è un ottimo punto di partenza per le varie visite ai luoghi più interessanti dell’isola. Poi con il motorino è una favola! E’ un vero piacere percorrere le stradine dell’isola in moto, oltre che economico. Qui a Bali lo scooter mi sta piacendo così tanto che, quando torno in Italia, credo sarà il mio futuro mezzo di trasporto (se non un’ancora più economica bici) anziché un’altra auto.
Unico neo: a Bali per guidare ci vuole la patente internazionale, che non ho. E inoltre si guida a sinistra, il che rende gli incroci un po’ più complicati. Se poi aggiungo l’assicurazione che non ho voluto acquistare (costava 1 euro in più al giorno), qualche rischio non manca neanche qui.

Dopo aver visitato la locale “Monkey Forest”, un parco in mezzo alla città con 3 piccoli templi e tante scimmiette intorno, con la mia bella Honda nera un giorno mi avvio verso il maestoso Pura Besakih, il tempio Indù più grande di Bali, ad una cinquantina di chilometri verso nord.
Dopo una mezz’oretta di viaggio però, subito dopo una curva, c’è una sorpresa che mi aspetta: un grande posto di blocco della polizia! Ci sono almeno 7 od 8 agenti che stanno fermando tutti i motorini. Cerco di temporeggiare facendo finta di non capire (il poliziotto parla malissimo inglese) ma il mio trucchetto ha vita breve.
– “Driving license, please”
– “Ehm… I left it in my hotel (l’ho lasciata in hotel)”.

Naturalmente non ci crede e, con la faccia da poliziotto duro asiatico che, rispetto alle facce da poliziotto duro sudamericano fa molto meno paura, facendosi aiutare da un altro poliziotto che parla meglio l’inglese emette la mia sentenza, pur se sono senza avvocato, con due diverse opzioni a mia scelta:
– sentenza n° 1: sequestro immediato della moto (e conseguente rientro a piedi per i 20 Km già percorsi) e processo la mattina dopo in tribunale in una città non tanto vicina, Bangli;
– sentenza n° 2: multa di 100.000 rupie (8 euro) da pagare subito.

Anche qui in Indonesia quindi, come in sud America, c’è sempre un’opzione “b” che mette tutti d’accordo. Qualche soldo (che si intascano loro) che alla fine anche a me conviene. La patente internazionale in Italia mi sarebbe costata molto di più (se non ricordo male quasi un centinaio di euro).

Superato il primo intoppo, che comunque un po’ di timore me l’ha creato, mi avvicino ancor di più al grande tempio e mi accorgo che dev’essere una meta frequentatissima dai turisti (incontro infatti diversi pullman pieni). In una sosta lungo la strada, davanti a delle bellissime risaie, appena scendo dalla moto saltano fuori diversi venditori ambulanti che mi circondano. Un tipo, particolarmente insistente, mi vuole vendere una bella scacchiera di legno con le pedine intersiate a mano, per 10.000 rupie (meno di 1 euro). Molto molto bella ma… dove me la metto? Un’altra cosa bella del giro del mondo è che si è liberi dalla tentazione di comprare souvenir, come mi accadeva in passato nei viaggi di un mese, perché poi non ci si può portare dietro la roba per mezzo mondo. Ma se riesco a superare questo rompi…. ehm, questo venditore insistente, ci casco poco dopo con un’altra che mi rifila una (bella) magliettina per 20.000 rp (1,5 euro).
Riparto, deciso a non fermarmi più finché non arrivo alla “terra santa” (il tempio) ma… STOP! Ad un incrocio mi ferma una guardia: devo pagare 5.000 rp di tassa governativa perché sto per passare davanti ad un bel lago. Ok, il panorama è bello, ma io non son qui per il lago.
Pago e riparto, arrivo finalmente al tempio e…. STOP! Tassa d’ingresso, 10.000 rp. Ok anche qui, c’è in tutti i templi più grandi.
Pago, mi avvio verso l’ingresso, ma…. STOP! Non si può entrare senza il sarong (un pareo maschile). Se in tutti i templi in cui son già stato lo prestavano, qui lo vendono o lo noleggiano. Scelgo il noleggio, 10.000 rupie. Uff, acc, grunt!
Metto il sarong, mi sposto e…. STOOOOOOP!! Ma che cavolo c’è ora???? E’ obbligatoria la guida per entrare, e qui le guide si sono associate in cooperativa.
– “Ma io la guida non la voglio”, gli dico.
Se dovessi farmi accompagnare da una guida in ogni tempio dove entro…. Ma niente da fare, qui ci vuole per forza e sono irremovibili, al punto che me ne assegnano una gratis, la quale poi mi chiede comunque un compenso. 20.000 + 5.000 rp di mancia involontaria (cioè su richiesta).

Riesco così, finalmente, ad entrare in questo accidenti di tempio. Fino a questo momento ho avuto solo seccature, è stato questo l’unico giorno di tutta la mia permanenza a Bali in cui ho incontrato persone insistenti.
Dentro il tempio la solfa continua, perché ad ogni angolo ci sono terribili venditrici di cartoline appostate in attesa delle loro prede.
Ecco un altro motivo perché le attrazioni più turistiche non mi attirano. La gente locale, vedendo tutti questi portafogli con le gambe (noi turisti), perde la testa (e le buone abitudini locali) e diventa oltremodo insistente.

Ma il massimo della sorpresa di oggi l’avrò quando una coppia di simpatici tedeschi, con i quali faccio un bel pezzo di visita al tempio, chiede ad una bambina piccolissima (che ha 2 bianchi cuccioli di cane in braccio) se le possono fare una foto. Lei acconsente, si mette in posa e, subito dopo lo scatto, con la sua vocina infantile ripete: “One thousand for photo-baby, one thousand for photo-baby, ….” (1.000 rupie per la foto con bambino) all’infinito, finché i due non gli danno le 1.000 rupie. Grandi risate, sia io che i due crucchi! La bambina è comunque simpatica, tanto che anch’io le do le 1.000 rupie per farsi fotografare, però le chiedo di non fare la faccia seria come prima ma un bel sorriso. Bene, ecco il sorriso “spontaneo” che mi fa la piccola peste:

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bambina bali

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La coppia di tedeschi, di mezza età, mi intervista a lungo sul giro del mondo. Devo dire che fa sempre colpo sulle persone che incontro dire che sto facendo il giro del mondo, in fondo sembra una cosa che a tutti piacerebbe fare anche se poi quasi nessuno la fa.

Ma, alla fine, la parte più bella di tutta la giornata è stato il viaggio in moto, valeva più del tempio stesso. Fra campagne, boschi fitti, risaie spettacolari, palme, banani, piccoli paesini, ho passato veramente momenti indimenticabili. La strada poi era stretta e con tante curve, quindi molto appetibile da percorrere in moto. 2 ore all’andata, 1 e mezza al ritorno passando da un’altra strada che nella cartina era più lunga. Misteri delle strade di Bali!

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Arte

Ubud a Bali è anche il centro più importante per la produzione e vendita di artigianato, tanto che chi in occidente ha negozi di artigianato etnico viene proprio qui a fare gli acquisti. I commercianti locali mi parlano anche di tanti italiani che periodicamente fanno un viaggio di lavoro/piacere qui.
Uscendo da Ubud e percorrendo la strada che va verso nord, un giorno ho contato oltre 6 km di negozi di artigianato, uno a fianco all’altro! Il bello è che vendevano non solo all’ingrosso ma anche al dettaglio, con un prezzo leggermente superiore a quello dell’ingrosso. Prezzi anche di 1/5 rispetto ai prezzi dei negozi del centro del paese.
A Bali producono e vendono di tutto: dai prodotto tipici di Bali (come i vari Buddha) a prodotti di altri paesi, come didgeridoo e boomerang (Australia), giraffe e facce in legno in stile africano, zoccoletti olandesi, etc. Chissà, se cerco bene son sicuro di trovare anche statuette del colosseo!

Bali è ricca di arte anche in altre forme, come musica e teatro, arte diversa dal resto dell’Indonesia.

Una sera ho assistito ad uno spettacolo di una delle danze tipiche di Bali, il Kecak, che si differenzia dalle altre in quanto la musica non è prodotta da strumenti musicali ma dalla voce umana. Tutti gli spettacoli di danza solitamente narrano storie di dei e demoni, e naturalmente negli ultimi decenni sono notevolmente aumentate di numero in proporzione all’espansione turistica, però sono molto belli e danno un lavoro dignitoso (e altamente artistico) a tante famiglie. In quello a cui ho assistito io ho contato più di 80 danzatori e ho poi letto che, per solo due spettacoli settimanali (ci sono i turni fra le diverse compagnie), coinvolgeva in un modo o nell’altro 140 famiglie di Ubud. Nonostante il prezzo non bassissimo per i costi medi indonesiani (50.000-80.000 rupie, 4-7 euro), qualche spettacolo va assolutamente visto.
Per maggiori informazioni su questa danza www.kecakdance.com

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danza bali

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I due mostri

Ho poi visitato il Gunung Kawi, che mentre lo cercavo nei dintorni di Ubud si è improvvisamente raddoppiato! Si tratta infatti di un tempio molto antico (11° secolo), con degli enormi altari scolpiti nella roccia e delle tombe simili alle sarde “Domus De Janas”, costituite da cavità anch’esse scavate nella roccia. Questo tempio ne ha uno omonimo poco distante, meno interessante ma, per non sbagliare, li ho visitati entrambi.

Tuttavia anche questa volta il momento migliore non è stata la visita in se stessa ai due siti, ma la strada per arrivarci! Confermo ciò che ho scritto più volte, cioè che nei viaggi non è importante la destinazione ma la strada che si fa per arrivarci con tutto quello che c’è intorno.

Mentre cercavo il secondo Gunung Kawi, mi son fermato in un paesino dove vedevo tanti ragazzini lavorare il legno. Ho passato così mezz’oretta con loro, e mentre parlavamo osservavo il loro lavoro. Età dai 15 ai 25 anni circa con solo uno più grande (sui 35-40 anni), erano abilissimi nello scolpire i tronchi di legno con affilatissime lame. Ognuno di loro finiva un grande Buddha al giorno, che poi vendevano ai grossisti i quali vendevano ai negozi i quali vendevano ai loro clienti. Insomma, credo a loro toccasse la parte più piccola del guadagno, nonostante svolgessero il lavoro più difficile (un intero giorno seduti per terra a lavorare velocissimi). Foto ricordo, solite domande su Baggio et simili e riparto. Tempio? No, ancora no.

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scultori bali

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Mentre attraverso foreste rigogliose e risaie stupende, vedo una stradina bianca sulla sinistra che si intrufola proprio in mezzo alla foresta. Non ci penso su due volte, giro la moto e mi ci tuffo in mezzo! 🙂 Prima larga, poi via via più stretta finché, dopo un po’, ci passa giusta giusta la moto e non c’è lo spazio per girare e tornare indietro. E allora? Niente, meglio così, continuo ad andare avanti per almeno un chilometro, passando fra due alti muri di cespugli e cercando di memorizzare i bivi per non perdermi.

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foresta bali

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Che bello, che pace, che pace, che bello (copyright Sandra Mondani). Tutto verde, banani dalle foglie enormi, palme, fiori.
Ma… ecco che all’improvviso escono fuori dai cespugli due brutti cani neri con i denti bianchi, i quali mi vengono incontro abbaiando minacciosamente. Forse si son dimenticati di essere cani asiatici e che quindi non devono innervosirsi, ma non posso fare altro che girare in fretta la moto fra i cespugli e correre via. Ora però vado dritto al tempio, i cani forse rappresentavano gli dei del male che mi punivano per essermi distratto dalla via verso la luce (il tempio). Erano due come i due mostri con il corpo da leone e la testa di drago che ci son sempre all’ingresso dei templi. Ecco, sto già iniziando a ragionare come un induista! 😉

Prossima tappa: 2 isolette in… Oceania! (Oceania e non Asia? Il mistero verrà chiarito nella prossima puntata).

Ciao!

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contadino bali

Dice un proverbio Malgascio:"Hai un dente solo? Sorridi almeno con quello!". Questo contadino sicuramente non è stato in Madagascar, ma quel proverbio lo conosce bene! 😀

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6 comments to Ubud, il cuore di Bali

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