Dic262007

Kathmandu chiama…

Ecco un classico caso di “pronto soccorso bambini bisognosi”.
Oggi mi hanno scritto Marco e Laura, simpatici neo-coniugi che, per festeggiare il loro matrimonio, si sono licenziati dai loro lavori sicuri in Lombardia e, dopo aversi creato un lavoro che li impegna solo 5 mesi all’anno in Italia, per gli altri 7 mesi se ne vanno in giro per il mondo!

Tsk tsk, tutta brutta gente conosco! Altri “scansafatiche” che anzichè lavorare 11 mesi all’anno, pensare alla pensione e al mutuo, non perdersi una puntata dei periodici sanguinosi fatti di cronaca che qui in Italia appassionano tutti, se ne vanno ora a spasso fra catene Himalayane e paesi tropicali, monaci buddisti e villaggi poverissimi.
E si sono anche persi il frenetico compra-compra di Natale! Che orrore, e che dire della nebbia padana che hanno lasciato ai loro concittadini? E il panettone che si son persi, magari sostituito da un povero (ma succulento!) piatto di noodles (spaghettini di riso) da 20 centesimi di euro?

Bè, questa “gentaglia” ora si trova in Nepal, ed è incappata in un orfanotrofio di bambini. Se già il Nepal è un paese poverissimo, gli orfanotrofi sono ancora più poveri perchè l’assistenza sociale dello stato è uguale a zero, e quindi si devono arrangiare come possono.

Marco e Laura quindi hanno organizzato una raccolta di fondi via internet, e hanno ora quasi raggiunto la somma necessaria per il loro progetto. Mancano solo 150 euro e poi consegneranno tutto al monaco che gestisce l’orfanotrofio.

Chi volesse dargli una mano, in questo link troverà una spiegazione dettagliata del loro progetto…

Orfanotrofio in Nepal

Io, appena finisco questo post, gli manderò la mia offerta.

In questo Natale, come almeno negli ultimi 3 precedenti, non ho comprato neanche un regalo. Al diavolo queste pessime abitudini consumistiche. Salvo solo i regali per i compleanni o per qualche felice ricorrenza, ma gli sprechi del Natale mi fanno stare male se penso a tante tristi situazioni viste in viaggio.

E quindi, un piccolo regalo ora lo mando ai bambini del Nepal. Ma… cosa gli posso scrivere nel bigliettino di accompagnamento? Buon Natale? Eh no, son buddisti, non cristiani! Anche potendo, non spenderebbero mai miliardi per il “santo” Natale come si fa da noi! 😀

Ciao!

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Orfanotrofio Nepal

 Nepal, Marco Nepal, Laura

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Dic132007

Ubud (Bali): le foto

Bene, dopo qualche settimana (ma… caspita, è già passato un mese!) passata a sistemare alcune cose urgenti (ma cosa alla fine? Bò…), riesco a continuare il blog.
Ritornando alla “vita normale”, e soprattutto riprendendo a lavorare, ma anche aggiungendo gli altri cento impegni quotidiani, si ha il risultato che il tempo libero scarseggia.
Un paio di giorni fa ho letto in un blog di un ragazzo che mi ha scritto (Fabio, qui il suo blog) una recensione su un bel libro di A. De Mello, che ho prontamente inserito nell’elenco dei libri da leggere. Leggendo un brano del libro mi ha colpito questa frase:

“La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti”.

Niente di più giusto!
Ho fatto tante cose in questo primo mese dal rientro, ma se mi fermo a pensarci bene mi accorgo… di non aver fatto niente di particolare. Eppure ero sempre impegnato.

Sto già rivedendo i miei programmi futuri di permanenza/partenza!

Per quanto riguarda il blog sul viaggio, ero rimasto a Bali. Prima di continuare a scrivere, però, mi mancavano da inserire le foto delle ultime località visitate, di cui avevo già parlato.

E così ora è il turno delle foto di Ubud, la seconda, bellissima tappa a Bali.

Per capire meglio le foto, date una rilettura veloce a quello che avevo scritto su questa località, in questo post.

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FOTO Ubud, Bali (132)

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Segue un piccolo filmato di 50″ su una processione religiosa, sempre a Ubud.

Ciao!

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Nov182007

Il rientro

Su un Boeing 747, 14.11.2007

“Mentre scrivo sono sopra l’Oceano Atlantico, diretto verso il Sud America…”.
12 mesi fa avevo iniziato così il primo racconto di questo lungo viaggio. Ora sono di nuovo sopra l’oceano (quello indiano) però sto tornando verso l’Italia, e dalla parte opposta. Mai tornare indietro è la regola principale del RTW. Colombo (e altri prima di lui) aveva ragione, la terra è proprio tonda! 🙂
Contrariamente a come temevo tempo fa, sono tranquillo, non sono spaventato dal rientro. Avete presente quella sensazione che si prova quando si è appena finito un normale viaggio (2-4 settimane) o anche una breve vacanza? Un misto di tristezza per la nuova esperienza ormai finita e timore per lo stress di riprendere a lavorare, per la solita routine di prima, etc etc? Bene, nulla di tutto ciò sto provando ora. Niente tristezza quindi ma neanche, nonostante un po’ di stanchezza, posso dire di essere stufo dei viaggi e di non vedere l’ora di rientrare a casa.

Semplicemente… sono soddisfatto.

Tutto è andato alla meraviglia, credo non sarebbe potuto andare meglio. Nessun grosso problema, o anzi solo uno: la scabbia. Nessun grosso furto (solo 5 euro a Rio De Janeiro), e ce l’ha fatta anche il vecchio laptop, comprato usato apposta per questo viaggio, che ho sballottolato intorno al mondo fra i pericoli di furto sudamericani, le scassate strade del Vietnam e le svariate tensioni elettriche dei paesi visitati.
Alla fine non è difficile viaggiare oggi. Certo, un po’ di esperienza in proposito mi è servita per prevenire brutte sorprese (per es. in sud America) o per ripianificare il viaggio verso la fine, quando il tempo mancava per andare in tutti i paesi programmati. Ma, ripeto, non è tutto poi così difficile, anche se si è trattato di un viaggio lungo. Credo da fuori lo si veda difficile, ma vivendolo vi assicuro che lo sembra molto meno. Tante persone, anche incontrate in viaggio, mi dicevano:”Complimenti, hai coraggio”. Ma perché coraggio? Questo veramente non lo capivo, soprattutto in Asia poi.

Però, come dicevo prima, alla fine un po’ di stanchezza la sentivo. E, insieme ad essa, la diminuzione dell’entusiasmo di andare a vedere un paese nuovo. Stava quasi subentrando una “routine da viaggio”, per quanto sembri impossibile. Si, ci vuole una pausa ora. In fondo, se all’inizio non ci volevo assolutamente credere, anche per me è successo ciò che mi avevano detto praticamente tutti i “giramondisti” che avevo incontrato in viaggio. A quelli che incontravo che erano alla fine del loro giro del mondo, la prima cosa che chiedevo sempre era se erano stanchi di viaggiare oppure, se fosse stato possibile, se avrebbero voluto continuare per un altro anno. Tutti mi dissero che erano stanchi (mentalmente) e che sentivano ora il bisogno di ritornare a casa, almeno per un po’.
Si, credo che anche per me sia successa la stessa cosa. So anche però che probabilmente non durerà molto, e magari dopo appena qualche settimana dal rientro, appena si riprendono i ritmi di prima, la nostalgia della “strada” tornerà.

“Tutto finito quindi?”, potrebbe dire ora qualcuno deluso?

No! Ho tante cose da fare nell’immediato, ed altre a lungo termine.
Le più importanti sono: lavoro, richiesta del “part-time verticale al 50%”, che tradotto vuol dire lavorare solo 6 mesi all’anno (che con le ferie diventano 5 mesi e una settimana) e poi 6 mesi in viaggio. Di conseguenza mi spetterà poco più di mezzo stipendio, che se può bastare per viaggiare (senza troppi lussi però), inizia a diventare strettino per vivere in Italia. Poi provare alcuni lavoretti online già individuati, per integrare il mezzo stipendio. I lavori online sono il lavoro perfetto per viaggiare, in quanto si possono effettuare da qualsiasi parte del mondo in cui ci sia una connessione internet.

Tutto ok quindi!

Ho ancora in mente (e nel cuore) i tanti sorrisi asiatici degli ultimi mesi, in particolare del Laos e Thailandia, e il “sanuk” tailandese (spiegherò in seguito cos’è) per lasciare spazio ad una qualche tristezza. Ora si rientra. C’è la nostalgia di rivedere i familiari e gli amici, e se ho festeggiato la partenza magari ora festeggio il rientro.

Insomma, “fiesta” sudamericana e “sanuk” thailandese!

Tutto questo riguarda le prime impressioni sull’immediato, sul rientro. “Sono sopra l’Oceano come un anno fa”, dicevo. Ma, a differenza di 12 mesi fa, ho tanto in più dentro di me. Meravigliose esperienze, sia felici che infelici, che quando solo ci penso mi scendono le lacrime, e poi tantissime persone conosciute molte delle quali tanto care ancora oggi, e con diverse delle quali sono rimasto in frequente contatto via MSN, e-mail o Skype.
Il resto delle considerazioni finali sul viaggio, quelle forse a cui tengo di più, le scriverò dopo aver aggiornato il blog su questi ultimi 4 mesi asiatici. Ora no, dovrei fare citazioni che, senza averle prima spiegate, non si capirebbero.

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Ringraziamenti

Voglio ringraziare veramente tanto chi mi ha seguito fin qui sul blog. E’ stata una felice sorpresa scoprire che tante persone, gran parte delle quali a me sconosciute, mi abbiano letto e magari anche scritto. Avendo creato sia il sito che il blog proprio all’inizio del viaggio, non sapevo come sarebbe andata a finire anche questa esperienza. E’ stato un altro viaggio insieme al viaggio, anche con il sito si conoscono persone nuove.

Veramente grazie di cuore! inchino

Prossimamente riporterò i racconti e foto degli ultimi 4 mesi, spero mi seguiate ancora. Insomma, il mio viaggio è finito ma i racconti ancora no. Non sarò in diretta come i primi mesi ma in differita, però l’Asia mi ha dato tante profonde emozioni e anche lezioni di vita che credo possano essere interessanti da leggere e anche, mi permetto di aggiungere, formative.

Ok, questo post l’ho scritto in aereo, sul mio diario, e ora lo pubblico dalla mia stanza, a casa, a Nuoro.

Si va avanti, tutto ok, tanto “sanuk”.
A presto! 😐

(Fine 1^ parte  –  La 2^ parte alla fine di tutti i “racconti”)

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Aeroporto di Alghero, 365 giorni dopo

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Ott112007

Il sorriso asiatico

Nella via del ritorno, dalle Gili a Bali, si attraversa un tratto della grande isola di Lombok. Qui facciamo una breve sosta a metà strada per caricare altre persone (2 italiani de Roma!) nel pulmino. Mentre gironzolo qui e lì, scambio qualche chiacchiera con un negoziante lì vicino, che mi illumina su una bellissima usanza dei popoli asiatici: il sorriso.
Se nel mio primo viaggio in Asia, 3 anni fa, ero rimasto non solo sorpreso ma veramente sbalordito dalla facilità con cui gli asiatici sorridono con chi incontrano, conosciuti o sconosciuti che siano, avevo poi letto diverse interpretazioni su di esso che però non mi avevano mai convinto del tutto. Usanza, cultura, bla bla, forse tutto vero ma ancora sentivo di non aver capito.
Il commerciante, che nella sua vita e con il suo lavoro ha incontrato tanti turisti, mi parla di questo e mi dice:”Noi asiatici salutiamo con il sorriso, anche senza dire parole. Così come voi dite “Hello”, noi sorridiamo. E’ il nostro saluto”.

Caspita, semplice come l’acqua!

In effetti, pensandoci bene, è meglio un sorriso senza “hello” (o ciao o buongiorno nella versione italiana) che un “hello” senza sorriso. Dalle nostre parti al massimo si accenna il sorriso quando si saluta qualcuno, a meno che non sia qualcuno di particolarmente caro. Qui si fa con tutti, o quasi.
Ecco, ho trovato ora una spiegazione più razionale oltre che semplice, che mi permette di capire e quindi anche di saper utilizzare. Perché, oltre che piacevole, il sorriso è anche molto efficace!
Qui in Asia, quando si esce anche di poco dai percorsi turistici più battuti, la gente rimane incantata o perlomeno sorpresa quando vede un occidentale. Ciò capitava anche in America latina, ma qui in misura più grande. Siamo troppo diversi: altezza, faccia, naso e occhi, peli delle gambe. La gente si gira quando passo per strada, e i bambini con la loro istintività ancor di più. Sguardo fisso ed espressione di meraviglia. In quei momenti si sente tutta la distanza fra “noi” e “loro”.
Distanza che in sud America non si sente tanto perché siamo più simili.
Distanza che è anche piacevole perché ti fa sentire al centro dell’attenzione di tutti, quasi un “Re” per alcuni momenti.
Distanza che però rimane appunto una “distanza”, e quindi solitudine.
Ecco allora che entra in gioco il sorriso. Un sorriso al momento giusto e si rompe il ghiaccio, la solitudine scompare, perché davanti ad un sorriso il DNA asiatico ha l’informazione di rispondere con un sorriso, almeno 9 volte su 10. Dopodichè si può anche parlare, o andare via. Non importa, per quell’attimo c’è stato uno scambio fra questi due esseri che fanno parte di mondi molto diversi, e per quell’attimo la distanza è stata più breve.
Alcuni giorni fa una ragazza vietnamita mi ha detto:”Il sorriso avvicina le persone, anche quando sono sconosciute”.

Parole sacrosante, quasi un undicesimo comandamento!

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Sorriso asiatico (Sapa)

Sorriso asiatico (Sapa)

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Set282007

STOP al blog!

Ebbene si, credo che devo sospendere il blog, o perlomeno ritardare (ancor di più) il suo aggiornamento. La settimana scorsa avevo già deciso di sospendere le gallerie di foto, che fra tutti i lavori del sito e del blog sono quelle che necessitano di più ore di lavoro per la loro sistemazione, correzione e pubblicazione online.

Stop foto fino al mio rientro in Italia! Magari ne pubblico qualcuna in più nel blog.

Ma ultimamente mi sta mancando il tempo anche per completare i vari racconti. Tutti gli appunti sono scritti nelle pagine del mio quaderno, pronti ad essere trasformati in storie leggibili. Tutto “salvato” per non perdere nessun ricordo. Manca solo una cosa: il tempo.
Ora che sono nell’undicesimo mese, sto cercando di utilizzare ogni singolo momento per godermi la parte finale del viaggio. Ma, più della fine del viaggio, ciò che di nuovo c’è ora è che sono entrato nel vero cuore dell’Asia, il magico sud-est. Qui ogni momento e in ogni luogo c’è qualcosa da vedere, conoscere, scoprire, in una sola parola: vivere.

Solo ieri, una grigia giornata piovosa nelle montagne del Nord Vietnam, si è trasformata in un’altra giornata per me memorabile. Finiti i soldi, ho dovuto affrontare un viaggio di un’ora, sotto la pioggia incessante, in moto. Problemi di carta di credito. Se son partito maledicendo la mia Master Card che qui non funzionava, a metà strada ho iniziato a benedirla per avermi fatto fare quell’imprevisto viaggio. Perchè? A suo tempo lo scriverò, ma al rientro ero quasi commosso.

Fra gestione del sito, racconti del blog, foto, mail alle quali rispondere, le ore dedicate al pc stavano diventando troppe, per cui ora devo sospendere. Così come ho deciso di tagliare dal viaggio gli ultimi due paesi, India e Nepal. Non c’è tempo, e le corse non mi piacciono.
Se avanzeranno ritagli di tempo continuerò i racconti da qui, se no quando torno in Italia. Mi manca da inserire l’ultima puntata di Bali, con il racconto dell’ora trascorsa a chiacchierare con un contadino nella sua casupola di campagna. Lui non parlava inglese, io non parlavo indonesiano, siamo riusciti a comunicare lo stesso. E poi Giacarta e le bat-girls, Singapore con i suoi shopping center uno dietro l’altro, il mese trascorso ad Hong Kong fra salsa e primi “assaggi” di Cina, poi la vera Cina con i suoi problemi di comunicazione ma con la tanta curiosità dei suoi abitanti, ed infine il Vietnam con la capitale Hanoi, la Unesco-baia di Halong Bay e i monti del Nord con le sue etnie Hmong che, sembra paradossale, non parlano vietnamita (hanno una loro lingua propria) ma parlano un buon inglese, imparato dai turisti mentre gli vendono i loro manufatti.

Le prossime tappe saranno Laos, Thailandia del Nord e, se la situazione non peggiora ulteriormente (in tal caso non mi concederanno il visto), il Myanmar. Anzi la Birmania, il vero nome del paese.

Un ciao a tutti!

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Bambina Hmong

Bambina Hmong

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Ha, bambina Hmong

Ha, bambina Hmong

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Set182007

Le isole Gili

Del lungo spostamento da Ubud verso le isole Gili, un’intera giornata, ricordo in particolare le due orette intorno al tramonto. Non la mattina, passata in un piccolo autobus con sedili “a norma” asiatica (quindi di dimensioni ridotte, taglia “S”) e passeggeri “a norma” occidentale (quindi di taglia L o XL). Leggasi: stipati come sardine! Non il lungo pomeriggio nel traghetto “intercontinentale” (poi spiego perché) per raggiungere Lombok, passato a dormicchiare dentro la barca mentre la maggior parte degli altri passeggeri, in particolare quelli di sesso femminile, si abbrustolivano nella terrazza in alto, sotto il cocente sole tropicale (non capirò mai questo auto-sadomasochismo).

Rimarrà invece per me memorabile quando, appena il sole era abbastanza basso da non dare più fastidio, sono uscito fuori dalla mia buia tana e mi sono appollaiato in una panchina su un lato della barca, lo stesso lato in cui c’era un sole che aveva già iniziato la variazione cromatica dal giallo = caldo terribile = fastidio, al rosso = tepore piacevole = riflessioni varie. Dei 5 sensi che abbiamo, se si riesce a raggiungere il top su almeno 2 nello stesso momento, si sta divinamente. E così, con il mio piccolo lettore mp3 ho cliccato “play” sulla mia musica preferita proprioi mentre la natura aveva già cliccato “play” sul film che mi avrebbe tenuto 2 ore incollato alla panchina. Se la vista del mare, con la sua immensità e colore, è già di per se piacevole in ogni momento, abbinata ai colori del tramonto lo diventa ancor di più. 🙂

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Tramonto sulla linea di Wallace

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In tarda serata, quando ormai è già buio, arrivo così in Oceania. Già, perché il canale di mare fra Bali e Lombok, la cosiddetta “linea di Wallace”, segna il confine geografico e biologico fra Asia e Oceania. Ma niente paura, non sto tornando in Australia. Trascorro invece una settimana fra le isole Gili, vicine alla più grande isola indonesiana di Lombok: Gili Trawangan, più turistica e dotata di tanti hotel, ristoranti, bar e negozietti, e Gili Meno, più piccola e selvaggia, solo natura e pochi hotel/ristoranti, zero vita notturna, silenzio e solo rumore delle onde. Niente asfalto in tutte e due, solo strade di sabbia o terra (si può girare scalzi!). Entrambe dotate di spiagge stupende e bianchissime, in quanto c’è la barriera corallina vicina, con l’acqua del mare che qui, udite udite, raggiunge la trasparenza del mare sardo.

E come si misura?

Ecco un semplice “test di misurazione trasparenza acqua marina”. Entrate in acqua fino …. continua a leggere qui >>