Set142008

Una serata qualsiasi a Baracoa – La bicicletta

Una serata qualsiasi a Baracoa
Uno degli aspetti più interessanti di Cuba è stata indubbiamente l’ottima musica ascoltata dal vivo nelle varie “Casas de la Trova” o “Casas de la Musica” (locali tradizionali di musica cubana) o bar e ristoranti vari. A volte anche per strada o in discoteca, insomma dappertutto.
Stupendi concerti con strumenti tradizionali cubani e sempre tanti musicisti (da 7 in su), per me ancor più interessanti perchè nei loro repertori abbondava… la salsa! 🙂

E, grazie al turismo, tanti musicisti possono raggranellare qualche soldo in più del misero salario statale.

L’Oriente di Cuba (diciamo la parte meridionale dell’isola) è la zona musicalmente più prolifica, tanto che la vera capitale musicale cubana non è L’Avana ma la “nera” Santiago (“nera” per l’alto numero di neri presenti), tant’è che nell’estremo Oriente, nella graziosa ma piccola Baracoa, c’erano più gruppi musicali che locali in cui suonare (e nei locali a volte più musicisti che clienti!), per cui i vari gruppi dovevano fare i turni per poter suonare, e ogni giorno andavano speranzosi negli uffici della Casa Della Musica per vedere se in serata potevano suonare da qualche parte.

Così una sera che, stanco dei ripetuti “attacchi” pomeridiani di Jineteros e Jineteras (i trafficoni di cui ho parlato nel precedente post) avevo deciso di non andare in alcun locale (dove la percentuale di rompiscatole spesso saliva), mi siedo in una panchina nella piccola e frequentata piazza centrale e dopo un po’ mi accorgo che un signore anzianotto che è seduto a fianco a me è proprio un musicista (non ci sono dubbi, ha una chitarra ai suoi piedi!) e vicino a lui ce ne sono altri 2. Tutti e tre in silenzio, mogi mogi (la Juve non c’entra). Iniziamo così a parlare e l’anziano musicista nero mi dice che …. continua a leggere qui >>

Set52008

Vivere (e viaggiare) a Cuba oggi

La prima settimana cubana, passata a Santiago, la seconda città del paese situata a Sud (o ad Oriente, come chiamano qui tutta la parte meridionale dell’isola) mi lascia una sensazione amara che, alla fine della permanenza a Cuba, solo in parte si attenuerà.
Camminando per strada, con una riconoscibile faccia da turista, si è soggetti ad un continuo assalto di trafficoni di ogni tipo, tutti che recitano lo stesso identico copione iniziale:

– “Holà amigo, de que pais?” (Di dove sei?)
– “Italia
– “Oh, Italia, che bello! E Italia di dove?
– “Sardegna, una isola
– “Ah, Sicilia, la mafia
– “No, Sardegna, un’altra isola

Poi un’altra manciata di domande:
– “Prima volta a Cuba?
– “Ti piace Cuba?
– “Che lavoro fai in Italia?
– “………”

Finché, dopo un tempo variabile da pochi secondi a qualche minuto (a seconda dell’attenzione che gli si dedica), si arriva al dunque, il vero motivo dell’approccio: vendere qualcosa o spillare in qualsiasi modo qualche C.U.C. (moneta cubana “pregiata”).
Se son ragazzi, provano a vendere sigari (tutti, secondo loro, rubati dalla cugina che lavora in una fabbrica dello Stato, ma che poi quasi sempre sono fatti in casa, molto bene, ma… con foglie di banano!) o indirizzi di alloggi per dormire o ristoranti privati o tour turistici o taxi o marijuana o prostitute o banconote da 3 pesos con la faccia di Che Guevara (false) o chiedere i soldi per una bibita o per un “trago de ron” (bicchierino di rum) o per le sigarette o per il latte per il figlio o per il loro compleanno che è proprio oggi o “compagnia” alle turiste donne o cento altre scuse o, infine, solo soldi, senza scuse.
Se son ragazze, invece, sempre dopo la solita serie di domande iniziali, l’oggetto in vendita è il proprio corpo, a volte camuffato da vaghi “innamoramenti a prima vista”, oppure la bibita, sigarette, latte per la figlia, ecc di cui sopra.

Ok, dopo breve tempo li si riconosce subito e ci si comporta di conseguenza (pur se con il passar dei giorni con sempre meno sopportazione), ma il maggior fastidio era rappresentato da quelli che, anche se per breve tempo, inizialmente apparivano come semplici e normali incontri amichevoli, come capita in tanti altri paesi.

Un esempio.

Dopo tante serate, a Santiago, nell’ottima “Casa De La Trova”, dove ho assistito a splendidi concerti di gruppi musicali cubani (in genere “setteti”, 7 musicisti) con pubblico però costituito al 90% da turisti stranieri, una sera sono andato nella periferia della città dove c’era la molto meno battuta “Casa De Las Tradiciones”, piccola, senza insegne esterne, povera.
Entro. Pubblico pagante: 1. Io. Più tardi arriveranno altri 4 o 5 cubani, e solo un altro turista.
Mi siedo comodamente in prima fila in una sedia a dondolo, e inizia il concerto quasi privato. Salsa, son, cha cha, ottima musica, ottimi musicisti, zero turisti, birra ghiacciata in mano. Si può stare meglio?
E qui scatta il mio “errore” …. continua a leggere qui >>

Ago312008

Cuba e il “periodo especial”

11 anni fa venni a Cuba nel mio primo viaggio al di fuori della nostra ovattata Europa. Era anche il primo viaggio in un paese povero, che prepotentemente mi mise davanti agli occhi le condizioni di vita dei cubani e mi diede un’idea di come vive la maggior parte degli abitanti del nostro pianeta. Ben altri erano i problemi che qui ogni giorno la gente affrontava, che quando solo pensavo a quelli che invece avevamo noi in Italia, nella nostra vita quotidiana, mi sentivo… un idiota, oltre che un privilegiato. Aspetti certo già visti in tv o letti sui giornali, ma finché non si vedono di persona non ci si rende conto, non si capisce.

Era però per Cuba quello (1997) anche un momento terribile, credo il più duro dall’inizio della rivoluzione castrista che pose fine alla precedente dittatura del generale Batista (1959). Giunsi infatti a Cuba sul finir del famigerato “periodo especial”, un quinquennio di grave crisi economica iniziato poco dopo la caduta del muro di Berlino e lo sgretolarsi dell’Unione Sovietica. L’URSS infatti, dopo l’embargo americano verso Cuba che ne soffocava l’economia (che vige ancora oggi: embargo seguito alla nazionalizzazione e confisca di tutte le proprietà straniere – in maggioranza americane – da parte di Fidel Castro e Che Guevara, dopo la rivoluzione), era rimasto l’unico (ma notevole) partner commerciale: comprava la canna da zucchero cubana e forniva petrolio e aiuti vari. Anche (soprattutto) per motivi di guerra fredda.
Crollata l’URSS, i russi avevano altro a cui pensare che ai poveri cubani, e la già povera economia cubana crollò bruscamente.
Il presidente Castro impose pesanti restrizioni alla popolazione e ridusse la già misera razione giornaliera di cibo che lo Stato passava (e passa ancora oggi) ad ogni suo abitante.

Io con un amico, 11 anni fa …. continua a leggere qui >>

Ago152008

Piccolo aggiornamento

Come ho scritto in qualche risposta ai messaggi del blog, qui a Cuba internet oltre che lentissimo e´ anche abbastanza caro, quindi finche´ rimarro´ qui non mi sara´ possibile aggiornare il blog.

Tutto rinviato a quando sbarchero´ in Nicaragua, fra 1 (o 2?) settimane.

Ciao ciao! 🙂

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