Set52008

Vivere (e viaggiare) a Cuba oggi

La prima settimana cubana, passata a Santiago, la seconda città del paese situata a Sud (o ad Oriente, come chiamano qui tutta la parte meridionale dell’isola) mi lascia una sensazione amara che, alla fine della permanenza a Cuba, solo in parte si attenuerà.
Camminando per strada, con una riconoscibile faccia da turista, si è soggetti ad un continuo assalto di trafficoni di ogni tipo, tutti che recitano lo stesso identico copione iniziale:

– “Holà amigo, de que pais?” (Di dove sei?)
– “Italia
– “Oh, Italia, che bello! E Italia di dove?
– “Sardegna, una isola
– “Ah, Sicilia, la mafia
– “No, Sardegna, un’altra isola

Poi un’altra manciata di domande:
– “Prima volta a Cuba?
– “Ti piace Cuba?
– “Che lavoro fai in Italia?
– “………”

Finché, dopo un tempo variabile da pochi secondi a qualche minuto (a seconda dell’attenzione che gli si dedica), si arriva al dunque, il vero motivo dell’approccio: vendere qualcosa o spillare in qualsiasi modo qualche C.U.C. (moneta cubana “pregiata”).
Se son ragazzi, provano a vendere sigari (tutti, secondo loro, rubati dalla cugina che lavora in una fabbrica dello Stato, ma che poi quasi sempre sono fatti in casa, molto bene, ma… con foglie di banano!) o indirizzi di alloggi per dormire o ristoranti privati o tour turistici o taxi o marijuana o prostitute o banconote da 3 pesos con la faccia di Che Guevara (false) o chiedere i soldi per una bibita o per un “trago de ron” (bicchierino di rum) o per le sigarette o per il latte per il figlio o per il loro compleanno che è proprio oggi o “compagnia” alle turiste donne o cento altre scuse o, infine, solo soldi, senza scuse.
Se son ragazze, invece, sempre dopo la solita serie di domande iniziali, l’oggetto in vendita è il proprio corpo, a volte camuffato da vaghi “innamoramenti a prima vista”, oppure la bibita, sigarette, latte per la figlia, ecc di cui sopra.

Ok, dopo breve tempo li si riconosce subito e ci si comporta di conseguenza (pur se con il passar dei giorni con sempre meno sopportazione), ma il maggior fastidio era rappresentato da quelli che, anche se per breve tempo, inizialmente apparivano come semplici e normali incontri amichevoli, come capita in tanti altri paesi.

Un esempio.

Dopo tante serate, a Santiago, nell’ottima “Casa De La Trova”, dove ho assistito a splendidi concerti di gruppi musicali cubani (in genere “setteti”, 7 musicisti) con pubblico però costituito al 90% da turisti stranieri, una sera sono andato nella periferia della città dove c’era la molto meno battuta “Casa De Las Tradiciones”, piccola, senza insegne esterne, povera.
Entro. Pubblico pagante: 1. Io. Più tardi arriveranno altri 4 o 5 cubani, e solo un altro turista.
Mi siedo comodamente in prima fila in una sedia a dondolo, e inizia il concerto quasi privato. Salsa, son, cha cha, ottima musica, ottimi musicisti, zero turisti, birra ghiacciata in mano. Si può stare meglio?
E qui scatta il mio “errore”: faccio un sorriso di compiacimento ad un musicista (il suonatore di congas) facendogli intendere che apprezzavo la loro musica. Lui risponde con sorrisi ancora più grandi, facendomi intendere che lui apprezza che io apprezzo loro (si capisce? :-)).
Ormai però il danno è fatto, e da quel momento non mi mollerà più.
Dopo quindi aver già pagato il biglietto d’ingresso, in una pausa si avvicina il cantante e mi chiede se gli compro un loro CD. Se in tutti i precedenti concerti non ne avevo mai acquistato neanche uno, qui mi trovo un po’ a disagio a rifiutarlo e lo compro (qualità pessima!).
Subito dopo passa quello che mi sorrideva e mi chiede di comprargli una birra. Ok, una birra non si può negare. Dopo altre 3 o 4 canzoni passa un altro del gruppo con uno strumento cavo dove dice di infilare un’offerta per gli artisti, e infine a fine serata sempre quello che mi sorrideva mi invita a sedermi vicino a lui per chiacchierare e mi offre un bicchierino di rum.
– ”No, grazie, rum non ne voglio”, rispondo
– “No, bevi!
– “Ok, bevo

Poi bla bla per meno di un minuto, e arriva al dunque:
– “Mi daresti 2 o 3 dollari per comprarmi una bibita per quando rientro a casa?” (!!!)

L’interesse è dietro ogni azione, quel bicchiere di rum che mi ha offerto era solo un “investimento” per accattivarsi la mia simpatia e poi chiedere con maggiori probabilità di successo, così come i sorrisi del cantante (questa volta però gli va male…).
E alla fine della giornata tutte queste micro-situazioni sono decine e decine, e si sommano tutte. E stancano. Dai rompic… per strada ai finti amici o ai finti bisognosi. Chiunque, dico chiunque, i primi giorni (ma anche dopo non è cambiato di molto) mi abbia rivolto un saluto cordiale, poi puntualmente mi ha chiesto qualcosa. Negli altri paesi latini (e poveri) da me visitati non era così, si potevano sì trovare persone simili ma solo nelle zone più turistiche, nelle altre parti invece si facevano buone amicizie. Con tante persone di quei paesi sono ancora in contatto e non mi hanno mai chiesto un solo centesimo.

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Musicisti cubani, Casa De Las Tradiciones

I musicisti cubani nella Casa De Las Tradiciones

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Alla fine del viaggio, Santiago e L’Avana si riveleranno, da questo punto di vista, le città peggiori. Gli “assalti alla diligenza” erano infatti proporzionali alla quantità di turisti presenti, mentre in altre città meno battute, come Holguin e Santa Clara per esempio, erano minori. In poco più di un mese, le conoscenze disinteressate che ho avuto si possono contare nelle dita di una mano (ok, forse di due mani): un gruppo di ragazze a Santiago (ma qualche dubbio su loro ce l’ho ancora), un vecchio musicista a Baracoa, due simpatici minatori ad Holguin, una famigliola a Trinidad, un insegnante a Santa Clara, qualche anziano vicino di casa, …. chi altro? Ah, i proprietari degli alloggi dove dormivo (però loro avevano già ottenuto il loro “business”, con l’affitto della stanza, quindi si lasciavano andare. Avendo già pagato la casa, l’eventuale “amicizia” era compresa nel prezzo). Nessuno all’Avana!

Ma perché a Cuba ciò avviene più che negli altri paesi latini?

La spiegazione c’è, e proprio il conoscerla mi aiutava a sopportare tutte queste falsità, pur se non sempre facilmente.
Prima però c’è da fare una premessa sulla situazione cubana.

A Cuba, tranne poche eccezioni, non esiste l’impresa privata. Tutte le attività sono statali, gestite e controllate dallo Stato. Vai in gelateria? La gelateria è dello Stato. Vai al cinema? E’ statale. E così gli alberghi, i ristoranti, le discoteche, le industrie, i campi coltivati, il giornalaio, il supermarket, l’ottico. Tutto. Uffici statali dappertutto, sarebbe l’incubo per Brunetta! (Il nostro nanerottolo ministro). E di conseguenza tutti i lavoratori cubani sono dipendenti statali. Uniche eccezioni di imprese private (comunque controllatissime e con alte tasse): le “casas particulares” (le case affittate ai turisti), pochi “paladares” (ristoranti a gestione familiare), alcuni taxi, i venditori di cibo nelle bancarelle di strada, e pochissimi altri. E infatti tutti questi lavoratori privati sono quelli che stanno meglio, incassano direttamente valuta pregiata (i C.U.C., “pesos convertibles”, moneta utilizzata dai turisti).

Ora quindi arriviamo alla causa principale degli “abbordaggi” di cui sopra. Tenetevi forte!

Dopo aver sentito qui e là notizie sui salari, un giorno sul “Granma”, uno dei 3 quotidiani nazionali (statali anche questi, naturalmente) ho trovato l’elenco di alcuni salari mensili ufficiali. Eccolo!

  • Contadino:   331 pesos cubani (cioè 13,80 CUC, 10 euro);
  • Insegnante: 360 pesos cubani (cioè 15 CUC, 10,80 euro);
  • Infermiere specializ.: 510 pesos cubani (cioè 21 CUC, 15,40 euro);
  • Medico:       600 pesos cubani (cioè 25 CUC, 18,10 euro);
  • Ispettore del fisco: 1070 pesos cubani (cioè 44,50 CUC, 32,30 euro);
  • Giudice:      1300 pesos cubani (cioè 54 CUC, 39 euro).

Quindi gli stipendi oscillano fra i 10 e i 40 euro al mese. Non ho mai visto nessun altro paese al mondo con salari così bassi (forse la Birmania? Non ricordo –  In Brasile partono da 130 euro, in Nicaragua da 85, in Thailandia i salari più bassi, pagati ai lavoratori-profughi birmani, erano di 40 euro, ma per i tailandesi erano più alti).

E si può vivere con queste cifre? Cosa si può comprare?

Oltre al salario, lo stato passa ad ogni cubano la “libreta”, una tessera con la quale si ha diritto all’acquisto di alcuni beni di prima necessità a prezzi particolarmente bassi, però in quantità limitata. Riso, fagioli, sale, zucchero, pasta, sapone (scadente), dentifricio, ecc.

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Un negozio con i generi venduti tramile la “libreta”

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Ma non si vive di solo riso e fagioli, e comunque le razioni non bastano per tutto il mese.

Per esempio un paio di scarpe da donna leggere, aperte, semplici, costano fra i 200 e i 300 pesos (quasi uno stipendio da insegnante), una borsetta 180, un deodorante stick da 1 a 1,50 CUC (3 giorni di lavoro), uno shampoo piccolo 1,50 – 2 CUC, il detersivo per i piatti addirittura 3,50 CUC (1 litro) e carissimo è anche quello per bucato, una saponetta buona (Lux) 0,75 CUC, una più economica 0,50 CUC. I cibi comprati nelle bancarelle di strada costano poco (pizza piccola 5 pesos – Buona! Ma un mattone, carica di grassi – un panino imbottito 5 pesos, un gelato di “macchina”, quelli a spirale, 1 peso, una “cajita”, cioè una scatolina con riso, pollo fritto e fettine di banane fritte, 25 pesos) ma se teniamo presente l’entrata giornaliera di un insegnante (10 pesos = meno di mezzo euro) allora anche la economica pizza non si può comprare spesso.
Per completare il quadro c’è da dire che l’istruzione (anche universitaria) e l’assistenza medica sono completamente gratuite e di buona qualità.

Come si fa quindi a vivere?

Qui entra in gioco l’economia “sommersa”, nascosta, presente ovunque a Cuba. Oltre i faccendieri di cui ho parlato prima, tutti si ingegnano a cercare altri “negocios” illegali, affari vari, di ogni tipo. Ad Holguin ho conosciuto due minatori che vivevano in un paesino di provincia, e ogni due fine settimana andavano in città a comprare beni che in provincia non si trovavano, e poi li rivendevano la loro paesello, e in città invece portavano cipolle e aglio che venivano venduti ad un prezzo più alto di quello pagato in paese. Piccoli margini di vendita, ma importantissimi.
E poi chi lavora nei ristoranti statali rubacchia qui e lì olio, zucchero, caffé e cibi vari che poi porta a casa o rivende. In qualsiasi negozio statale, industria, campagna si ruba qualcosa, per necessità. Un gestore di casa particular mi ha detto che ormai l’economia di Cuba si regge quasi esclusivamente grazie a quest’economia sommersa. Se il Governo decidesse di bloccarla il paese crollerebbe immediatamente.
Ultima fonte di introiti, non trascurabile: quasi in ogni famiglia c’è un familiare che è riuscito a scappare in Florida o in Europa o da qualsiasi altra parte, e manda così ai familiari un aiuto economico ogni mese. La solidarietà è sacra a Cuba, ad ogni livello, retaggio dei vari periodi difficili attraversati.

E poi? Così può bastare? Io ancora non riesco a crederci, mi sembra troppo poco per vivere. Non parlo dei trafficoni, che loro guadagnano bene, ma di chi vive nelle province, lontano dalle mete turistiche.

Una sera mi trovavo sotto un portico del centro di Santa Clara, e aspettavo che finisse la forte pioggia per andare in un viale illuminato vicino dove avevo notato diversi bar affollati. Mi capita così, per caso, di iniziare a conversare (inizio io questa volta) con un vicino che anche lui aspetta la fine della pioggia. E’ un insegnante di scuola superiore, Alberto, che fra le altre cose ad un certo punto mi chiede cosa ne penso di Cuba, e da quella domanda inizia una lunghissima ed interessante conversazione che, però… mi farà saltare la serata nel viale illuminato che ho citato!

A parte i lati negativi dell’economia cubana, provo a spiegargli (questo lo farò spesso a Cuba) che negli altri paesi latini vicini, molti da me visitati, ci sono altri aspetti negativi che invece a Cuba sono assenti (forte criminalità, miseria estrema e accattonaggio, ignoranza, sanità costosa) ma lui non ne vuole assolutamente sapere di questi discorsi.

– “Anche il Governo ci fa vedere spesso in Tv i bambini con la pancia grande che vivono (e muoiono) in Africa, ma non esiste solo l’Africa. Ci sono gli Stati Uniti…bla bla.”
–  “Ma” gli rispondo “secondo me Cuba è più corretto confrontarla con gli altri paesi latino-americani, più simili per cultura, storia, clima, economia. Non ha senso confrontare Cuba con gli Stati Uniti o l’Europa”.

Niente da fare, anzi qui inizia ad adirarsi. Nel suo tono si sente l’esasperazione di tutta una vita di precarietà e di sacrifici. Mi dice che, per esempio, in Venezuela ma anche in centro America sono in maggioranza di razza india (o misto india), mentre a Cuba ci sono tanti discendenti europei (lui infatti ha la faccia proprio da italiano, tanto che anche io mi sono prima rivolto a lui scambiandolo per un italiano conosciuto qualche giorno prima). E poi mi dice perché non provo io a fare la sua vita per qualche giorno, anziché dormire nelle belle “casas particulares” per turisti, e poi ne riparlavamo.

Se però io non convinco lui, anche lui non convince me su questo punto. Cuba ed Europa (od Italia) son paesi troppo diversi per potersi confrontare, pur se certamente tutti gli abitanti del mondo hanno gli stessi diritti.

Comunque, dicevo, come si fa a vivere con quei ridicoli salari, oltre avendo i lavoretti illegali?
Lui mi dice (la chiacchierata con Alberto vale per me più di un intero libro su Cuba!):

– “vivendo in una casa che sempre più cade a pezzi, con manutenzione impossibile per i costi, poi per esempio camminando con accortezza per non rovinare le scarpe e farle durare di più, mangiando “mierda” (traduzione facile), cioè solo carboidrati che sono più economici (pizza, spaghetti, pane, ecc.), … come voi italiani!”.

Fra l’altro mi spiega che è proprio per questo che vedo tanti obesi in giro. Non è segno di benessere, ma dovuto alla cattiva alimentazione di quasi solo carboidrati, poche proteine. E io che i primi giorni pensavo che gli obesi fossero più facoltosi degli altri!

Dopo un po’ che parliamo mi dice di spostarci e camminare. C’era infatti un ragazzo vicino a noi che poteva ascoltare, e mi dice che può essere pericoloso per lui criticare il Governo a voce alta.

Alla fine della serata mi invita ad andare a casa sua il giorno dopo, ma io devo ripartire la mattina presto. Allora mi lascia la sua e-mail e mi chiede di scrivergli in futuro.
E questo certamente lo farò!

Ecco spiegato perché tutti vedono nel turista un possibile “negocio”, un affare, un’entrata supplementare. Son troppe le cose che servono per arrivare a fine mese, al nuovo salario di altri 300-500 miseri pesos. Non c’è tempo per le amicizie disinteressate. Quelle le lasciano agli altri paesi che se le possono permettere, qui non si può.

L’Uomo Nuovo che Che Guevara voleva per Cuba non è certo come quello che viveva qui ai tempi del dittatore Batista, prima della rivoluzione. Ora l’Uomo Nuovo cubano è istruito, ha molto spesso una laurea universitaria (una vera rarità nel resto dell’America Latina), ha l’assistenza sanitaria gratuita per tutta la vita e una “speranza di vita” uguale a quella dei paesi più ricchi del mondo. Primeggia nello sport (alle recenti Olimpiadi cinesi la piccola Cuba ha vinto più medaglie di qualsiasi altro paese latino-americano) ed è rimasto immune dai difetti del capitalismo e della globalizzazione presenti in quasi tutto il resto del mondo (Cuba è la più duratura società socialista di tutto l’Occidente), resistendo per 50 anni a tutti gli attacchi economici (e anche alcuni militari) che la più grande potenza del mondo (Usa) gli ha sempre riservato.

Però l’Uomo Nuovo cubano, ora come allora (e forse anche più di allora) continua ad essere insoddisfatto, anzi profondamente scontento.

Hasta la victoria, siempre! diceva appunto il Che, ma quale è, oggi, questa vittoria da raggiungere per Cuba?

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Hasta La Victoria, Siempre! - Vivere a Cuba

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17 comments to Vivere (e viaggiare) a Cuba oggi

  • Giovanni (Piacenza)

    Bravo Pietro, hai fatto una “fotografia” di Cuba stupenda e molto reale. L’ultima mia visita risale ad ormai 10 anni fa..mi sembra di capire che le cose non sono poi cambiate tanto. Splendido popolo, splendidi luoghi, ma..sempre quel senso di non spontaineità, di cercare di spennare il “pollo” di turno..certo che se dovessimo fare noi le code che fanno per prendere autobus o mezzi pubblici vari, per racimolare qualcosa da mangiare, forse faremmo peggio di loro. Mah! Speriamo nella fine dell’embargo (veramente intollerabile..dopo + di 50 anni!!) e in una presa di coscienza del popolo perchè non ridiventi il casino degli USA. A te auguro un felice proseguimento del tuo splendido viaggio e…quando avrai tempo l’ultima parte del tuo RTW. Saluti Gio’

  • cielito lindo

    > Ciao a tutti (da Leon, Nicaragua, dove la pioggia non dà tregua!)
    > Ma perché a Cuba ciò avviene più che negli altri paesi latini?

    complimenti per l’articolo, mi sembra tutto sommato equilibrato … ed il fatto che sia scritto proprio da Leon mi offre argomenti per riflessioni

    10 anni fa quasi esatti ero proprio a managua e proveniendo proprio da leon ed ebbi una nottata meravigliosa a base dei flor de cana con un professore di filosofia … non difficile pensare che la discussione vertesse su argomenti piuttosto simili a quelli da te descritti

    in quel momento in nicaragua, lui come professore guadagnava la mirabolante cifra di 23 dollari al mese (se non ricordo male) e si discuteva prorpio dello squilibrio causato dai bambini, figli di professionisti, che andando ad accattonare nelle zone turistiche riusciano a tirare su in qualche ora (e/o con qualche trucchetto) il salario di una settimana dei genitori, con gli evidenti squilibri sociali che tutto cio’ e’ in grado di provocare.

    un paio di premesse:

    1) lungi da me pensare che il modello economico/sociale a cuba sia il migliore
    2) vivo a buenos aires da un paio d’anni e giro abbastanza per le capitali latinoamericane

    ovvio che se guardo cuba dal mio punto di osservazione italiano, gli stipendi sono ridicoli e la realta’ crudele, senza andare a mettere il naso in posti come haiti (dove si bacerebbero i gomiti per stare come a cuba, stante che vivono in situazioni piu’ paragonabili a quelle africane che a quelle latinoamericane) … parliamo della realta’ del paese dove vivo … “il miglior allievo del fondo monetario internazionale … perlomeno fino al crollo del 2001)

    il punto di vista che mi e’ piu’ vicino e’ la storia di laura, una ragazza di merlo (provincia di buenos aires) che lavora in casa come baby sitter di mia figlia. Il salario minimo ufficiale in argentina sono 926 pesos mens

  • cielito lindo

    mensili (meno di 200 euro), laura guadagna un po’ di
    piu’, e’ in bianco e le pago i contributi (inutile raccontarti la
    faccia con cui mi hanno accolto quando sono andato all’equivalente
    dell’inps a dire che volevo assumere la baby sitter e pagarle i
    contributi … mi sono sentito un marziano :)) … chi fa il suo
    lavoro arriva a guadagnare anche la meta’, in particolare se in
    provincia ove ad esempio nel nord del paese a san miguel de tucuman,
    la giornata media di un “peon=lavoro manuale” si aggira tra i 12 ed i
    15 pesos giornalieri (per comodita’ fai il cambio con l’euro 5 ad uno
    anche se ultimamente e’ migliorato un po’.
    il problema e’ che in argentina, nonostante la situazione sociale sia
    tra le migliori del continente, la classe “bassa” laura o il peon
    tucumano, non hanno accesso al mirabolante mondo della scuola e della
    sanita’ privata … sia la quota della sanita’ privata che quella di
    una buona scuola superano il salario di laura e duplicano quello del
    peon tucumano
    e’ difficile pensare che figli di laura o del peon possano proseguire
    con gli studi oltre la terza media … che possano migliorare la loro
    situazione professionale e possano regalare ai propri figli un futuro
    migliore
    se prendiamo assieme un aereo e ci facciamo un giretto per il
    continente, la situazione e’ di gran lunga peggiore in alcune delle
    citta’ che ho visitato … santiago del chile, rio, san paolo, lima,
    bogota’, citta’ del messico, santa cruz de la sierra … ed
    infinitamente peggio a caracas, a la paz, a managua, ad asuncion
    e’ difficile vivere in un pezzo di mondo in cui e’ faticoso dal punto
    di vista emotivo essere “benestanti” e la fatica del benestante e’
    risibile vista dalla prospettiva della classe bassa … ma e’ molto
    piu’ difficile come europeo sentirsi “schifati” dalla sporcizia della

  • cielito lindo

    bolivia pensando alle tonnellate di oro ed argento che da quel paese
    hanno attraversato l’oceano per andare a costruire la meravigliosa
    basilica di san pietro
    la struttura sociale cubana e’ immensamente complessa e storicamente
    sono stati fatti tutti gli errori possibili ed immaginabili sia da
    fidel, che dall’urss che dagli stati uniti … e la somma di questi
    errori porta ad un malessere diffuso ed all’accattonaggio cubano …
    tuttavia mi pare che definire cuba uno dei posti peggiori dell’america
    latina sia quantomeno ingiusto, soprattutto se si accetta che la scala
    dei valori per misurare le cose possa essere un po’ diversa da quella
    che abbiamo noi “europei”
    quello che mi auguro e’ che la situazione a cuba cambi, ma con una
    certa progressivita’ … non vorrei vedere quella meravilgiosa isola,
    abitata da meravigliose persone, ridursi come gli ex paesi dell’europa
    dell’est che ho visto uscire dal delirio comunista per finire in una
    situazione decisamente milgiore per la classe alta ma infinitamente
    peggiore per i pensionati di budapest (e di molte altre citta’)
    costretti a fare la spesa in mercati in cui si vendevano vecchie guide
    del telefono come carta igienica e carne di cane per dare sapore e
    qualche proteina alla zuppa d’acqua e cavoli (anno 1994)
    saluti ed un abbraccio a leon … non pare, ma prima o poi smette di
    piovere :p
    cielito lindo
    ps: hai tutta la mia invidia per il viaggio che stai facendo

  • — > Giovanni
    Anche io ci ero già stato in quel periodo (11 anni fa) e devo dire che ora, come scrivi anche tu, le cose non sono cambiate di tanto. Anzi, forse sono peggiorate.
    Ciao ciao, grazie!

  • — > Cielito Lindo
    Ti ho risposto sul NG, però ripeto qui la risposta. Grazie!

    Son’ d’accordissimo, anche io ho riscontrato le situazioni che citi. Ed è proprio questo che ogni volta ripetevo ai cubani che si lamentavano (anche per addolcirgli un po’ la pillola). Miseria estrema che a Cuba non esiste, la tremenda piaga della criminalità e delle varie ingiustizie sociali che martoriano un po’ tutti i paesi latino americani, Cuba escusa.

    Ma niente, non ne volevano sentire di questi discorsi.

    Lo stato socialista cubano ha diversi pregi veramente importanti e, tuttavia, anche dei difetti. Non son riuscito ad immaginare una possibile soluzione del problema (esercizi di fanta-politica).

    E’ meglio vivere poverissimi ma con grande cultura, salute sicura e sicurezza sociale, e con una quasi parità di redditi, o con qualche soldo in più (forse) in tasca ma senza i 3 “pilastri” sociali di cui sopra, e con tantissime disparità di ricchezza?

    Bel dilemma.

    I cubani mi hanno già risposto, ora devo provare a chiederlo ai brasiliani o ai nicaraguensi.

    Ciao ciao, grazie!

    Pime

  • Donatella

    Hola. Tutto interessante, come sempre. Buona vita.
    Dona

  • Michele

    Come spesso accade, quando si tocca l’argomento Cuba la discussione si accende, nei pro, nei contro. Non credo di dare nessun valore aggiunto con questo commento, solo mi aggiungo a chi, come Pietro ora, o CielitoLindo, vivono la diversità di Cuba dal resto del sudamerica. Nella mia piccola esperienza fatta di due viaggi a Cuba, alloggiato in casa di un prof. cubano molto inserito nella “gerarchia”, ex combattente proprio in Nicaragua a fianco dei sandinisti, ho notato comunque un certo atteggiamento critico verso il governo. Per lui, che forse ha avuto modo in passato di vedere altre realtà fuori Cuba, vale lo stesso dilemma: è migliore Cuba, con i suoi enormi pregi descritti da Pietro, ma anche con evidenti e diffusi difetti, oppure le favelas brasiliane, lo stato di indigenza e di diffusa criminalità nel quale vivono popoli interi sudamericane? Basta guardare appunto Haiti, che dista 70 km da Cuba. Credo che una soluzione sia difficile da descrivere. Credo comunque che lo stato di isolamento nel quale si trova l’isola per l’embargo non aiuti nel trovare una soluzione nel rispetto dell’indipendenza (politica, ma anche economica e culturale) del popolo cubano. Anche se, credo, che l’embargo non possa essere additata come unica causa della condizione attuale. Comunque, al di là di questo, complimenti per il blog, Pietro lo sa, e per i commenti davvero autorevoli ed approfonditi. Ciao

  • mariocicca@yahoo.it

    Beh è da un po’ che ti leggo e, soprattutto dopo questo brillante articolo, credo sia giunto il momento di farti i complimenti: sia per l’esposizione sia per il tuo intento antropologico di “capire” l’essenza dei popoli…
    E’ questo che mi aveva colpito in te quando ti ho letto la prima volta su turisti per caso. Andavo proprio cercando questo: gli estenuanti articoli che raccontano pedissequamente le fasi del viaggio, dopo un po’ mi si mettono sullo stomaco come le spezie indiane…!!!
    Così mi sono spostato sul tuo sito ed ho letto il tuo RTW con grande piacere e curisiosità.
    Rguardo all’amletico dubbio sul perchè popolazioni ugualmente povere si comportino in modo radicalmente diverso, credo che la risposta principale risieda nella religione. Nel sud est asiatico essa condiziona profondamente la coscienza delle persone, così come lo fa l’islam…ma i precetti sono diversi…
    Nei popoli latini, invece, il cattolicesimo viene sentito in modo più superficiale e questo dipende sia dai suoi precetti che dalle vicende storiche che hanno segnato il suo avvento, nonchè il compromesso storico con la politica che ha visto chiesa e stato spartirsi potere temporale e potere spirituale…
    Due poteri che agli occhi di noi occidentali si sono fusi, coalizzandosi, quasi, nell’unico vero “potere”: quello di metterlo in culo a noi poveracci…!!!
    Ti saluto e ti auguro buon viaggio…

  • –> Donatella
    Hola Donatella, come va? Grazie per il messaggio, saltuoni da Granada, Nicaragua : - )

  • –> Michele
    Si, MIchele, penso anche io lo stesso riguardo all’embargo. E’ vero che tutte le merci che arrivano (quelle che riescono ad arrivare) hanno un costo più alto rispetto ai paesi vicini (qui nei supermercati nicaraguensi la roba mi sembra costi di meno che a Cuba) dovendo fare scali qui e là, ma è anche vero che l’embargo, al contrario di quanto la propaganda governativa cubana continua a ripetere, non è la sola causa del disastro dell’economia cubana.

    Il sistema stesso non funziona, tutto statale e niente impresa privata.

    Basta vedere anche da noi in Italia se son più efficienti le strutture statali o quelle private!

    Anche in Cina se ne sono accorti già da diversi anni, e infatti ora che è entrata a capofitto nel capitalismo più sfrenato, in breve tempo è diventata la seconda potenza economica mondiale. Ma, ciò che è più importante, è che anche gli strati sociali cinesi più bassi pare stiano migliorando le loro condizioni di vita.

    Insomma, forse alla fine il capitalismo non è tutto da buttare via.

    Idem in Vietnam, nonostante la loro terribile esperienza con gli americani, ora gli stendono sotto i piedi i tappeti rossi (sempre rossi però!!!) se c’è la possibilità di fare affari con loro. Insomma, guardano avanti, basta guardare solo il passato.

    E questo secondo me è un altro errore di Cuba, continua imperterrita e ossessivamente a guardare il passato, e da lì non si muove.

    Ciao, grazie per il tuo intervento, come sempre (come le mail) molto competente!
    : - )

  • –> Mario
    Ciao Mario, grazie per avermi seguito.
    Son d’accordo sul merito di alcune religioni orientali di influire così tanto sulla vita (e sulla non violenza) delle popolazioni del sud-est asiatico.
    Interessante anche il discorso sul cattolicesimo, che anche io mi chiedevo proprio perchè non funziona (quasi) per nulla, confrontato con le altre religioni.
    Grazie di nuovo e ciao, scrivi ancora quando vuoi, è molto interessante leggerti! : - )

  • Michele

    Pietro, ho riniziato a scrivere sul mio blog. Spero di essere un po’ più costante…
    Ciao

  • Ti contatto per farti una proposta: ho bisogno cortesemente del tuo aiuto e dell’aiuto dei tuoi lettori per diffondere l’iniziativa “La Terra dei Fuochi”. Trovi tutte le istruzioni da me. Hai la possibilità di inserire due banner e spero anche che, trasgredendo alle regole di questo tuo blog, vorrai pure scrivere un post sull’iniziativa. Grazie mille veramente! Buon proseguimento del viaggio.

  • –> Michele
    Si, ho già letto tutto. Scrivi, scrivi, che scrivi benissimo fra l’altro! ; - )
    Ciao!

    –> Matteo
    Ciao Matteo, ho letto il tuo post e anche visitato il sito della Terra dei Fuochi. Son d’accordissimo sul tema, consulto spesso anche il blog di Beppe Grillo, e quindi ti dico che ci sarebbero tantissime cose da segnalare continuamente sulla nostra “Italietta”. Però tutto ciò appunto esula dal tema di questo blog, e preferisco anche lasciarne parlare a chi ne sa di più, come te e il tuo blog che anche per questo ho segnalato nei links.
    Spero non ti dia fastidio.
    Continua così, il tuo blog è interessantissimo e per questo ho visto che viene visitato da tantissime persone!
    Ciao! : - )

  • MARIA

    per me i cubani stanno come la maggior parte degli italiani.
    io guadagno 1.035,oo euro al mese. Affitto: 500,00 + vitto+ rata della macchina perchè lavoro a 30km da casa + il carburante + assicuraz. auto. a questo punto ho superato il mio stipendio. mai cinema, mai ferie, mai scarpe nè borsette nè vestiti, MAI!. Allora sono tornata a vivere in famiglia, altrimenti facevo o la fame o altro. E non mi avanzano grandi cose ma ogni tanto mi posso svagare. Ecco l’unica differenza che abbiamo noi è la possibilità di vivere in famiglia a scapito dell’autonomia e della privacy. a qualcosa bisogna sempre rinunciare. e quei signori della politica che guadagnano centinaia di migliaia di euro all’anno si credono che vogliamo vivere in famiglia perchè siamo bamboccioni. mi astengo dai commenti. Baci a tutti, MARIA.

  • -> Maria
    Già. come descrivi bene tu, ormai in Italia il vero ammortizzatore sociale è la famiglia. Anche io, ti posso dire, i 4 mesi che sto in Italia rimango in famiglia. Però, prima, spendevo molto meno di te per affitto e spese varie + stipendio più alto. Quindi in ogni caso qualche (piccolo) viaggetto mi usciva.
    I nostri politici…. bleah, non si valgono neanche questo spazio e quindi (meglio) non scrivo niente!
    In bocca al lupo Maria, ciao! : - )

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