Gen252011

Report dell’operazione “REGALI NATALE 2010”

Dopo un mese esatto dalla fine dell’operazione, ho finalmente riorganizzato tutte le informazioni e foto sulla “Operazione regali natalizi per bambini di favelas colombiane“, di cui avevo parlato nel precedente post.

Tanto tempo perchè, appena consegnati i regali, è arrivato il Natale che qui a Cali coincide con la grande FERIA DE CALI, un festival di 6 giorni interamente dedicato alla salsa (musica e ballo) in tutti i suoi aspetti. Concerti, conferenze, musei, show, sfilate e, naturalmente, tante feste! Non c’era tempo per null’altro 🙂

Ora però finalmente è pronto il report finale su tutta l’operazione, con anche l’album delle foto (il link è alla fine di questo post).  regali natale

Come avevo scritto precedentemente, quest’anno abbiamo ripetuto un’iniziativa iniziata l’anno scorso, e devo dire che in questa seconda edizione il successo è stato ancora più grande dell’anno scorso per quanto riguarda fondi raccolti, bambini aiutati e gente che ha partecipato e aiutato.

Ed ecco cosa abbiamo fatto!

RACCOLTA FONDI

1) “Vaca” (colletta)
Raccolta di donazioni volontarie effettuata qui a Cali fra amici e conoscenti. Racimolati 120.000 pesos (50 euro) + 70 regali

2) “Chocolatada” (cioccolatata)
A casa di un’amica si è preparata una cioccolata e la si è venduta a chi partecipava a quella serata. Raccolti altri 120.000 pesos (50 euro) + 6 regali

3) Festa “Emborrachate por un niño” (ubriacati per un bambino)
Abbiamo organizzato una festa in una discoteca, e il biglietto d’ingresso e una percentuale sulle bibite vendute sono state destinate all’operazione. Raccolti 193.000 pesos (80 euro) + 30 regali

4) Donazioni dall’Italia
Sono rimasto un po’ sorpreso che con un solo avviso su facebook e sul mio sito siano arrivate diverse donazioni.
Totale raccolto: 240 euro

TOTALE FONDI RACCOLTI: abbiamo superato il milione!! 1.038.000 pesos (415 euro)

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CONSEGNA REGALI

Dopo aver tenuto in conto varie opzioni, abbiamo scartato i quartieri troppo pericolosi e quelli …. continua a leggere qui >>

Nov252010

Operazione Regali Natalizi per bambini di “favelas” colombiane

Prefazione

Tanto tempo senza scrivere…. Mi piace sempre ma non riesco a trovare il tempo per farlo.
Nei 4 mesi in Italia non ho tempo per il troppo lavoro (lavoro solo 4 mesi però sono mesi molto intensi, spesso anche con 10 ore al giorno di lavoro), quando sono in viaggio non ho tempo perchè… sto viaggiando :-D, e qui a Cali (Colombia), dove vivo gran parte dell’anno, fra le tante attività e impegni vari non riesco ugualmente a trovare tempo libero sufficiente per recuperare l’arretrato da trascrivere sul blog e per scrivere le novità.

Ma… un giorno ci riuscirò, ne sono sicuro!! 🙂

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Operazione regali natalizi per bambini di “favelas” colombiane

Quest’anno con gli amici colombiani di Couchsurfing ripeteremo un’iniziativa che iniziammo l’anno scorso e che, pur se modesta, ebbe un discreto successo: colletta di fondi per comprare regali (assai modesti!) da portare ai bambini che vivono in quartieri poveri e difficili di Cali (3^ città colombiana, con oltre due milioni di abitanti). Quartieri questi, purtroppo, anche molto violenti.

L’anno scorso, a parte versare quote personali, organizzammo alcune feste (le feste in America Latina hanno SEMPRE successo, he he!) con le quali alla fine raccogliemmo pesos sufficienti per comprare circa 200 regali. Tutti regali molto economici, comprati nei grandi mercati popolari, dal costo medio di 3000 pesos (1 euro) ognuno. Ovviamente tutti Made in China, visto che la Cina ormai ha invaso tutto il mondo con prodotti di basso costo (e bassa qualità), sud America compresa.

Alla fine però ci siamo bloccati di fronte alla grossa difficoltà di come entrare in queste “favelas” colombiane. Sono quartieri difficili e pericolosi, dove anche la Polizia ci pensa 2 o 3 volte prima di entrarci. Ed entrare con dei sacchi pieni di doni, pur se economici, non è facile nè per uno straniero, nè per i colombiani stessi. C’è il rischio, nella migliore delle ipotesi, di venire subito derubati!

Allora ci siamo dirottati in un paesino sulle montagne a circa 3 ore di distanza dalla città. Un povero paesino rurale, con bambini che fecero salti di gioia e lunghe file per assicurarsi il loro piccolo regalino, ma che comunque vivevano in condizioni migliori di quelle dei quartieri degradati della città. La maggior povertà, anche in Colombia, si ha nelle periferie delle grandi metropoli, mentre nelle campagne e nei piccoli paesi si vive meglio, con i campi coltivati che permettono di mangiare sempre qualcosa.

Volontariato ColombiaVolontariato Colombia
Volontariato ColombiaVolontariato Colombia
Volontariato Colombia

Quest’anno ripetiamo l’evento, iniziando ora con la raccolta di fondi per poi acquistare i regali e consegnarli ai bambini pochi giorni prima di Natale.

Questa volta però …. continua a leggere qui >>

Dic262007

Kathmandu chiama…

Ecco un classico caso di “pronto soccorso bambini bisognosi”.
Oggi mi hanno scritto Marco e Laura, simpatici neo-coniugi che, per festeggiare il loro matrimonio, si sono licenziati dai loro lavori sicuri in Lombardia e, dopo aversi creato un lavoro che li impegna solo 5 mesi all’anno in Italia, per gli altri 7 mesi se ne vanno in giro per il mondo!

Tsk tsk, tutta brutta gente conosco! Altri “scansafatiche” che anzichè lavorare 11 mesi all’anno, pensare alla pensione e al mutuo, non perdersi una puntata dei periodici sanguinosi fatti di cronaca che qui in Italia appassionano tutti, se ne vanno ora a spasso fra catene Himalayane e paesi tropicali, monaci buddisti e villaggi poverissimi.
E si sono anche persi il frenetico compra-compra di Natale! Che orrore, e che dire della nebbia padana che hanno lasciato ai loro concittadini? E il panettone che si son persi, magari sostituito da un povero (ma succulento!) piatto di noodles (spaghettini di riso) da 20 centesimi di euro?

Bè, questa “gentaglia” ora si trova in Nepal, ed è incappata in un orfanotrofio di bambini. Se già il Nepal è un paese poverissimo, gli orfanotrofi sono ancora più poveri perchè l’assistenza sociale dello stato è uguale a zero, e quindi si devono arrangiare come possono.

Marco e Laura quindi hanno organizzato una raccolta di fondi via internet, e hanno ora quasi raggiunto la somma necessaria per il loro progetto. Mancano solo 150 euro e poi consegneranno tutto al monaco che gestisce l’orfanotrofio.

Chi volesse dargli una mano, in questo link troverà una spiegazione dettagliata del loro progetto…

Orfanotrofio in Nepal

Io, appena finisco questo post, gli manderò la mia offerta.

In questo Natale, come almeno negli ultimi 3 precedenti, non ho comprato neanche un regalo. Al diavolo queste pessime abitudini consumistiche. Salvo solo i regali per i compleanni o per qualche felice ricorrenza, ma gli sprechi del Natale mi fanno stare male se penso a tante tristi situazioni viste in viaggio.

E quindi, un piccolo regalo ora lo mando ai bambini del Nepal. Ma… cosa gli posso scrivere nel bigliettino di accompagnamento? Buon Natale? Eh no, son buddisti, non cristiani! Anche potendo, non spenderebbero mai miliardi per il “santo” Natale come si fa da noi! 😀

Ciao!

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Orfanotrofio Nepal

 Nepal, Marco Nepal, Laura

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Mag192007

(BOM JARDIM) Il convento

L’imprevista lunga sosta a Sao Luis, oltre la lunga di Salvador, mi costringono a rivedere l’abbozzato programma di viaggio. Avevo sì previsto, prima di partire, di fare cambiamenti nel corso del viaggio, ma devo dire che ora devo tagliare un bel po’. E quindi via Bolivia, ci andrò un’altra volta, via saltino in Colombia a trovare amici, via sosta di 2-3 giorni in Cile per stare con altri amici, via tappa qui vicina di Cururupù (località di mare che mi attirava per il nome curioso che aveva), e anche Cuba sta rischiando. Muovo così le pedine del mio personale mappamondo come se giocassi a Risiko, d’altronde l’importante non è la destinazione ma il viaggio in se stesso e tutto quello che c’è intorno.

Dopo S.Luis ripasso per un solo giorno a Peritorò per distribuire foto che ho fatto sviluppare in città, visto che nel paesino non c’era neanche uno studio fotografico. Foto fatte alla famiglia che ho visitato e ad altre persone che poi mi avevano chiesto se potevano averne una copia. Tutti felicissimi di vedersi stampati su carta, soprattutto i bambini che, appena gira la voce che sono ritornato, accorrono da ogni parte per salutarmi e per vedersi in foto.

Tappa successiva a Bom Jardim, piccolo paesino analogo a Peritorò. Tanto piccolo che l’autista dell’autobus si dimentica di fermarsi, e quando glielo ricordo non può fare altro che farmi scendere lì dove siamo, in piena campagna. A Rio non avrei mai accettato, ma qui è più tranquillo. Mi tocca così farmi 2 km a piedi sotto il sole prima di raggiungere le prime case. E il sole, e soprattutto l’umidità, sono forti. Man mano che mi sto avvicinando all’equatore il clima sta diventando sempre più torrido, uff!
A Bom Jardim si trova un altro centro di assistenza per bambini poveri, gestito dalla stessa associazione di Peritorò. Visto che si trovava lungo la strada per Belem, dove vado fra qualche giorno, faccio una sosta qui su richiesta, via e-mail, di un’altra mia collega di lavoro. Insomma, qui si fanno le tappe a richiesta ora. Qualcuno vuole che passi da qualche altra parte? Avete un lontano parente in Australia che non avete mai visto e volete un servizio fotografico sulla sua famiglia? Scrivete pure e aggiungo la tappa al mio giro del mondo. Prezzi modici! 🙂

A Bom Jardim mi reco dalle suore che gestiscono il centro (una è italiana, e per di più sarda), le quali molto gentilmente mi ospitano a “casa” loro. Scrivo “casa” fra virgolette perché quella che credevo fosse una loro casa privata, l’ultimo giorno scopro si tratta di un vero e proprio convento, con tanto di cappella, fra le risate delle 4 suore e delle 5 simpaticissime “postulanti” che vi abitano. E così, per la prima volta, ho dormito in un convento! Devo dire che è stata un’esperienza più che piacevole, sia per l’estrema gentilezza di tutte che per il fatto che, dopotutto, ero in una casa con nove donne e quindi ero un po’ al centro dell’attenzione. Oltre le 4 suore c’erano 5 “postulanti” (non so se in italiano si chiamano allo stesso modo), cioè il grado prima di novizia, ragazze sui 20-22 anni che dovevano passare lì dentro un paio di anni prima di prendere i voti.
La prima sera a cena con noi c’è anche il giudice del distretto, unico magistrato per 50.000 abitanti, che infatti dopo cena corre di nuovo in ufficio a lavorare. E dopo, film in DVD. Titolo: Uma novizia rebelde (una novizia ribelle). Bè, non potevo aspettarmi altro!

I due giorni successivi li dedico alla visita al centro, analogo a quello di Peritorò ma un po’ più grande. Qui infatti vengono accolti 230 bambini, sempre divisi in due turni. Anche qui ci sono le aule di sostegno (4), di cucito, informatica, la palestra e l’orto, oltre a cucina (1 pasto al giorno per tutti), refettorio e chiesa. Anche qui accoglimento festoso dei bambini, che l’ultimo giorno arrivano addirittura a chiedermi l’autografo! Bè, per un giorno sono stato una star!

I fondi per il sostentamento di questo centro vengono in gran parte da donazioni italiane (di privati, in prevalenza sardi) ma qui, a differenza di Peritorò, le suore son riuscite ad avere un aiuto anche dal Comune, che ha incluso questo centro (considerato in Brasile “scuola privata”) nell’elenco delle scuole pubbliche cittadine da sovvenzionare.
E 230 bambini messi insieme mangiano un sacco di roba! Un giorno arrivano 40 kg di carne bovina, e la cuoca mi spiega che bastano solo per un giorno (carne servita poi a pezzi in mezzo al riso bianco e fagioli). E poi le spese per gli insegnanti, il materiale scolastico, luce, pulizie, etc. E quindi anche qui ora scatta l’annuncio! Chi volesse inviare aiuti per i bambini di Bom Jardim, clicchi qui sotto sul sito dell’Associazione che lo gestisce

www.operazioneafrica.it

Bom Jardim

Due giorni di sosta qui e poi riparto, lasciando un po’ a malincuore il convento dove mi son trovato veramente bene. Mi sarei fermato volentieri qualche altro giorno, ma ormai è troppo tardi e c’è già una vicina che mi aspetta per accompagnarmi alla stazione, distante una ventina di km. Saluto così Adelia, la madre superiora, Antonietta, la suora italiana, Deuseni, la suora che mi portava in giro in moto, Marinalva, che in convento ogni tanto si toglieva l’abito da suora e usava vestiti normali (non raccontatelo in giro però, non si può fare) e le cinque postulanti Ioneide, Francisca, Selma, Vanessa e Patricia. Chissà se riuscirò a ripassare qui. Se però ritorno in Maranhao, la tappa a Bom Jardim, in convento, è d’obbligo!
🙂

Ed ecco le foto di Bom Jardim (38)!

FOTO BOM JARDIM

 

Mag32007

(PERITORO’) Nel profondo Maranhao

“Appena” 25 ore di autobus e, da Salvador, arrivo a Peritorò, piccolo e sperduto paesino dell’entroterra del Maranhao, uno degli stati più poveri del Brasile. A far che? Visita ad un centro di accoglimento per bambini poveri, gestito dalle suore della Congregazione ….. (non mi ricordo il nome…) e supportato da “Operazione Africa Onlus”, associazione di volontariato con sede a Cagliari, di cui fanno parte anche alcune mie colleghe di lavoro. E una di queste ultime ha anche adottato a distanza una bambina, e prima di partire le avevo promesso che sarei passato a trovarla. Ed eccomi qua, alle 18:30, scendere dal pullman pieno di stranieri come me (diretti nella grande città di Belem) nella polverosa e piccola stazione di Peritorò. Saluto le persone conosciute sul pullman che mi guardano meravigliate della mia destinazione, e mi avvio in un hotel vicino. Anche qui non manca l’avvertimento di un brasiliano che era sul bus sulla pericolosità del luogo. E questa volta, visto il buio della zona e la non conoscenza del luogo, decido di seguire gli avvertimenti e non uscire in giro la prima notte. Ma i giorni successivi scoprirò invece che è un luogo tranquillissimo per quanto riguarda la violenza. In Brasile si può dire che si corrono più rischi in proporzione alla grandezza della città. Le grandi metropoli sono le più pericolose mentre i piccoli paesini, dove tutti si conoscono, assolutamente no.
Il giorno dopo mi avvicino al centro dei bambini che però è chiuso (è domenica) ma riesco a rintracciare la casa delle suore con le quali concordo l’appuntamento per il giorno dopo. Andiamo anche insieme a fare una prima visita ad Ana Luiza, la bambina adottata, e poi ci separiamo. Prima però mi propongono, per la sera, di andare alla messa delle 19:30. “Certo, ci sarò!”, prometto io.
Inizio un lento rientro, girovagando qui e là nel paesino. A parte il centro, vicino alla stazione degli autobus, un po’ più moderno, gran parte delle case del paese sono fatte con mura di terra (argilla) e tetto di paglia (frasche di palma). Le casupole fatte di mattoni invece sono così semplici che non hanno né pilastri né muri portanti. Solo file di mattoni rossi tipo “foratini”. Chiunque ha costruito, da piccolo, case con le costruzioni “Lego” ha sufficienti conoscenze tecniche per costruire anche queste case!

baracca casa peritoro maranhao

Nel girovagare mi imbatto in 4 bambini che giocano a pallone, i quali mi chiedono se voglio giocare anch’io. “Certo”, rispondo, d’altronde con la mia abilità nel gioco del calcio forse arrivo a giocare al loro livello. Un’ora con loro, sotto il sole (oltre la camminata precedente) e quindi saluto i 4 piccoli Ronaldo e mi fermo in un bar centrale per una fresca birretta. E’ domenica e a poco a poco il bar inizia a riempirsi. Tre ragazze sedute nel tavolo a fianco …. continua a leggere qui >>

Dic42006

(Buenos Aires/2) America Latina

Buenos Aires, capitale del tango e delle bistecche. Ok, sono i classici stereotipi argentini, però in effetti quando si passeggia nel centro non si rimane a lungo senza sentire le melodie romantiche del tango nonché l’inconfondibile aroma della carne arrosto.
Questo pasto……

carne argentina

(bistecca di bovino – “lomo”, la parte più pregiata – più patate fritte e ½ bottiglia di eccellente vino rosso) in un ristorante in una piazza centralissima, l’ho pagato 6 euro, e spostandosi di appena 2 isolati lo stesso pasto costa 3 euro (con vino sfuso). E la carne è ottima, come solo quella argentina può essere. I bovini infatti qui scorrazzano nelle immense praterie della Pampa, mica stanno rinchiusi in stalla ad annoiarsi come da noi.
I prezzi sono un’altra cosa che attira subito l’attenzione. Dopo la crisi economica argentina del 2001, che in poche settimane ha svalutato la moneta locale di oltre il 70%, da paese più caro del sud America l’Argentina è diventato uno dei più economici. Ogni cosa costa ora mediamente un quarto rispetto all’Italia, ma spesso anche meno. Si può dire che i prezzi hanno un valore nominale simile al nostro (esempio: cena in pizzeria, pizza + bottiglia di birra, 10-12 pesos, da noi 10-12 euro; una corsa in taxi in una grande città 10-20 pesos, da noi 10-20 euro (Roma esclusa!!!) ), però tenendo conto che con 1 euro escono 4 pesos, allora tutto va diviso per 4. E tutto costa poco! 😀
Altra cosa che, con piacere, noto quasi subito è la sicurezza generale che si avverte. Confrontando Buenos Aires con le altre capitali sudamericane già visitate, c’è un abisso. Sembra di essere in Europa. Mi è capitato di rientrare in ostello alle 4-5 di notte, da solo, senza avvertire il minimo timore, e per di più incontrando anche donne sole a piedi, oppure di vedere uomini in abito elegante e valigetta 24 ore in giro dopo mezzanotte a piedi, cosa impensabile per esempio in una metropoli brasiliana. Nonostante ciò c’è sempre tanta polizia in giro, fissa nelle piazze e agli angoli delle vie principali, anche di notte. Sarà per dargli lavoro! Ovviamente anche qui (come in tutta l’America latina) non mancano i quartieri di chi vive ai margini della società civile (denominati “villa miseria”, equivalenti alle “favelas” brasiliane) dove è meglio non andare né di giorno né di notte (ma io ci son andato! Più avanti ne parlo), ma sono distanti dal centro.

E poi è sicuro anche perché qui non si viene riconosciuti come turisti, la popolazione è quasi completamente bianca con l’eccezione degli immigrati boliviani e peruviani. Gli argentini infatti in gran parte discendono dagli immigrati europei del secolo scorso, fra i quali i più numerosi erano proprio gli italiani (l’Argentina è lo stato dove ci son più italiani, dopo l’Italia). Per cui camminando per strada sembra di essere in una città italiana o spagnola (stesse facce, abiti simili) e ci si può facilmente mescolare con i passanti.
Buenos Aires quindi è la porta ideale per chi non è mai stato in America latina e vuol iniziare a conoscerla gradatamente, senza i timori che invece si possono avvertire negli altri suoi stati.
C’è qualche eccezione però. L’altra notte hanno rubato la borsetta ad una ragazza in un ristorante di S. Telmo, il quartiere antico dove sto alloggiando, nonostante fosse scortata da diverse guardie del corpo. La ragazza era… la figlia di Bush! Ma questa è solo la dimostrazione scientifica che la stupidità è genetica: tale padre, tale figlia.

Ma cosa si può fare a Buenos Aires?
Bè, oltre a mangiare tante bistecche (è inutile, non riesco a stufarmi) e bere dell’ottimo vino (insieme a quello cileno sono i migliori vini sudamericani) ci sono una serie di musei da visitare, più o meno interessanti a seconda dei gusti. Io ho trovato interessante quello del tango, che è pur sempre un ballo latino e caratterizza fortemente la storia e cultura argentina. Ho trovato molto carismatico il suo rappresentante più illustre, Carlos Gardel, francese cresciuto in Argentina e poi morto in un incidente aereo a 44 anni, proprio all’apice del suo successo, a Medellin, in Colombia. E’ proprio lì un anno fa che lo “incontrai” per la prima volta, incuriosito dal fatto che Medellin fosse l’unica città caraibica dove era diffuso il tango. La sua morte infatti fece così scalpore che fra la salsa colombiana si fece rapidamente spazio il tango, ballo completamente diverso. Anche morendo Gardel lasciò il segno!

Carlos Gardel

Ho così poi visitato anche la sua casa-museo, scoprendo come un secolo fa una persona equivalente ad un miliardario dei giorni nostri vivesse in una casa abbastanza modesta, simile a quella di mia nonna che miliardaria non era. Un’altra dimostrazione del fatto che con il passare degli anni aumentano sempre più le diseguaglianze sociali.
(E via, un po’ di attualità ci vuole, non posso scrivere solo cretinate! 😉 )
In un recente rapporto delle Nazioni Unite è stato scritto che negli ultimi 40 anni in America Latina la povertà non è affatto diminuita ma è invece aumentata, arrivando ora al 45%, e particolarmente dal 1980 (quando era al 40%) in poi, anno in cui è entrato in funzione il Fondo Monetario Internazionale che ha introdotto i rigidi criteri del PIL (Prodotto Interno Lordo) di ogni stato, l’apertura dei mercati finanziari, la “liberalizzazione” del lavoro, etc.. Il risultato è che i paesi che erano ricchi (anche noi) ora sono ancora più ricchi e i paesi poveri sono sempre più poveri. E al loro interno sono tutti più diseguali. Proporzionalmente alla povertà è cresciuta la violenza, che sta soffocando sempre più questi paesi. Anche in Argentina, per esempio, dopo il brusco calo dell’economia del 2001 c’è stata un’impennata di violenza urbana, ma negli altri stati è peggio.
E, per finire, le regole del F.M.I. indovinate dove son state scritte? A Washington! Ma perché si arriva sempre lì???

Per rimanere in tema, un giorno ho trovato in ostello un depliant di un’associazione di volontari che, dietro pagamento di un’offerta fissa, accompagnavano all’interno di una “villa miseria” (la favela argentina) per vedere come vive l’altra faccia dell’Argentina, mangiare con quella gente e partecipare alle attività educative dell’associazione che consistevano in una sorta di doposcuola dove i bambini del quartiere potevano approfondire le materie in cui non andavano bene a scuola (con classi di 30/40 alunni gli insegnanti non li possono seguire bene) ed anche non rimanere in giro per quelle strade molto pericolose. Prima di entrare nella “Villa miseria” mi fanno firmare una dichiarazione con la quale esonero l’associazione da qualsiasi cosa mi succeda all’interno. Incoraggiante!
E’ stata invece una giornata interessantissima, che ho poi proseguito per altri 2 giorni, l’ultimo dei quali ci sono arrivato da solo, senza “scorta”. Ricordo anni fa quando, in Brasile, le favelas mi incuriosirono ma i brasiliani mi sconsigliarono sempre di andarci.

I bambini erano tutti interessantissimi alle attività, segno che se hanno i mezzi rinunciano volentieri alla strada. A volte è stato difficile anche per me aiutarli (per esempio nelle regole grammaticali spagnole), ma la conoscenza della lingua parlata ha facilitato molto l’integrazione con loro. E così alla fine dei 3 giorni mi hanno lasciato un biglietto con i saluti di tutti!

biglietto bambini villa miseria

Se venite a Buenos Aires contattate Valeria al www.voluntarioglobal.com.ar , è un’associazione che merita veramente.
Aneddoto: mentre ero a tavola nel cuore della villa miseria, la tv passa le immagini di una manifestazione del giorno prima davanti al parlamento, che casualmente avevo incontrato anch’io. Circa 5000 “gordos” (obesi) chiedevano al Governo a gran voce (e tamburi, come si usa qui nelle manifestazioni) una legge che considerasse l’obesità una malattia, e quindi avere diritto a cure mediche gratuite. Ma come si fa, in Argentina? Avranno forse ragione, ma non qui, dove c’è chi non ha né da mangiare né di che curarsi. Io gli avrei proposto, per curarsi, un bello scambio-casa con una di queste baracche. Un mese gratis, e l’obesità diminuirebbe rapidamente! 😀

Altre mete…. (continua)