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Dic132012

(Filippine) L’erba del vicino è sempre più verde (anche in Asia)

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I filippini hanno il naso… “alla filippina”! 😀

Solo dopo aver letto sull’aereo un annuncio pubblicitario che ne parlava, ho iniziato a notarlo anch’io tanto che ora riesco a riconoscerli in mezzo ad altri asiatici. Naso piccolo come in tutto il sud-est asiatico, ma anche schiacciato e largo alla base. A me non sembra brutto, ma a loro non piace. Forse perchè ce l’hanno quasi tutti uguale, e non c’è “naso-diversità” 🙂

naso silicone

Le protesi che si inseriscono nel naso

La pubblicità che leggevo spiegava una nuova tecnica chirurgica per … allungare il naso! Ma come, da noi quando sento parlare di chirurgia (estetica) al naso quasi sempre si tratta di riduzione delle dimensioni del naso, e qui invece si allunga! In effetti anche qui in Filippine, come in passato in Cina, ho ricevuto dei complimenti per il mio… ehm… naso lungo. Una rarità da queste parti. Insomma, anche qui in Asia l’erba del vicino è sempre più verde (o il naso del vicino è sempre più lungo), ma in generale in tutto il mondo è sempre più verde.

Ricordo che in Brasile nei dintorni di Bahia (zona più “nera” e quindi con più capelli crespi) le ragazze appena avevano soldi si facevano stirare i capelli dal parrucchiere (con forti acidi visto lo spessore di quei capelli) mentre più su, in amazzonia, dove il sangue è tanto mescolato a quello degli indios (capelli a “spaghetto”) si facevano la permanente.

Chi ha la pelle nera o anche leggermente mulatta sfugge al sole delle spiagge (provate a convincere una sudamericana che non sia bianca ad andare 3 giorni di seguito in spiaggia… al terzo giorno salta fuori un mal di testa, una voglia di dormire, di leggere, di contare le formiche, di fare qualsiasi cosa pur di non colorarsi di più la pelle – sì, anche chi ha la pelle scura si abbronza) e da noi in Europa d’estate si fanno le gare a chi si abbronza di più. E quindi anche per i nasi non può essere diverso.

Un giorno vedo in tv un pezzo di una telenovela coreana, i cui attori (con soldi) hanno molto spesso il naso “siliconato”. Il risultato a parer mio è orrendo, il viso appare innaturale. La tecnica chirurgica consiste nell’inserire sottopelle una stecca di silicone a forma di “L” et… voilà, naso più lungo.

Dopo aver visto tempo fa un servizio televisivo in cui parlavano delle ragazze giapponesi che per farsi gli occhi alla occidentale (più grandi) si facevano tagliare un pezzo di palpebra, questa plastica filippina la sistemo al secondo posto della classifica delle stupidaggini chirurgiche.

Ci sarebbe da inserire in classifica anche l’inserzione di silicone nel sedere per ingrandirlo, chirurgia plastica molto diffusa qui in Colombia, ma di questo ne parlerò un’altra volta.

Più rasaerba per tutti! 😀

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Ott122008

Le tappe a Cuba – Il Reggaetton

I diari di viaggio classici, quelli con la descrizione cronologica di tutto ciò che si fa e vede, non mi piace farli (credo si sia notato), tuttavia quel tipo di diario può contenere informazioni più pratiche ed utili per chi dovesse effettuare un viaggio negli stessi luoghi.
Ecco quindi un molto breve diario di viaggio “classico”!

Nel poco più di un mese passato a Cuba, ho visitato le seguenti località.

SANTIAGO DE CUBA
Una delle tappe che mi è piaciuta di più. Qualità principale: la musica! A Santiago, capitale musicale di Cuba, si può assistere a concerti dal vivo di ottima qualità nella storica “Casa De La Trova” (4-5 concerti ogni giorno, ad un costo di 1 CUC – meno di 1 euro – per quelli di giorno, e 5 CUC per quelli di notte), ma anche in altri locali.
Centro storico “infestato” di jineteras, ma costi generali (casa particular, pasti, trasporti cittadini, ecc.) più bassi del resto dell’isola (poco più della metà di quelli dell’Avana). Ottimo il carnevale, sei giorni di feste, sfilate e balli in tre diversi quartieri cittadini, per tutta la notte (fine luglio).

BAYAMO
Tappa di un solo giorno/notte a causa della persistente pioggia e dell’assenza di posti-letto disponibili in tutte le case particular cittadine (ho dormito in una casa privata abusiva). N.C.

BARACOA
Insieme a Santiago le tappe migliori del mio viaggio. Le piccole dimensioni …. continua a leggere qui >>

Set52008

Vivere (e viaggiare) a Cuba oggi

La prima settimana cubana, passata a Santiago, la seconda città del paese situata a Sud (o ad Oriente, come chiamano qui tutta la parte meridionale dell’isola) mi lascia una sensazione amara che, alla fine della permanenza a Cuba, solo in parte si attenuerà.
Camminando per strada, con una riconoscibile faccia da turista, si è soggetti ad un continuo assalto di trafficoni di ogni tipo, tutti che recitano lo stesso identico copione iniziale:

– “Holà amigo, de que pais?” (Di dove sei?)
– “Italia
– “Oh, Italia, che bello! E Italia di dove?
– “Sardegna, una isola
– “Ah, Sicilia, la mafia
– “No, Sardegna, un’altra isola

Poi un’altra manciata di domande:
– “Prima volta a Cuba?
– “Ti piace Cuba?
– “Che lavoro fai in Italia?
– “………”

Finché, dopo un tempo variabile da pochi secondi a qualche minuto (a seconda dell’attenzione che gli si dedica), si arriva al dunque, il vero motivo dell’approccio: vendere qualcosa o spillare in qualsiasi modo qualche C.U.C. (moneta cubana “pregiata”).
Se son ragazzi, provano a vendere sigari (tutti, secondo loro, rubati dalla cugina che lavora in una fabbrica dello Stato, ma che poi quasi sempre sono fatti in casa, molto bene, ma… con foglie di banano!) o indirizzi di alloggi per dormire o ristoranti privati o tour turistici o taxi o marijuana o prostitute o banconote da 3 pesos con la faccia di Che Guevara (false) o chiedere i soldi per una bibita o per un “trago de ron” (bicchierino di rum) o per le sigarette o per il latte per il figlio o per il loro compleanno che è proprio oggi o “compagnia” alle turiste donne o cento altre scuse o, infine, solo soldi, senza scuse.
Se son ragazze, invece, sempre dopo la solita serie di domande iniziali, l’oggetto in vendita è il proprio corpo, a volte camuffato da vaghi “innamoramenti a prima vista”, oppure la bibita, sigarette, latte per la figlia, ecc di cui sopra.

Ok, dopo breve tempo li si riconosce subito e ci si comporta di conseguenza (pur se con il passar dei giorni con sempre meno sopportazione), ma il maggior fastidio era rappresentato da quelli che, anche se per breve tempo, inizialmente apparivano come semplici e normali incontri amichevoli, come capita in tanti altri paesi.

Un esempio.

Dopo tante serate, a Santiago, nell’ottima “Casa De La Trova”, dove ho assistito a splendidi concerti di gruppi musicali cubani (in genere “setteti”, 7 musicisti) con pubblico però costituito al 90% da turisti stranieri, una sera sono andato nella periferia della città dove c’era la molto meno battuta “Casa De Las Tradiciones”, piccola, senza insegne esterne, povera.
Entro. Pubblico pagante: 1. Io. Più tardi arriveranno altri 4 o 5 cubani, e solo un altro turista.
Mi siedo comodamente in prima fila in una sedia a dondolo, e inizia il concerto quasi privato. Salsa, son, cha cha, ottima musica, ottimi musicisti, zero turisti, birra ghiacciata in mano. Si può stare meglio?
E qui scatta il mio “errore” …. continua a leggere qui >>

Ago312008

Cuba e il “periodo especial”

11 anni fa venni a Cuba nel mio primo viaggio al di fuori della nostra ovattata Europa. Era anche il primo viaggio in un paese povero, che prepotentemente mi mise davanti agli occhi le condizioni di vita dei cubani e mi diede un’idea di come vive la maggior parte degli abitanti del nostro pianeta. Ben altri erano i problemi che qui ogni giorno la gente affrontava, che quando solo pensavo a quelli che invece avevamo noi in Italia, nella nostra vita quotidiana, mi sentivo… un idiota, oltre che un privilegiato. Aspetti certo già visti in tv o letti sui giornali, ma finché non si vedono di persona non ci si rende conto, non si capisce.

Era però per Cuba quello (1997) anche un momento terribile, credo il più duro dall’inizio della rivoluzione castrista che pose fine alla precedente dittatura del generale Batista (1959). Giunsi infatti a Cuba sul finir del famigerato “periodo especial”, un quinquennio di grave crisi economica iniziato poco dopo la caduta del muro di Berlino e lo sgretolarsi dell’Unione Sovietica. L’URSS infatti, dopo l’embargo americano verso Cuba che ne soffocava l’economia (che vige ancora oggi: embargo seguito alla nazionalizzazione e confisca di tutte le proprietà straniere – in maggioranza americane – da parte di Fidel Castro e Che Guevara, dopo la rivoluzione), era rimasto l’unico (ma notevole) partner commerciale: comprava la canna da zucchero cubana e forniva petrolio e aiuti vari. Anche (soprattutto) per motivi di guerra fredda.
Crollata l’URSS, i russi avevano altro a cui pensare che ai poveri cubani, e la già povera economia cubana crollò bruscamente.
Il presidente Castro impose pesanti restrizioni alla popolazione e ridusse la già misera razione giornaliera di cibo che lo Stato passava (e passa ancora oggi) ad ogni suo abitante.

Io con un amico, 11 anni fa …. continua a leggere qui >>

Lug232008

“Ritagli” cinesi (parte II)

(Continua dal precedente post)

5) La bellezza secondo i cinesi (e altre dimensioni…)

Nei migliori negozi di abbigliamento, dai parrucchieri, nei cartelloni pubblicitari in strada, i modelli che reclamizzano i prodotti sono spesso persone occidentali, anche quando si pubblicizzano prodotti cinesi. Da noi in occidente spesso si utilizzano belle modelle asiatiche, qui la bellezza di riferimento è quella occidentale. Oltre agli occhi più grandi, viene visto con molta ammirazione anche, sembrerà strano, il naso più grande di noi occidentali. A noi piace il naso piccolino o all’insù? Qui ce l’hanno quasi tutti così, per cui piace di più il naso grande (noi occidentali, e gli italiani in particolare, ce l’abbiamo più grande degli asiatici, ma anche dei sudamericani – proprio in quest’ultimo continente me l’avevano fatto notare).
Insomma, come al solito piace ciò che è diverso. Il diverso è bello, non bisogna averne paura.

E a proposito di dimensioni, oltre al naso, agli occhi, alla statura, alla corporatura degli asiatici, c’è un’altra dimensione che li differenzia da noi occidentali….

(SEZIONE VIETATA AI MINORI !)

Non sarà importante, ma ho riscontrato vero un altro luogo comune sugli asiatici, riguardo alcune dimensioni… ehm… …. continua a leggere qui >>

Lug232008

“Ritagli” cinesi (parte I)

Come già accaduto per il Brasile, mi sono avanzati nell’agenda vari appunti su quel poco di Cina che ho visitato, “ritagli” di vita quotidiana cinese e di alcuni fatti curiosi.

Eccoli qui allora, divisi in due post.

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1) La “R”

Come ho scritto in questo link a proposito della complessità della lingua cinese, i cinesi avranno pure 56.000 caratteri diversi (e suoni), ma la “R” non ce l’hanno, e non riescono a pronunciarla neanche se si impegnano.
Come in sud America, anche in Asia il mio nome non è facile da pronunciare e ricordare. Ecco perché da noi, nei fumetti e nei film, quando c’è un personaggio cinese questo pronuncia una “L” al posto della “R” (per esempio “buonasela signole”). Perché anche nella realtà fanno così! 🙂

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2) Le partenze difficili

In Cina mi sta capitando qualcosa che prima d’ora mi era capitata solo in Brasile, dove addirittura era diventata una regola fissa: le partenze difficili! 🙂 . Ogni volta che decido di lasciare un luogo, puntualmente capita qualcosa che mi fa rimandare la partenza. Solo ad Hong Kong è capitato diverse volte (tanto che invece di una settimana ci son rimasto un mese) e ora qui a Wuzhou ogni sera che vado al mio solito pub conosco qualcuno che mi propone qualcosa da fare il giorno dopo, e così la partenza si rinvia continuamente. Finché prendo la decisione di partire il fine settimana, di domenica.
Sabato sera quindi saluto tutti al pub, ci scambiamo le mail, poi domenica pago l’hotel e mi resta ora solo da ritirare un po’ di roba dalla lavanderia, preparare lo zaino e partire. Lavanderia la cui ricerca, il giorno prima, ha costituito una delle “fatiche linguistiche” maggiori finora. Io infatti, per strada, provavo a fare domande ai passanti mimando il lavaggio della maglietta che avevo indosso, ma non tutti capivano. Alla fine ho superato l’ostacolo portandomi appresso la busta di una lavanderia di Hong Kong, dove c’era scritto “lavanderia” in cantonese (il cinese di Hong Kong).

Bene, vado a ritirare il mio bustone ma non è pronto, c’è da aspettare. Ok, tanto fretta non ne ho, come sempre partirò quando son pronto, senza orari.
I “lavandai” mi offrono gentilmente uno dei loro (tipici) mini-sgabelli e mi siedo ad aspettare.
Passa una ragazza cinese, mi vede e …. continua a leggere qui >>

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