Ago102007

SYDNEY: le foto (parte II)

Seconda e ultima parte delle foto di Sydney.

Ciao ciao!

FOTO Sydney – parte II (58)

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Ago82007

SYDNEY: le foto (parte I)

Ecco le foto di Sydney.

Siccome erano veramente tante, le ho prima sfoltite e poi divise in due parti, per rendere più veloce la visione.

La seconda parte, come sempre, fra due giorni.

Buona visione! 🙂

FOTO  Sydney – parte I (74)

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Lug262007

Partenza da Sydney

Gli ultimi giorni a Sydney rivedono, finalmente, risplendere il sole. Ne approfitto per visitare la tanto famosa Bondi Beach, amata meta di surfisti anche in pieno inverno come ora (ci saranno una trentina di surfisti in acqua) e qualche altra zona della città, come la magnifica baia di Darling Harbour. E con un bel sole così non può mancare un’ultima passeggiata ai Botanic Gardens, troppo belli. Questa volta poi non c’è neanche una nuvola, sono immerso nel verde del parco e nell’azzurro del cielo, e il clima è tiepido. Mi siedo in una panchina e osservo gli altissimi grattacieli retrostanti che, al 95%, sono costituiti da uffici. E penso che dietro quelle scintillanti finestre ci saranno migliaia di persone sedute nelle scrivanie… E’ decisamente meglio stare da questa parte, nel parco! 😀

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Sydney, Botanic Gardens

Sydney, Botanic Gardens

Il giorno della partenza da Sydney lascio l’ostello alle 10, quindi ho ben 9 ore di tempo libere prima del bus delle 19 che mi porterà a Melbourne. Me la prendo quindi con calma, molta calma, tranne però gli ultimi minuti e gli ultimi 100 metri in particolare, che dedico a migliorare uno dei miei sport più praticati: la corsa veloce con gli zaini in spalla per prendere bus, aereo o nave! Ma questa volta con più ansia perché qui spaccano non il minuto come in Svizzera ma il secondo!
Con la metro riesco ad arrivare alle 18:58 davanti al bus ma un cino/giapo/coreo/etc. (sono uguali!) mi dice che devo andare dentro l’ufficio a fare il check-in. Come, anche per un bus il check-in? Ora si esagera! Già basta che un ottico ieri non mi ha venduto le lenti a contatto perché non avevo la prescrizione medica.

– “Why?”, chiesi io
– “Because… (perché in Australia bisogna presentare la prescrizione, è la nostra legge)”, mi risponde lui con tono suadente ma fermo.
– “Ma và a cagare!”, ho pensato invece io, con tono meno suadente, dopo aver zigzagato nel centro per una ventina di minuti alla ricerca di quel negozietto di ottica. Così è troppo, per me.

Allo stesso modo, per esempio, in Australia dentro le confezioni di medicinali non c’è il fogliettino delle istruzioni, che io ho sempre visto in ogni paese, anche in quelli sudamericani. Perché? Credo perché non bisogna discutere o dubitare di ciò che il medico prescrive. Al momento della consegna dei medicinali il farmacista stampa un adesivo con la quantità di medicinale da prendere e i tempi, e lo appiccica quindi sulla confezione. Con buona pace di chi, come me, si vuole leggere le possibili controindicazioni, interazioni con altre sostanze, tempi massimi di somministrazione, etc.

Qui non bisogna pensare, ma obbedire.

Alla fine non so quale sistema sia migliore.
Io voto Italia, via di mezzo fra l’anarchia sudamericana e il rigore anglosassone.

W Italia! (Con più camomilla però! 😉 )

Italia bandiera

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Lug242007

SYDNEY, città fotogenica

Già, ora devo scrivere sull’Australia…. uff, mi sto annoiando già prima di iniziare, figurarsi poi chi leggerà. Va bè, io ci provo, ma vi ho avvisato.

Ecco Sydney in tre puntate! (Oggi, domani e dopodomani).

Primo giorno in Australia, a Sydney: giornata stupenda, sole tutto il giorno. La mattina esco a piedi e per primo vado nei vicini Royal Botanic Gardens, nella via per l’Opera House e l’Harbour Bridge, i due simboli principali di Sydney. Il parco è stupendo, mi piace così tanto che ci ritornerò in seguito altre tre volte. Alberi molto belli e ben curati, prati perfetti (all’inizio dei prati c’erano i cartelli con la scritta: “Per favore, cammina sull’erba”), gente che passeggia in silenzio o fa jogging, un senso di pace e calma totale insomma, nonostante fossimo a due passi dal centro. E infatti, dietro gli alberi più alti, emergevano imponenti gli alti grattacieli della “Business district”, la zona degli uffici. Quel contrasto natura/cemento era forte ma non stonava, anzi c’era una certa armonia fra le piante di altezza simile fra le quali ogni tanto spiccava qualche albero più alto e la skyline della città retrostante, dove invece erano i grattacieli a differenziarsi dagli altri bei palazzi circostanti. E le foto scattavano a raffica.
Sydney è certamente una città fotogenica come non ne ho visto altre finora (bè, forse Roma, ma è una bellezza diversa, più antica), credo sarebbe una meta appetitosa per ogni fotografo.

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Sydney, Royal Botanic Gardens

Sydney, Royal Botanic Gardens

E mentre avevo questi pensieri il sole risplendeva, faceva molto meno freddo che a Queenstown e pensavo: bè, con il tempo devo dire che son fortunato, sia in Nuova Zelanda che qui ora sto trovando sempre splendide giornate (a parte un paio di giorni di leggera pioggia a Queenstown). Bene, dopo questo mio pensiero, il giorno dopo iniziò a piovere (intensamente, un vero diluvio!) di mattina, pomeriggio, sera e notte, e così via per sei giorni consecutivi! Un amico di Sydney (Matt, conosciuto ad Arraial, in Brasile) mi ha detto che non aveva mai visto tanta pioggia tutta insieme, di solito pioveva al massimo per alcuni giorni. Ok, il clima sta cambiando nel mondo, ma proprio ora doveva cambiare qui? Per questo motivo prolungo la permanenza a Sydney, 10 giorni anziché una settimana, aspettando che la pioggia finisca.
Ne approfitto per finire i racconti sul Brasile nel blog (riducendo l’ormai cronico ritardo) e per visitare alcuni luoghi al chiuso, come il M.C.A. (museo arte contemporanea, gratis), l’acquario (il più grande del continente oceanico, carino) e il Power House Museum (museo tecnologia). Anche il cinema tridimensionale (Imax, con lo schermo più grande del mondo) è interessante e coinvolgente (chissà perché non fanno tutti i film del cinema a tre dimensioni).

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Acquario Sydney

Nell’acquario di Sydney

Continuano poi gli incontri intorno al mondo con gli amici di Arraial. Dopo Marcela e Danae a Santiago Del Cile e Simon ad Auckland, ora è la volta di Matt, australiano di Sydney, che una domenica mi accompagna al Darling Harbour e poi in giro per gli storici pub nel quartiere The Rocks.
Un’altra sera invece è la volta dell’incontro con Anna, una ragazza del TripForum Australia, milanese appena arrivata in Australia per il suo Working Holiday Visa, il permesso di soggiorno di un anno per lavoro. Viene rilasciato facilmente a chi ha meno di 30 anni, e qui il lavoro si trova subito, basta anche solo camminare per strada ed entrare nei negozi che hanno un avviso di ricerca di personale nella vetrina. Ci vengono da tanti paesi, europei e asiatici in particolare, ma anche da paesi del Sud America come Brasile e Cile. E in effetti per chi ancora non lavora e vuole farsi un’esperienza di un anno all’estero senza avere i soldi per stare solo in viaggio, l’Australia è un’ottima destinazione. Qui si può trovare subito lavoro, magari stare qualche mese in una città, poi mollare tutto, viaggiare un po’ in questo enorme stato-continente e quindi riprendere a lavorare da un’altra parte. Tanto è facile.
E molti fanno proprio così. Le auto usate per esempio si trovano a prezzi bassissimi (in media 800-2000 aus$), così come deve essere divertente, per viaggiare internamente, noleggiare uno di quei camper che si usano qui, coloratissimi con vivaci disegni di fiori, surf, spiagge, etc. Costano da 40$ al giorno (per 2 persone) in su.

Ritorna anche la salsa ( 🙂 )! Dopo Auckland infatti ritrovo qui una vasta comunità salsera. Il problema è che ci son troppi locali (una dozzina aperti le notti dei week-end e due o tre tutti gli altri giorni) per cui perdo un po’ di sere prima di individuare i locali giusti. Con Alicia (nome “d’arte” di una coreana conosciuta in pista – mi spiega che i loro nomi sono impronunciabili per noi occidentali e allora per poter lavorare devono inventarsi un nome più facile) giriamo ogni sera un locale di salsa diverso, tanto qualcuno aperto c’è sempre. E dentro i locali salseri la percentuale di sudamericani presenti è alta! 🙂 Che bello!
Una sera mi metto la mia amata magliettina brasiliana, con i colori della bandiera, e in tanti si avvicinano a parlarmi, scambiandomi per brasiliano. E così un bahiano muore di nostalgia quando gli racconto che pochi mesi prima ero al carnevale della sua città, Salvador, mentre un colombiano con la faccia cupa, sbronzo fradicio di rum, mi confessa di essere un ex-paramilitare, ragion per cui lo mollo subito!

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Opera house Sydney

Opera House, Sydney

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