Dic192012

Venezuela – Fare il pieno di benzina con… 20 centesimi

20 centesimi di euro
Sarebbe bello riempire il serbatoio dell’auto spendendo appena 20 centesimi di euro? Si può fare, si può fare…. non in Italia però (e alla fine capirete che non è un male).

L’unico stato al mondo dove si può fare (è infatti il paese dove la benzina costa meno in tutto il mondo!) è il Venezuela, paese sesto produttore di petrolio al mondo.

Il prezzo è sempre stato così basso (da sempre i vari governi succedutisi hanno deciso di quasi regalare la benzina, bene nazionale, ai suoi abitanti) ma, da alcuni mesi a questa parte, il prezzo si è ulteriormente ridotto, quasi dimezzato. Questo grazie al cambio nero e alle recenti elezioni politiche di ottobre.

Il cambio nero è una particolare forma …. continua a leggere qui >>

Apr12009

(Brevi) cenni storici sul Nicaragua

(Brevi) cenni storici sul Nicaragua, a cura di travelbaila.it

Le fortune di molti paesi sono molto spesso le loro disgrazie più grandi. Vedasi il petrolio per l’Iraq, le risorse minerarie per molti paesi africani e… quelle naturali per il povero Nicaragua. E quali sono queste risorse?
Il gioiello del Nicaragua sono le sue acque interne. E’ attraversata infatti orizzontalmente dal fiume San Juan, navigabile dal mar dei Caraibi fino al lago di Nicaragua, enorme bacino acquifero che arriva fino a meno di 20 km in linea d’aria dall’oceano Pacifico. Sarebbe bastato tagliare quel pezzo di terra (tratto più corto di quello che si è poi tagliato a Panama) per creare quello che poi gli Stati Uniti hanno creato alcune centinaia di chilometri più a sud, e cioè un canale di congiunzione fra i due oceani, utilissimo per le navigazioni commerciali.

Quando quest’idea venne in mente ad uno dei diversi dittatori succedutisi in Nicaragua, agli inizi del 20° secolo, gli USA avevano già avviato il loro progetto a Panama e non gradirono l’iniziativa nicaraguense. Basti pensare che oggi le imbarcazioni, per poter attraversare il canale di Panama (fino a solo 9 anni fa di proprietà statunitense, ora invece finalmente di Panama) pagano una media di 30000 dollari per barca, con punte di oltre 300.000 $ per le grosse navi – container. Insomma, tanti soldi in ballo, motivo sempre più che sufficiente per alcuni governi per iniziare nuove guerre.
Prima incoraggiando e armando l’opposizione conservatrice interna, poi intervenendo direttamente con i marines nonché installando governi “fantoccio”, l’intervento americano non si concluse con il conseguimento dei diritti a vita sulla costruzione del canale in Nicaragua (che non volevano costruire, ma volevano che nessun altro lo facesse). Ormai il controllo del territorio gli faceva troppo comodo, per cui la CIA continuò a supportare i vari dittatori che si susseguirono (compresi i tre famigerati Somoza, padre + figlio + figlio). In compenso usarono il Nicaragua come base sia per gli attacchi al governo del Guatemala, sia per la (fallita) invasione di Cuba del 1961.
La “perla” finale del nefasto intervento americano in Nicaragua avvenne per merito di Ronald Reagan, negli anni ’80 il quale, dopo solo un paio di anni da quando i rivoluzionari di sinistra (i “sandinisti”, nome derivato da Augusto Sandino, importante rivoluzionario Nicaraguense) erano riusciti a sconfiggere l’ultimo dittatore e salire al meritato governo del paese, creò e finanziò uno spietato corpo militare di ex-soldati delle precedenti dittature e mercenari vari denominati “contras”. Le loro basi si trovavano nei 2 paesi confinanti, sempre sotto loro influenza: Costarica e Honduras.
La tremenda guerra fratricida che ne seguì finì solo nel 1989, sia per la vittoria militare dei sandinisti, sia per la scoperta dei fondi segreti (scandalo Irangate) che la CIA inviava ai contras, provenienti dalla vendita di armi all’Iran (oggi invece “paese canaglia”).

Sembrano storie vecchie e noiose (che qui peraltro ho molto sintetizzato) però sono sempre di estrema attualità. Un esempio (fra i tanti)?

(Da Wikipedia)

USA (Storia del Nicaragua)

John Negroponte fu l’ambasciatore Usa in Honduras, proprio in quegli anni. Secondo non solo i suoi oppositori, ma anche importanti giornali come il New York Times, “condusse la strategia occulta dell’amministrazione Reagan per sconfiggere il governo sandinista in Nicaragua” (Ronald Reagan aveva il timore di un paese comunista in America Centrale). Durante il suo incarico le violazioni dei diritti umani in Honduras divennero sistematiche.

Per esempio fu il supervisore della costruzione di alcune basi di addestramento dei contras (addestramento da parte della CIA), basi dove in seguito alcuni scavi portarono al ritrovamento di centinaia di cadaveri, appartenenti non solo agli oppositori qui incarcerati e torturati ma anche a missionari americani.
Poi fu anche l’organizzatore della strategia del terrore e degli spietati squadroni della morte controrivoluzionari.

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Una “chicca” recente.

John Dimitri Negroponte, secondo alcune teorie, è stato esplicitamente indicato come mandante dell’assassinio di Nicola Calipari, funzionario italiano del Sismi, in Iraq.

L’elenco delle sue malefatte sarebbe lungo, ma nonostante tutto John Dimitri Negroponte non è sparito dalla circolazione, né tantomeno è mai stato processato, anzi…. dove sarà mai finito???

Durante il governo di George W Bush, ricoprirà gli incarichi di ambasciatore USA presso l’ONU, poi ambasciatore USA in Iraq… (e, guarda caso, anche qui le torture non sono mancate – applicò infatti la stessa “opzione Salvador”, il metodo da lui usato in centro America), …e, infine, addirittura numero due del Dipartimento di Stato, vice di Condoleeza Rice (quindi fino a pochi mesi fa).

Conclusione

Fra i diversi dittatori susseguitisi in Nicaragua nell’ultimo secolo, la guerra civile, alcuni governi corrotti, il pesante zampino di altri paesi e un devastante terremoto nel 1972, il risultato è che oggi è il paese più povero dell’America centrale.
Molto diverso dal confinante Costarica che, non avendo avuto nessuna guerra importante ed essendo stato lasciato libero di utilizzare le sue risorse naturali, è diventato oggi il paese più benestante (sempre fra i grandi paesi) del centro America.

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Negroponte (Storia del Nicaragua)

John Negroponte (il dentino nero è un omaggio personale :-D)

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Nicaragua (Storia del Nicaragua)

Nicaragua, una via centrale

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Mar302009

MANAGUA – L’operazione “Palmo Di Naso”

Dopo mesi di quasi totale inattività, si rianima il blog con i racconti dal punto in cui mi ero fermato, cioè poco dopo l’arrivo in Nicaragua.
Qui sono a Managua, i primi giorni dell’arrivo.
Ciao!

L’operazione “Palmo Di Naso”

Dopo aver “tastato” alcuni comedores (letteralmente si traduce in “mangiatoia” :-), ma significa “locali in cui si mangia”), individuo il mio preferito in un esteticamente assai misero bar-ristorante, con 4 tavoli di plastica sistemati sul marciapiede e una piccola cucina vicina. Serve pasti di ottima qualità (il nazionale Gallo pinto – riso bianco fritto con fagioli – una bistecca, insalata e patatine fritte) ad un prezzo eccellente (2,50 dollari). L’unica nota negativa è che si trova a 3 isolati dal mio alloggio, che in questo quartiere “Ticabus” (vedere post precedente) non sono pochi, soprattutto di notte. In risposta ai furbastri e scroccatori vari della zona elaboro allora la tecnica “Palmo Di Naso”, che sembra funzionare sempre. I balordi infatti ogni volta si avvicinano con molta indifferenza, inquadrandomi da lontano e dirigendosi verso di me facendo finta di incrociare casualmente la mia strada. Quando siamo di fronte scatta qualche solita frase di circostanza e poi chiedono qualche soldo. Il problema è che queste vie sono quasi sempre deserte, quindi non è facile rifiutare perché c’è sempre il dubbio di come codesto scassa palle possa reagire. E quindi a volte è meglio pagare (10 cordobas sono sufficienti, mezzo dollaro) ma, per evitare ogni contatto, io preferisco la mia tecnica P.D.N., molto più appagante del “pedaggio” obbligato.

Funzionamento.

Il balordo, come detto, mi ha già inquadrato ed ha iniziato la sua tecnica di abbordaggio, avvicinandosi con disinvoltura per non allarmare il suo obiettivo. Quando siamo abbastanza vicini …. continua a leggere qui >>

Ott122008

Le tappe a Cuba – Il Reggaetton

I diari di viaggio classici, quelli con la descrizione cronologica di tutto ciò che si fa e vede, non mi piace farli (credo si sia notato), tuttavia quel tipo di diario può contenere informazioni più pratiche ed utili per chi dovesse effettuare un viaggio negli stessi luoghi.
Ecco quindi un molto breve diario di viaggio “classico”!

Nel poco più di un mese passato a Cuba, ho visitato le seguenti località.

SANTIAGO DE CUBA
Una delle tappe che mi è piaciuta di più. Qualità principale: la musica! A Santiago, capitale musicale di Cuba, si può assistere a concerti dal vivo di ottima qualità nella storica “Casa De La Trova” (4-5 concerti ogni giorno, ad un costo di 1 CUC – meno di 1 euro – per quelli di giorno, e 5 CUC per quelli di notte), ma anche in altri locali.
Centro storico “infestato” di jineteras, ma costi generali (casa particular, pasti, trasporti cittadini, ecc.) più bassi del resto dell’isola (poco più della metà di quelli dell’Avana). Ottimo il carnevale, sei giorni di feste, sfilate e balli in tre diversi quartieri cittadini, per tutta la notte (fine luglio).

BAYAMO
Tappa di un solo giorno/notte a causa della persistente pioggia e dell’assenza di posti-letto disponibili in tutte le case particular cittadine (ho dormito in una casa privata abusiva). N.C.

BARACOA
Insieme a Santiago le tappe migliori del mio viaggio. Le piccole dimensioni …. continua a leggere qui >>

Ott42008

Son meglio i soldi o la salute?

La società cubana ormai rappresenta un caso praticamente unico al mondo, per cui ci sono alcuni aspetti che meritano una spiegazione a parte.

Credo di non aver chiacchierato con la gente, in un paese straniero, così tanto come questo mese passato a Cuba. Ogni giorno mi capitava con proprietari di case particular, tassisti, decine di nuove conoscenze quotidiane per la strada, alcuni stranieri stabilmente residenti, vicini di tavolo nel ristorante, i fastidiosi jineteros (i trafficoni già descritti negli altri post), ecc.
Il fatto di essere da solo, di dormire in case particular e quindi a contatto con famiglie (anziché in hotel), di spostarmi solo con mezzi pubblici, di non essermi mai isolato in spiagge o isolette (rimanendo quindi sempre in centri popolati) mi permetteva infatti di avere contatti con le persone molto facilmente e per tutto il tempo che volevo (non c’era nessuno che mi richiamava: andiamo qui, andiamo lì… 🙂 ).
Rimanendo a Cuba 35 giorni, e contando i tanti incontri quotidiani, potrei dire di aver sentito il parere forse di oltre un centinaio di cubani, di diversi generi ed età.

Bene, di tutta questa gente posso contare sulle dita di una mano chi era contento della propria condizione e del proprio paese/governo/sistema (un minatore cinquantenne di Holguin e un proprietario di casa particular all’Avana, benestante).

Mi è capitato di parlare anche con alcuni 75-80 enni che avevano vissuto la precedente dittatura di Batista, i quali mi dissero che, nonostante la dittatura e la miseria, secondo loro la gente “media” stava meglio prima, cioè chi aveva almeno un minimo lavoro; stava meglio di oggi. Ok, questi anziani son stati solo 3, per cui la base è piccola, però è stato per me anche quello un parere importante.

Tutto questo mi ha dato, e mi da ancora oggi, tanto da pensare; non riesco a trovare un pensiero finale, una conclusione. Ci son troppe contraddizioni e aspetti quasi incomprensibili. Avendo visitato altri paesi latino-americani, i successi della ricetta cubana a me risultavano evidenti, ma ai suoi cittadini no. Mi trovavo regolarmente a discutere con persone e a prendere spesso io le difese del loro sistema (anche per… addolcirgli un po’ la pillola) mentre loro lo criticavano duramente. Gli parlavo dei loro paesi vicini, della diffusa miseria estrema che a Cuba non esiste, della tremenda …. continua a leggere qui >>

Giu152008

Romania

Breve viaggetto in est Europa, in Romania, per il matrimonio dell’amico Gianni con la bella rumena Nuti. Ne approfitto per fare un piccolo giro nel paese e visitare così, per la prima volta (a parte una breve visita di 2 giorni a Praga 15 anni fa) un paese dell’ex blocco comunista.

Il tutto con la benedizione di Ryanair, che mi ha permesso di arrivare qui in Romania per soli € 10,02! 10€ ho pagato il Cagliari-Milano, 1 centesimo Milano-Arad, 1 centesimo Arad-Milano (volo che poi non prenderò). Prezzi tutto compreso, anche tasse!! Faccio una foto al biglietto da 1 centesimo, pagare meno di così non mi capiterà più neanche se vado in Ghana.

Devo dire che da come, soprattutto ultimamente, si sente parlare della Romania in Italia, mi aspettavo di trovare un paese meno moderno e sviluppato di come invece in realtà è, ma è anche vero che la mia breve visita tocca solo 4 città e, considerando che la Romania è uno dei paesi europei meno urbanizzati (solo la metà degli abitanti vive in città, gli altri nelle campagne), non posso dire di averlo visitato a sufficienza.

Una delle curiosità che per prime ho notato è l’alto numero di Mercedes/Bmw/Audi per le strade, sintomo forse anche della volontà dei giovani rumeni di evidenziare la propria posizione sociale, ma anche espressione del forte rilancio economico che negli ultimi anni la Romania sembra aver avviato, ancor di più dopo l’annessione alla comunità europea, il 1° gennaio 2007.
Tante sono le imprese straniere che qui investono, visto il basso costo della mano d’opera, e molte di queste italiane. In giro così capita spesso di sentire parlare la lingua di Dante, fra turisti e panciuti uomini d’affari.
Insomma, niente di particolarmente nuovo, per cui inizio a spulciare la mia guida per vedere dove andare:

  • Transilvania, mitica e famosa regione rumena, destinazione ogni anno di gran parte dei turisti che arrivano in Romania? No!
  • Costanza e Mar Nero, meta degli amanti delle spiagge (ora qui nel nord Romania ci sono già 30° di giorno!)? No!

La regione che mi incuriosisce di più è il Maramures, una delle zone meno sviluppate del paese dove vita, popoli e ambientazione sembrano essersi fermati al periodo del Medioevo.

Ma le baldorie del matrimonio e dei giorni successivi si portano via diversi giorni, e alla fine con soli 4 giorni ancora a disposizione devo lasciar perdere (o meglio rimandare ad altro viaggio) la visita all’invitante Maramures e pensare qualcos’altro.

Leggendo la storia più recente della Romania, un altro aspetto che mi incuriosisce è la rivoluzione del 1989, quando migliaia di persone si riversarono in strada per manifestare contro l’odiato dittatore Ceausescu e gentile consorte. Mi colpisce particolarmente perché si trattava in gran parte di giovani, universitari, ragazzi della mia generazione. Un centinaio di loro morirono nella cittadina dove la rivoluzione iniziò, Timisoara, e altri 1000 morirono nella capitale Bucarest, sia sotto i colpi dei fucili dei militari di Ceausescu (il quale, come suo solito, cercò di reprimere con la forza qualsiasi ribellione) e sia ancor più crudelmente travolti dai cingoli dei carri armati mentre, seduti per terra, cercavano di fermare la loro avanzata.
Scorrendo le date di nascita riportate su una lapide di Arad, ne noto tante di miei coetanei. Tutti giovani meno fortunati di me. Non potranno, fra le altre cose, mai fare il giro del mondo… 🙁

Mi preparo così, per i giorni restanti, un itinerario verso i luoghi storici di questa rivoluzione: Timisoara e Bucarest.

Dopo Arad (dove c’era il matrimonio) mi avvio così nella vicina Timisoara, florida cittadina rumena che, per l’elevato numero di imprese italiane del Nord-est presenti, è stata anche ribattezzata “l’ottava provincia veneta”.
Nella piazza Victoriei, dove tutto (la rivolta) iniziò pochi giorni prima del Natale di 19 anni fa, c’è una toccante targa che dice “Tu, che passi davanti a questo edificio, dedica un pensiero alla Romania libera”. E come non farlo…

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Timisoara

Le corone di fiori sempre presenti in Piazza Victoriei, Timisoara

Ma ormai mi restano pochi giorni e devo decidermi a cercare il volo di rientro e organizzarmi gli ultimi giorni “rumeni”. Passo quindi la serata dopo cena in un internet café a comprare volo, cercare alloggio a Bucarest, vedere come arrivarci, cosa fare, etc. Preparo così un piccolo itinerario sulla “Bucarest di Ceauscescu”, un percorso a piedi che inizia dal “Palazzo del Parlamento” – o “Del Popolo” come viene chiamato dai rumeni – un enorme edificio di 12 piani e 3100 stanze, il 2° più grande del mondo dopo il Pentagono, fatto costruire dal megalomane dittatore mentre il suo popolo pativa la fame, e poi via via fra altre tappe verso piazza Revolutiei, dove si è conclusa la vita politica (e poco dopo anche quella terrena) del dittatore, oltre a quella di 1000 manifestanti. Poi di notte due serate di salsa nell’unico locale della città (e pare di tutta la Romania) dove questa si balla! Eh eh, se no che TravelBaila sarei? 🙂

Però… però… come ogni volta che abbozzo uno straccio di programma, questo va regolarmente in frantumi poco dopo. Questa volta dura circa 4 ore, il tempo di partire in treno da Timisoara per Bucarest, senza però poi arrivarci.

Nello scalcinato treno (non molto diverso però dai nostri treni regionali, anzi il modello dei vagoni è identico!) dai mille odori, capito in un vagone di persone anziane con le quali è impossibile comunicare, solo i giovani in Romania (ma non tutti) conoscono l’inglese. Le prime ore passano così abbastanza noiosamente, in un continuo dormiveglia. Finché, ad una delle 2750 fermate di quel treno locale, sale una ragazza che si siede di fronte a me, che parla benissimo inglese, la quale mi permette finalmente di scambiare qualche chiacchiera con qualcuno.

Bla bla bla, poi bla bla bla, e dopo bla bla bla, finchè quando Roxana mi propone di visitare la cittadina dove stava andando, Sibiu, dopo una leggera esitazione decido che dopotutto i programmi di viaggio con me non hanno mai funzionato, e non vedevo perché avrei dovuto iniziare proprio ora a rispettarli. Via, decisione al volo a treno già fermo a Sibiu e che sta per ripartire! Niente programmi, solo avventura! 🙂

Sibiu tra l’altro è una città molto bella e vivace, nel sud della Transilvania, designata l’anno scorso “capitale europea della cultura”, e dove proprio in questo fine settimana c’è un festival di teatro ricco di tanti eventi, e con tanti artisti da strada nelle vie del centro.
24 ore a Sibiu per poi riprendere, il giorno dopo, lo stesso treno abbandonato il giorno prima. E’ stata un’inaspettata ma felice permanenza questa di Sibiu.

Ps: comunque alla fine son riuscito a fare, anche se di corsa, l’itinerario di Bucarest. Ho perso solo la visita al Palazzo del Parlamento, chiuso il mattino ai visitatori singoli (non in gruppo) come me.

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LE DONNE

GULP!!! Donne bellissime in Romania, tante, dappertutto! 😮

In treno salivano da paesini minuscoli di 4 case, da sole, con un valigione, che andavano chissà dove. Quelle che vedo in Italia non son così belle come quelle che si vedono qui.
Per strada, commesse nei negozi, in treno, nella reception dell’ostello di Bucarest (questa da applauso e inchino per terra) e infine, per chiudere (è il caso di dirlo) “in bellezza”, la hostess del volo di rientro. Non seguo mai le procedure di sicurezza che vengono spiegate ai passeggeri prima del volo, ma questa volta non ho perso un particolare! 🙂

Viva la Romania!

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Proprio in questo periodo di tensioni, in Italia, verso gli immigrati (anche rumeni), sapientemente alimentate da alcuni politici per puri tornaconti elettorali, chiudo con un pensiero che mi rimane dopo questa breve visita in Romania.

Per noi italiani il periodo buio (guerra, fascismo) è terminato nel ’45, e dopo abbiamo avuto tutto il tempo per risollevarci e crescere economicamente. Per i rumeni un periodo equivalente è finito appena 19 anni fa. Già enormi progressi sono stati fatti, culminati con l’ingresso nella Comunità Europea, altri ne arriveranno.
Ora sono loro che partono con i valigioni, così come dall’Italia partivano nel dopoguerra. I tempi sono diversi, le motivazioni identiche. Chi meglio di noi italiani dovrebbe capirli?

Andate in Romania.

Ricordate, con le offerte Ryanair vi può costare 2 centesimi andata e ritorno da Milano! 😀

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Bucarest Palazzo Parlamento

L'imponente Palazzo del Parlamento voluto da Ceausescu

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