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Set32009

VENDESI Ostello a Cali, Colombia

Breve intervento solo per pubblicizzare la vendita di un nuovo ostello qui a Cali. Il proprietario è un amico.

Nel frattempo… continua la vita qui a Cali, nuova residenza semi-temporanea. A breve (più o meno…) gli aggiornamenti del blog.
Ciao!

VENDESI OSTELLO a Cali (Colombia)

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Gen112009

Sui costi dei viaggi

L’altro giorno mi è arrivata una e-mail dove, fra le altre cose, c’era scritto:
– “Beato te che hai i soldi per viaggiare….etc”.

E discorsi del genere ne ho sentito tanti da quando ho iniziato a fare viaggi lunghi. Anzi, anche da prima, con i viaggi di solo un mese.

Rispondo partendo dal mio pranzo di oggi, qui a Cali, terza città (per dimensioni) della Colombia.

Menù:

  • zuppa calda con pollo, patate, pannocchia di mais, verdure varie, spezie;
  • seconda portata: riso bianco, fagioli, carne (a scelta fra pollo, bovino o maiale), insalata verde, banana fritta;
  • bevanda: aguapanela fresca (bevanda ricavata da un prodotto della canna da zucchero, ha il sapore di un tè dolciastro);
  • due caramelle in regalo.

Pasto consumato in un ristorante sulla Avenida 6^, la via più centrale di Cali, centro anche della vita notturna con tante discoteche di salsa vicine.
Pasto servito al tavolino da gentili camerieri, in una fresca terrazza con tante palme intorno.

Costo del pasto, tutto compreso: …. continua a leggere qui >>

Lug102007

QUEENSTOWN E LO SKYDIVING

Splendido paesino fra i monti con le cime innevate, un bellissimo lago con boschi di abete intorno, piste da sci vicine, ma soprattutto ricco di attività sportive di ogni tipo, e particolarmente di sport estremi. Ci son ben 3 bungee jumping (43, 47 e 134 metri di altezza) ai quali però, dopo sofferta riflessione, rinuncio, mentre decido di provarne un altro: lo skydiving (lancio col paracadute). Chi li ha provati tutti e due assicura che il bungee è più spaventoso, e questo mi tranquillizza.
Il lancio avviene, a scelta, da 9000 piedi (2750 metri, 30” di caduta libera), 12000 piedi (3650 metri, 45” di caduta libera) o 15000 piedi (4575 metri, 60” di caduta libera), non da soli ma in “tandem” con un istruttore, che si fissa dietro nella schiena. Io scelgo l’altezza intermedia, anche per i prezzi non bassi che hanno.

Arriva il giorno fatidico e, dopo un “briefing” (dove cioè ci spiegano tutto) di mezz’ora, compiliamo una dichiarazione di responsabilità dove, nelle prime righe, c’è scritto “….. lo skydiving è sicuro ma non del tutto, sono possibili lesioni personali e anche la morte… “. GULP!!!
Poi, con una dozzina di altri temerari, saliamo in un pulmino che ci porta in una campagna vicina, con un immenso prato con tante pecorelle, un lago vicino, i monti innevati, insomma uno scenario stupendo. Ci viene offerto un caffé caldo ma ci rinuncio decisamente. La tensione c’è già e non è il caso di aumentarla. Quando arriva il mio turno (per fortuna sono ultimo) entro in una sala dove mi fanno indossare tuta, imbragatura, cappuccio, occhiali e guanti. Poi saliamo su un piccolo aereo, 4 coppie più il pilota, tutti seduti e rannicchiati, stretti stretti. Davanti a me c’è un ragazzino inglese che è abbastanza teso, e scambiamo qualche parola giusto per sdrammatizzare. 5-10 minuti di volo e siamo a 12000 piedi, quasi 4000 mt. Si apre così il portellone e… via il primo tandem! L’aereo vira, fa un giro per ritornare sopra il campo base e…. via i secondi, poi i terzi e… ora tocca a me!

Mi avvicino al bordo dell’aereo e mi ci siedo, con le gambe che penzolano fuori. Questo era il momento che temevo di più, perché ricordo che nelle montagne russe o giochi simili la tensione maggiore si ha poco prima di scendere, mentre poi ci si diverte.
Invece mi sbagliavo!
Rimaniamo una decina di secondi in questa posizione, mentre Kevin (l’istruttore) aspetta il punto migliore per lanciarsi e io che cerco di non pensare a nulla, se no è peggio. Ma non c’è neanche molto tempo per pensare, poco dopo arriva la spinta di Kevin e…. giù!

1, 2, 3, 4 …. i primi secondi sono …. continua a leggere qui >>

Apr172007

(SALVADOR DO BAHIA/1) L’arrivo, l’alloggio e il gaglioffo

La seconda volta che riparto da Arraial D’Ajuda sarà quella definitiva e, dopo 13 ore notturne di bus, arrivo la mattina presto del 14 febbraio (vigilia di carnevale) a Salvador, capitale dello stato di Bahia, la città più “nera” del Brasile in quanto in passato fu il principale porto sudamericano di arrivo degli schiavi prelevati in Africa.
Carnevale inizia domani e gli ostelli sono già tutti al completo, con prezzi che per i 7 giorni di festa vengono moltiplicati per 4, o anche più. Se normalmente qui un ostello costa 25 R$ a notte (9 €), da domani fino a martedì i prezzi vanno dai 90 R$ ai 200 R$ (75 €)! E comunque, anche volendo pagare, non c’è più un posto libero negli ostelli rintracciabili via internet. Come fare? Questa volta mi son fatto aiutare da Misato, giapponese conosciuta a Rio, che è arrivata qui già da alcuni giorni e ha fatto la ricerca anche per me. Ha trovato un ostello “clandestino”, senza insegne e senza nome, che costa 55 R$ per carnevale e solo 15 R$ (5,5 €) gli altri giorni. Spartano ma pulito, con bagno in camera e internet gratis ma senza colazione (che a carnevale è inutile, ci si sveglia sempre oltre mezzogiorno). E comunque scopro che nei dintorni c’è un’offerta enorme di alloggi, camere, case private, posti letto nel pavimento, insomma ogni tipo di residenza non ufficiale. Per carnevale qui ognuno cerca di guadagnare qualcosa, per cui è facile trovare alloggi a buon prezzo, lasciando perdere hotel, posadas e ostelli ufficiali che hanno ora prezzi proibitivi. Quindi a chi volesse venire a Salvador per carnevale io consiglio di non prenotare assolutamente nulla, arrivare qui e girare per le strade del centro (Pelourigno), qualcosa si trova sempre anche a carnevale iniziato.
All’arrivo nella stazione di Salvador, notando la mia faccia da “gringo” italiano che, in Brasile come in mezzo mondo, ha la pessima fama di turista ricco e spendaccione, i taxisti si prodigano di offrirmi posadas a prezzo di affare (affare per loro) a 1500 – 2000 R$ per la settimana di carnevale (600 – 750 euro), oltre a passaggi in taxi sempre cari. Ma io, determinato nella mia missione di far ricredere i brasiliani sulle vere capacità economiche degli italiani, mi sacrifico e rinuncio alle posadas super-confort offertemi e mi avvio verso lo spartano ostello che, con le simpatiche blatte, mi sta aspettando a porte aperte. Con due israeliane insolitamente socievoli prendiamo un autobus da 1,80 R$ anziché il taxi da 30 e ci tuffiamo nella metropoli latino-africana.
Salvador, insieme a Rio che comunque la supera in questo campo come supera, credo, ogni altra città latino-americana, ha la fama di città molto pericolosa per cui, anche se ormai sono abbastanza abituato a luoghi dalla fama simile, i primi momenti, direi le prime ore, sono sempre quelle con più tensione. Tensione che solo dopo passeggiate ricognitive nei dintorni dell’alloggio e del centro, per acquisire un po’ di confidenza con il nuovo luogo, si allenta. Provate ad osservare un gatto quando lo si porta in un ambiente in cui non è mai stato: osserva tutto, si muove piano, annusa in giro con prudenza. Ecco, esattamente così! Infatti, appena scendo dall’autobus in una larga strada nei pressi del centro e un brasiliano mulatto/scuro si offre di guidarmi per un tratto di strada, storco un po’ il naso ed esito un po’ prima di seguirlo, sempre però ad una certa distanza ed osservando accuratamente ogni particolare. Come il gatto di cui sopra.
Ma sembra un tipo tranquillo, vestito bene, con una faccia normale (cioè non da delinquente) e infatti in pochi minuti mi accompagna fino ad una funicolare con la quale si sale rapidamente fino al Pelourigno, il centro storico di Salvador. Mi spiega come arrivare su e dove è meglio non passare per evitare i ladri, mi dà il benvenuto nella sua città, mi saluta e se ne va. Rimango sconcertato. Non mi ha chiesto soldi, non mi ha consigliato alcun hotel di suoi amici in cui andare, non ha cercato di vendermi niente, mi ha solo aiutato. Sento quasi dei sensi di colpa per aver dubitato di lui, e penso ai soliti preconcetti che si hanno quando si viaggia in paesi come il Brasile. Io ricco turista, lui povero nativo, mi vuole sicuramente fregare. E con questi pensieri nella mente arrivo su al Pelourigno.

 

pelourinho

Pelourigno

Ma il Brasile non è il paese delle certezze, e c’è sempre qualcosa che contraddice ciò che si è appena imparato. Esco dalla cabina e, dopo pochi metri, ecco …. continua a leggere qui >>

Mar292007

(ARRAIAL D’AJUDA/2) La partenza – Itacarè

Dalla notte della pioggia si stringe fra me, Alvaro e David uno stretto legame di amicizia. Andiamo da ogni parte sempre insieme.
Da ricordare l’escursione a Recife De Fora, una barriera corallina vicina. Ci si arriva in barca e, nonostante l’acqua a tratti torbida, si possono ammirare tantissimi pesci colorati tropicali. Gli avvistamenti più numerosi sono stati quelli degli enormi pesci-pappagallo, blu/azzurri, e dei piedi dei turisti vicini, rosa pallido. Infatti la barriera visitabile non era grandissima, e i 4-5 traghetti arrivati insieme a noi hanno scaricato in acqua centinaia di persone.
Quel giorno però siamo dovuti scappare da Arraial perché in alcune spiagge si presentò un fenomeno a me sconosciuto fin’ora: la marea rossa. Si tratta di una piccola alga galleggiante, di colore rossiccio, che in grandi banchi ogni tanto raggiunge la costa e la cui formazione è causata dall’inquinamento marino. Si trova soprattutto nelle coste sudamericane di Brasile e Cile. E’ tossica, ma solo se ingerita in forti concentrazioni tramite frutti di mare crudi. Questo in teoria (informazioni cercate la sera su internet, quando però era già tardi!). Infatti il giorno dell’arrivo della marea rossa ci sono finito proprio in mezzo durante una lunga nuotata. E gli altri pure. Conseguenze: per me leggere, solo spossatezza e leggero dolore di ossa come quando si ha la febbre, David invece aveva un po’ di febbre e due ragazze cilene mal di stomaco tutta la notte. Bè, ora almeno abbiamo imparato a riconoscerla. Ricordate: marea vermelha.

I giorni passano, le abbondanti feste delle notti pure, altre persone arrivano, qualcuno è partito e io sono sempre qui. Ormai sono quello che c’è da più tempo nell’ostello di Arraial, ma ogni giorno si conoscono persone nuove e, contando anche i “vecchi”amici ancora tutti presenti, partire diventa sempre più difficile. Ma il carnevale ormai è alle porte e non aspetta me, e devo spostarmi più a nord, verso Salvador, con una tappa di alcuni giorni ad Itacaré, altra località simile ad Arraial. E quindi un bel giorno mi decido e dico a tutti: domani parto! Naturalmente non ci crede nessuno, l’ho già detto tante volte, ma questa volta provo a partire veramente. Saluto tutti, inevitabile notte di bagordi la sera prima per la mia “despedida” (saluto d’addio – a dire il vero notte uguale a tutte le precedenti! 😉 ) e, quando manca poco alla partenza del bus, Alvaro e David mi ricordano che dobbiamo scambiarci tutte le foto fatte. E fra scaricare, copiare e masterizzare 2 cd passa un’ora abbondante, e con essa perdo anche l’unico bus per Itacarè. Quando arrivo alla stazione e lo scopro non so se essere più dispiaciuto o contento, tuttavia c’è ancora un’altra possibilità (cambiando tre bus) per partire. Che però questa volta non perdo.
Mentre mi allontano con il bus mi incollo al finestrino com’è mio solito, ma questa volta non riesco a vedere niente fuori. Le sole immagini che mi passano davanti agli occhi sono quelle di queste due settimane passate ad Arraial che mi sembrano lunghe una vita, e delle persone conosciute. Bellissimi ricordi di giornate e notti passate insieme e, anche qui come sempre, persone che per la maggior parte mai più rivedrò. E, come quando lasciai Rio, anche questa volta le lacrime scendono.
Addio amici miei!

Amici ostello Arraial D Ajuda

Amici ostello Arraial D'Ajuda

I PERSONAGGI

  •  David, lo svizzero/spagnolo che ha appena iniziato il suo secondo anno di viaggio; in 3 anni deve risalire tutto il Sudamerica, da Usuhaia al Messico e ritorno (nell’altra costa), tutto in… bicicletta!
  • Alvaro, argentino, nelle sue vacanze estive;
  • Cristian, l’esuberante argentino sempre in movimento, che un giorno nel tentativo di imitare un brasiliano che faceva le capriole in aria si spiaccica la faccia sul bagnasciuga della spiaggia; rimarrà poi tre giorni con la faccia pesta!
  • Paolo, il carioca che ogni giorno iniziava con i suoi intrugli (cocktail superalcolici) dalle 3 del pomeriggio per arrivare la sera alle 8 che era già colmo di alcool e andava a dormire quando noi tutti uscivamo;
  • Giuliana, la brasiliana/giapponese e Irene e Nena, di Curitiba;
  • i 3 simpatici “paulisti” (di S. Paolo) e i loro giochi di carte alcolici (“ciancio”, un gioco con tante penitenze, durante il quale mi è toccato baciare il simpatico coniglio domestico dell’ostello – da quel giorno lo chiamavo sempre “mi amor” – e “sueco”, un altro gioco sempre con tante penitenze ma questa volta solo alcoliche);
  • e poi le due argentine, i tantissimi cileni, gli inglesi, gli immancabili israeliani, le cameriere dell’ostello, la guardia notturna, la mezzo pazza signora di Brasilia, …

 

ITACARE’

Ci capito nel momento sbagliato e non faccio in tempo ad apprezzarla. Ci rimango solo due giorni, in cui in uno piove e nell’altro finisco nella spiaggia peggiore, per cui rifaccio lo zaino e riparto per… Arraial!!!
Eh eh, perché no, se ci stavo così bene? Ho giusto due giorni di tempo prima di carnevale e mi rifaccio così 7 ore di bus per passare altri due giorni fra persone care.
SAUDADE* !

* (Si legge “saudagi”). Parola brasiliana dal significato profondo non facilmente traducibile, che è una via di mezzo fra “nostalgia” e “sentire la mancanza di”.

Ps: fra altri 2 giorni tutte le foto di Arraial D’Ajuda!

Mar272007

(ARRAIAL D’AJUDA/1) La vacanza

INTRODUZIONE

Il viaggio non è una vacanza. Per vacanza normalmente si intende un periodo di riposo o di svago, molto spesso associato al mare o alla montagna. Il viaggio è molto di più di una vacanza. E, al contrario della vacanza, non sempre ci si riposa.
Bisogna tenere sempre attivi i cinque sensi (e spesso serve anche il sesto) per cercare di percepire tutto il percepibile e capire un luogo e la sua gente più di quanto un semplice “scatta e riparti” ci possa lasciare. Poi ci sono lunghe camminate da fare con lo zaino in spalla, sotto il sole cocente dei tropici, o faticose escursioni in foreste dall’altissima umidità e con miliardi di zanzare (maledette, perché non vi estinguete??). Pure qualche timore ogni tanto si avverte, rientrando la notte a “casa” (ostello) nelle malfamate metropoli sudamericane. E che dire poi delle lunghe ore passate, a volte, immersi nella fresca piscina dell’ostello mentre fuori impazza il caldo? 😀 I lati positivi naturalmente sono molti di più e sono quelli che descrivo nelle pagine di questo blog. Ma nulla vieta che all’interno di un viaggio non si possa anche fare una vacanza. Magari in un paesino di mare carino, con belle spiagge e senza la violenza delle città.
E così, dopo il mese “cittadino” a Rio De Janeiro e la breve parentesi montana ad Ouro Preto, decido di andare… in vacanza al mare! Arraial D’Ajuda, arrivo!

ARRAIAL D’AJUDA

Si arriva in autobus fino a Porto Seguro, si prende un traghetto per cinque minuti, poi un altro mini-bus e si arriva in questa piccola località di mare. Villaggio carino, centro super-fighetto (e quindi pieno di turisti italiani, che adorano i posti fighetti) con boutique e ristorantini molto curati, e zona al di fuori del centro più “brasiliana”, dove c’è anche l’unico ostello di Arraial e in cui mi ci infilo di corsa.
La spiaggia come al solito non è granché (ma, come ho scritto altre volte, essendo sardo ho il palato difficile) ma è molto lunga (diversi km) e per un bel tratto provvista di tanti piccoli bar-ristorante, ognuno con una musica diversa che spara a volume alto sulla spiaggia. Basta consumare una bevanda qualsiasi e si ha diritto a sedia, tavolo, ombrellone e sdraio, per cui semplicemente in base alla musica gradita scelgo ogni giorno dove rosolarmi al sole.
Passano così 4-5 giorni tranquilli e decido di spostarmi nella vicina Trancoso, dove il fine settimana c’è un importante festa che si svolge una volta al mese, quando c’è la luna piena. Preparo lo zaino, mi avvio alla reception dell’ostello per pagare ma, pochi metri prima, incontro Alvaro, argentino arrivato la sera prima in ostello, che mi propone di andare con lui e un gruppetto di brasiliane (anch’esse clienti dell’ostello) in una spiaggia vicina, sempre a Trancoso. Tempo due secondi e decido: ok, partirò domani. Quest’ultima frase la ripeterò in seguito tante altre volte, ma solo dopo altre due settimane riuscirò, a fatica, a lasciare Arraial.

PRAIA DO ESPELHO E LA NOTTE GOLIARDICA

Da quel giorno in poi infatti formiamo un gruppetto che ogni giorno si allarga sempre più. Io, Alvaro, David (svizzero) e le brasiliane del bianco sud passiamo le giornate insieme. Finché un giorno organizziamo una gita alla meravigliosa Praia Do Espelho, ad un’ora di mini-bus da qui. Ma, per movimentare un po’ di più la gita, all’ultimo momento invitiamo anche tre belle cilene arrivate da pochi giorni in ostello, che sembra non siano molto gradite alle brasiliane. E, siccome dobbiamo dividerci in due diversi bus, noi e le tre cilene andiamo in uno e le brasiliane nell’altro. Eh eh, da quel momento in poi scatterà una feroce (ma divertente) rivalità femminile!
All’arrivo ci dirigiamo verso il lato sinistro della spiaggia, all’ombra di alcune palme, e le brasiliane per ripicca vanno all’estremo opposto, a destra. All’ora di pranzo ci incontriamo a metà strada per un breve spuntino, poi loro si dirigono a sinistra e allora noi, continuando le “ostilità”, andiamo a destra. Ma oltre il promontorio a destra si apre un’altra grande spiaggia, bellissima e deserta.

Praia Do Espelho

Praia Do Espelho

Bisogna attraversare prima un fiume con l’acqua quasi fino al collo e poi… c’è un vero paradiso. Iniziamo a correre nel bagnasciuga fino in fondo, a fare capriole, a tuffarci in mare, poi nella sabbia, poi saliamo su una roccia dalla quale si vede tutta la costa e poi di nuovo in mare. Lo spettacolo della natura risveglia in noi gli istinti più infantili. Trovo una noce di cocco secca sulla spiaggia e la sua forma ovale mi ricorda una palla da rugby. Via, si disegna il campo e iniziamo a giocare a rugby (mai giocato in vita mia, non so nemmeno da dove si inizia). Dopo soli 2 minuti la partita si chiude 2-0 e con due infortuni in campo, uno per minuto. Qualche foto lì, in quel luogo fuori dal mondo, e iniziamo il lento rientro. Abbiamo appuntamento per le 17 ai bus con le brasiliane e manca poco. Ma, mentre camminiamo… incontriamo un bar sulla spiaggia con una piccola terrazza di canne proprio davanti al mare dove ci si può sdraiare… come non fermarsi?

E allora arriva il finale. Caipirinha al maracujà (un frutto tropicale) sdraiati con vista mare e tramonto in arrivo. Un’oretta così e si chiude la splendida giornata a Praia Do Espelho. Indimenticabile. Anche per Alvaro, l’unico dei tre che da alcuni giorni stava insieme ad una delle brasiliane, che dopo la giornata di Praia Do Espelho verrà immediatamente scaricato! Va bè, per una giornata così ne valeva la pena. 😀
Ma… non è ancora finita!

            
BOLLINO ROSSO – ATTENZIONE: TESTO DISEDUCATIVO

Rientriamo in ostello, doccia, spesa al vicino supermercato (coca-cola, rum, ghiaccio), prepariamo i drink e ci sdraiamo nelle amache della terrazza al primo piano, dalla quale si domina tutto il movimento dell’ostello. Passano le cilene …. continua a leggere qui >>

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