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Set262008

(Lavori nel mondo) Ristorantino italiano “semi-mobile”

Durante i viaggi ho avuto modo di osservare in giro qui e là alcuni lavori che si potrebbero fare nei vari paesi (il giro del mondo in questo caso è stato una vera miniera) per mantenersi in viaggio (o per integrare il mio ora ridotto stipendio). Lavori fatti già da altri che sono partiti prima di me, o anche solo idee su attività con qualche possibilità di successo, anche se piccolo. Non importa guadagnare tanti soldi, ma il tanto giusto per mantenersi in viaggio, e spesso in paesi dove il costo della vita è molto basso.

Spesso è capitato così di incontrare anche altri italiani, gran parte dei quali per mantenersi hanno aperto quella che credo sia l’attività più diffusa fra loro: un ristorante (o pizzeria) italiano.
“Bella Italia”, “Pizza Mia”, “Mamma mia” e altre amenità del genere sono alcuni dei classici nomi usati, uniti al tricolore esposto dappertutto. E la indiscutibile fama della nostra cucina generalmente garantisce ottimi successi, fatto che spesso viene sfruttato anche da altri ristoratori non di origine italiana.

Tutto ciò però non mi ha mai attirato perché presuppone lo stabilirsi in un posto fisso e poi lavorare ogni giorno, e poter quindi viaggiare poco. Per lavorare ogni giorno e rimanere in un posto fisso, pur se bello ed esotico, me ne rimango in Italia – ho sempre pensato. Dopo un po’ la routine subentra perfino nella più bella isola dei Carabi, e ci si annoia. Bisogna sempre cambiare.

Qualche giorno fa invece qui in Nicaragua …. continua a leggere qui >>

Lug72008

La libertà di viaggiare

Quanto vale la libertà di viaggiare?

Che prezzo può avere la libertà di poter girare il mondo, magari con pochi soldi in tasca, ma potendo rimanere a lungo in viaggio e quindi poter approfondire meglio la conoscenza dei paesi che si visitano, con tutti i vantaggi che ciò comporta?

Qualcuno potrebbe dire: “Non ha prezzo”. Giustissimo, però io per il momento un valore glielo ho dato: metà del mio stipendio.
E la formula magica che mi permetterà di poter stare in viaggio per 8 mesi all’anno e gli altri 4 tornare in Italia a lavorare è questa:

Part-Time verticale al 41,37% !

E che è???

Spiego ora di cosa si tratta 😉

Il “part-time” è una variazione del normale contratto di lavoro che spetta a tutti i dipendenti pubblici (forse anche privati, ma sarà più difficile richiederlo), escluse solo le forze armate, i militari e i vigili del fuoco.
Con questa modifica si diminuiscono le giornate annue (o le ore) di lavoro, e in proporzione diminuisce lo stipendio e i contributi pensionistici. Poi i giorni (o le ore) in cui non si lavora uno se le può gestire come vuole, in due modalità: “orizzontalmente” (lavorando cioè tutti i giorni ma per meno ore – utile a chi ha bambini piccoli) o “verticalmente” (lavorando meno giorni alla settimana – utile ai pendolari o a chi ha un secondo lavoro consentito – o, come nel mio caso, meno mesi all’anno! :-)).

Il part-time conviene anche allo Stato perché risparmia soldi, e fra l’altro non è a discrezione del Direttore come l’aspettativa, ma deve essere rilasciato a chiunque ne faccia richiesta (a meno che in tanti l’abbiano già richiesto nello stesso ufficio).

Facciamo qualche esempio pratico: part-time al 50%.

In questo caso si avrà esattamente mezzo stipendio ogni mese dell’anno, e si potrà lavorare:

  • 3 ore e mezza circa ogni giorno (orizzontale);
  • 2 giorni alla settimana anziché 5 o 6 (verticale settimanale);
  • 6 mesi all’anno (che con le ferie e le festività si riducono a 5 e mezzo – verticale).

Questa percentuale di lavoro può scendere ancora, fino ad un minimo del 30%, il che significa solo 3 mesi di lavoro e 9 di libertà. Però così lo stipendio rimanente diventa eccessivamente basso, per cui per me ho calcolato una via di mezzo, il 42%, che con l’aggiunta di ferie e di tutte le ore in più lavorate nei mesi scorsi mi permetterà di essere libero dal lavoro (e quindi in viaggio) per 8 mesi! 😀

Naturalmente se uno ha esigenze diverse, o non vuole o può rinunciare ad una fetta così grande di stipendio, può optare per percentuali più leggere, tipo 80 o 90%, che permetterebbero di avere 2, 3 o 4 mesi liberi con una minima riduzione di stipendio, tempo sufficiente per un ottimo viaggio.

Insomma, il tempo libero che si può ottenere è direttamente proporzionale al denaro che si è disposti a perdere.

“Il tempo è denaro”, recita un famoso aforisma di Benjamin Franklin. Vecchio ma sempre attuale, anche nei viaggi!
Aforisma che io modificherei però in “Il tempo è vita” (il denaro e il lavoro eccessivo no).
I soldi vanno e vengono, la vita (e la giovinezza) se ne va e non ritorna indietro.

Secondo voi, cosa è veramente importante nella vita?

Ciao!

Ps: Prossima partenza: fine luglio
….. Destinazione: Centro America, Caraibi, Sud America
Era forse meglio rimanere in ufficio?? 😉

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contratto part-time

Il mio nuovo contratto di lavoro (e di vita)

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Giu42007

MANAUS, e il sogno perduto

A Manaus scelgo un tranquillo hotel anziché rituffarmi nel trambusto di un ostello. Ogni tanto in viaggio ci vuole anche un momento di ritiro e riposo per ricaricarsi un po’ e sistemare alcune cosette, come per esempio gli ormai due mesi di ritardo nel riportare su carta (e web) i ricordi di viaggio.

Manaus è la città sudamericana più sfruttata per quanto riguarda le escursioni nella foresta, e per questo motivo ad ogni angolo di strada c’è qualcuno che propone “escursioni selvagge nella giungla” o “escursioni fuori dalle piste battute, dove gli altri non vanno”, incontri con indios e caimani, bla bla bla. Per lo più, visto l’alto numero di turisti che arriva qui per la foresta amazzonica, sono ormai escursioni troppo commerciali, da foto con il serpente nel collo (ebbene, una l’ho fatta anch’io!) o il grande pappagallo in mano. E per di più sono molto care. Io conservo i miei ricordi della escursione fatta tre anni fa nella foresta amazzonica del Venezuela, da solo con un indio per tre giorni nel suo piccolo villaggio, ed evito così questi poco allettanti tours. E risparmio. 😀
Mi concedo solo una visita di mezza giornata in una zona qui vicina, dove avviene l’incontro delle acque di due grandi fiumi: il Rio Negro (con acqua nera e calda) ed il Rio Solimoes (con acqua bianca – che poi è marroncina chiara – e più fredda). Per qualche chilometro i due fiumi scorrono paralleli e le acque non si mischiano, trasformando così il Rio Delle Amazzoni in un Rio Juventino (però non ruba acqua a nessuno). Poco dopo (siamo in barca) ci abbordano 3 o 4 canoe di ragazzini indios, ognuno con in mano un diverso animale della foresta da fotografare. Si, lo so, non bisogna incentivare questo tipo di molestie agli animali, però c’era un bradipo (che in portoghese viene chiamato “pigrizia”! :-)) con il viso così simpatico che non mi son trattenuto dal prenderlo in braccio per un po’. Con quelle sue 3 unghione, pur non appuntite, si ancorava dappertutto (braccialetto, cinghietta di orologio, spigoli della macchina fotografica). E così anche con un’anaconda, più inquieta del tranquillone bradipo, che si poteva prendere in mano solo tenendogli la bocca ben chiusa.

anaconda

In hotel una mattina mi perdo a far scendere l’acqua dal lavandino, ma il vortice che si forma non gira come dovrebbe. Mumble, mumble, siamo ora sotto l’equatore e dovrebbe girare in senso orario, ma qui gira un po’ come gli pare, in entrambi i sensi. Neanche lui rispetta le regole! Segue una ricerca su Wikipedia (la più grande miniera di cultura gratuita!) e risolvo il problema di oggi (bè, se in viaggio non ci son problemi importanti, qualcuno bisogna crearselo). Come al solito quello sentito in Tv era una vera e propria leggenda metropolitana. In una puntata di “Turisti per caso”, con Patrizio e Syusy, avevano fatto vedere che, spostandosi anche solo di un metro dalla linea dell’equatore, il senso del vortice cambiava. Balle! Vicino all’equatore la forza del cosiddetto “principio di Coriolis” è quasi nulla, quindi il vortice viene influenzato da altri fattori come la forma del lavandino o il movimento iniziale dell’acqua. Ecco, quindi potete anche non sprecare acqua quando sarete in giro nei pressi dell’equatore. Caso felicemente risolto, mi ricompenso con un bel Guaranà de Amazonas, sempre ottimo (la ricetta la sapete già).

A Manaus altre visite interessanti sono state quelle al Museo della Scienza di Manaus (bello e introvabile, più introvabile che bello perché, dopo che gli autisti di 3 autobus mi lasciano in 3 posti diversi, rinuncio alla sua visita), Palacio Rio Negro (chiuso 3 volte su 3 che ci sono andato – ci rinuncio), Museo Do Homen Do Norte (chiuso per restauri dal 2001!), Museo Do Indio (ok, finalmente) e il bel Parque Da Ciencia, con all’interno anche una discreta fauna amazzonica (l’enorme pesce bue, caimani, tartarughe, roditori, etc.).

caimani

Ma la visita più interessante è stata la visita alla casa di Nazarè! Ricordate la ragazza del precedente post? Dopo l’incontro nel traghetto, per tanti giorni ci pensavo continuamente. I suoi racconti della vita nella foresta e il suo attuale inserimento nella giungla cittadina mi avevano impressionato ed incuriosito tanto. Dopo vari tentativi per telefono falliti (vive ora praticamente segregata in casa, non può uscire) riesco a combinare un appuntamento a casa sua, anche se avrei voluto tanto uscire in giro con lei piuttosto che stare chiuso in casa. Ricordate il film “Crocodile Dundee”? Era la storia di un uomo che aveva vissuto sempre nella giungla e poi di colpo veniva portato nel centro di Manhattan. Ecco, la storia di Nazarè, anche se non così estrema, è molto simile, e sarei curiosissimo di vedere le sue reazioni girando per Manaus. Ma non mi do per vinto e, dopo un paio di giorni di chiacchiere in casa, riesco a convincerla ad una “fuga” nascosta in città. Nascosta perché ora sta vivendo e lavorando a casa di una cugina che vive in un lontano sobborgo periferico di Manaus, la quale le ha proibito di uscire perché, dice lei, la città è pericolosa e lei non conosce nulla. In parte ha ragione, ma così sicuramente è esagerato.

Arriva il fatidico giorno, 1 maggio. Possiamo uscire solo di giorno, quando la cugina è al lavoro. Dopo un’ora di autobus sono quasi arrivato a casa sua. Telefono per la conferma e invece di lei mi risponde il marito della cugina! E quindi chiudo subito. Accidenti, mi accorgo solo ora che anche qui il 1° maggio è festa nazionale, e nessuno lavora. Ecco il perché di quei cortei in centro. Grunt grunt, tutto annullato.
Secondo tentativo, 2 maggio. Oggi va!
Arrivo, è già pronta. Si è vestita bene, ha un elegante vestito nero e scarpe alte (ma se dobbiamo camminare in centro?). Ma è molto nervosa, non sa cosa c’è lì fuori. Non è mai uscita da quella casa, ha solo intravisto qualcosa dal finestrino dell’auto che il primo giorno l’ha portata lì.
Usciamo, prendiamo un autobus. Ora quasi trema, ha le mani sudate. Gli autobus cittadini brasiliani, così come quelli extraurbani, hanno solo due velocità: fermo o avanti veloce. Non ci sono vie intermedie. Solo che in città con tutti gli stop, fossi, semafori, curve e traffico, l’autobus balla continuamente da una parte all’altra. Peggio di andare a cavallo. Ed è, mi dice, la prima volta che sale in un autobus. Quando era nel suo villaggio a volte andava a far rifornimenti di viveri in un paese più grande, ma sempre con un auto di un vicino, mai usato mezzi più grandi.
Scendiamo nella “zona franca”, il centro di Manaus, dove ci sono centinaia di negozi uno a fianco all’altro, con migliaia di persone per strada. Nazarè rimane impressionata dalla quantità di gente, abituata com’è al suo paesino di 20 case, per di più molto distanti fra loro. Ma quando passiamo in una via con tanti negozietti straboccanti di abbigliamento le si illumina il viso! Bè, le donne sotto questo punto di vista sono sempre uguali.
Arriviamo così al grande teatro di Manaus, il palazzo più bello (progetto italiano!) e importante della città. E mi chiede:”Che cos’è un teatro?”. Ehm…. dunque…. allora.… Bò, non so cosa rispondere! Un po’ per il mio portoghese abbastanza semplice ma soprattutto per il fatto che non saprei come spiegarle cosa è un’opera o una recita (in casa prima non aveva neanche la Tv), me la cavo dicendole che ci fanno concerti di musica. Non voglio dirle cose che non può capire, credo le aumenterebbe la confusione che già ha. Ci giriamo dall’altra parte e vede una grande chiesa. Altra domanda:”Perché è così alta quella chiesa?”. Ehm…. dunque…. allora.… Acc, a queste domande non riesco a rispondere! Anzi, mi fanno venire dubbi anche a me. Perché le chiese sono così alte? Forse perché se fossero basse non ci sarebbe aria a sufficienza per respirare quando si riempie? Bò, questa è l’unica soluzione che mi viene in mente.
Per concludere il giro (abbiamo poche ore a disposizione), piuttosto che andare in un parco che forse, abituata com’è alla natura, non le direbbe molto, scelgo una meta caratteristica delle grandi città, che poi mi dirà è il luogo che le è piaciuto di più: l’Amazonas Shopping, il centro commerciale più grande di Manaus. Qui facciamo una foto seduti in un tavolino di un bar, e mi dice che gliela vorrebbe mandare alla mamma per farle vedere dove era stata. Caspita, per la foto davanti al bellissimo teatro Amazonas non aveva aperto bocca. E, dopo qualche problema nel salire e scendere sulle scale mobili (mette sempre i piedi al centro, fra uno scalino e l’altro), la riaccompagno a casa. Ne ha già abbastanza, troppe cose nuove. E poi ha paura che la cugina telefoni a casa e non la trovi.

Ricordate, dal precedente post, perché è venuta a Manaus? Per la voglia di conoscere il mondo? Si, se fossi ripartito da Manaus con il ricordo di quella breve chiacchierata in barca, avrei sempre conservato il bel ricordo di questa ragazza che, di sua volontà, aveva lasciato la terra natia per la curiosità di vedere cosa c’era al di là del fiume. Una bella poesia da conservare fra i ricordi di vita, più che di viaggio.

E invece… le poesie quasi sempre esistono solo su carta, non nella realtà.

Quando ci incontriamo a casa sua, in breve tempo mi racconta la sua vera storia. Si è appena separata, due settimane prima di partire. Ha un figlio di tre anni che è stata costretta ad abbandonare (per ora) con la forza. Il marito beveva, picchiava lei e il figlio, “mulherava” (in portoghese “andava a donne”) e, quando lei l’ha lasciato, l’ha minacciata di morte se portava via il bambino. E anche se non lo portava via. Così è dovuta scappare via, lontano, lasciando suo figlio ai genitori di lui e temendo per la sua stessa vita. In quel villaggetto sperduto nella foresta la polizia non esiste, tantomeno i servizi sociali.
Ma come, e io che pensavo alle baracche nella giungla, fra palme verdi, scimmiette e pappagalli colorati. Una vita felice insomma. E invece, oltre alle scimmiette c’era lo scimmione cattivo che rovina il mio sogno. Ora capisco perché ha sempre quell’aria triste, non è dovuta solo al suo carattere chiuso.
La storia dello scorpione? Vera, però mancava il contorno della storia. Quella notte, come faceva sempre, trasportò per ore l’acqua dal fiume alla cisterna di casa, 500 metri per andare e altrettanti per tornare, con un secchio in testa. Aveva il bambino piccolo in casa e le serviva tanta acqua, e il marito non l’aiutava mai in quel lavoro. E così, dalla stanchezza, non vide lo scorpione per terra e ci mise il piede sopra. Il marito quella notte era a letto che dormiva, sbronzo, e non poteva aiutarla. La sua fortuna fu che quella notte aveva ospitato in casa un bambino dei vicini, di 11 anni, che così corse per un chilometro, di notte nella foresta buia, per andare a cercare l’antidoto. E dopo un giorno di sofferenze (mi dice che l’antidoto fa tremare il corpo per un giorno intero) si salvò.
E il cobra? Tutto vero, ma quel giorno, per il gran spavento, perse il bimbo che aveva in grembo.

Bè, adesso il blog è diventato uno spazio per problemi matrimoniali? No, però questa triste storia dimostra che, anche andando a cercare il più piccolo villaggio sperso nella immensa giungla amazzonica, i problemi sono gli stessi, che so, del centro di Roma o di New York. Non esistono paradisi, la mente dell’uomo (inteso come genere umano) è bacata in ogni angolo di mondo. Anche in Colombia, quando feci una visita ad un villaggio di indios (questi al 100%, vivevano in capanne – qui ci son le foto -> FOTO ) ricordo che quel giorno la comunità aveva un problema ed erano tutti tristi. La moglie di un giovane aveva scoperto che il marito il giorno prima l’aveva tradita con una donna di un altro villaggio vicino. Insomma, soliti problemi dappertutto!

Bene, ora devo chiudere questo post e ci vuole un finale… ah si, eccolo.

Come finisce la storia di Nazarè? Bene, ora lei rimane un po’ di tempo qui a Manaus, per far calmare le acque e i nervi del marito violento e inoltre per lavorare e mettere da parte un po’ di soldi. Appena ne ha a sufficienza ritornerà nella foresta e si riprenderà il figlio. Con i soldi si può fare tutto in Brasile, anche nel cuore della foresta amazzonica.
E quindi, ancora una volta (ma per motivi ben diversi dal post precedente), buona fortuna Nazarè!

Nazare

Qui ci son le foto di Manaus!

FOTO Manaus

Ciao!

Mag102007

(SAO LUIS/2) Il maltese e la filosofia latino-americana

Un giorno a Sao Luis conosco in un autobus un ragazzo maltese (non era corto, però… ok, questa era fredda!). Si parla del viaggio, solite cose e poi ci si saluta. Il giorno dopo lo rincontro per caso in un ristorante e mangiamo insieme. E quindi parliamo più profondamente.
Ingegnere, sui 30 anni o poco più, a Malta aveva un ottimo lavoro, sicuro e ben pagato. Si era quindi comprato la casa e aveva anche la ragazza già da un po’, rapporto stabile. Un giorno in ufficio si è fermato ad osservare il salvaschermo del suo pc (un paesaggio tropicale) e ha detto:”Ma che ci faccio qui?”. In pochi giorni ha lasciato tutto (lavoro, casa e donna) ed è partito per un lungo viaggio in America Latina, con data di rientro “aperta”. E come lui ne ho incontrato anche altri in questo viaggio, anche un italiano pochi giorni fa sul Rio delle Amazzoni. Come può succedere questo?
A volte son più le certezze che spaventano rispetto alle incertezze. Il sapere già cosa si farà i successivi 10-20 anni rispetto al non sapere cosa fare o dove andare il giorno dopo. La vita è una sola, non si può rovinarla, a parer mio, pianificando sempre tutto, togliendole il gusto dell’imprevisto, dell’ignoto. Togliendole il sale. E’ come mangiare una bistecca senza sale. Certo c’è a chi piace così, senza sale, giustissimo. Ma a me la carne è sempre piaciuta con molto sale, mia madre lo sa bene. Magari non come in Brasile, che di sale nella carne ce n’è sempre troppo e, pensando bene alla metafora, a volte ce n’è troppo anche nella vita reale. Ma qui va bene così, molto sale nella carne, molto sale nella vita. Per pensare a domani c’è tempo. Per ora pensiamo all’oggi.

Questo è uno dei cardini della filosofia latino-americana, esattamente l’opposto di ciò che si pensa dalle nostre parti. Il mutuo, la casa, lavorare tanti anni per avere una buona pensione domani, tutte cose da fare in gioventù per poi, un lontano giorno, arrivare alla terza età e godersi i frutti, quando però la giovinezza è ormai sfiorita. Non è forse meglio fare esattamente il contrario, godersi prima di tutto la vita e poi pensare a tutto il resto?
Ecco, ora vi do i compiti per casa. Riflettete su queste righe nel prossimo week-end, poi datemi qualche risposta. Anzi, ora ci faccio un sondaggio in proposito, qui a destra.
Ciao!

Ott22006

L’inizio… (seconda ed ultima parte)

Nell’Ufficio dove lavoro ci sono state importanti novità.

Una delle dirigenti si è un po’ presa a cuore la mia domanda di licenziamento e si è data da fare per farmi rilasciare dal direttore il permesso che avevo richiesto prima della domanda di licenziamento, e cioè l’aspettativa. E in un paio di settimane infatti il direttore mi ha convocato e dopo alcune discussioni ho finito per accettare l’aspettativa e il ritiro delle dimissioni.

Non è un passo indietro. Il fatto stesso di essere arrivato al punto di presentarle è per me molto importante, e so che come son riuscito a farlo una volta potrei rifarlo ancora. Esattamente potrei rifarlo fra un anno, al ritorno dal giro del mondo. Quando insomma avrò qualche ulteriore elemento in più (oppure non l’avrò) per continuare questa strada.

In compenso intorno a me molte cose son cambiate …. continua a leggere qui >>

Set232006

L’inizio… (prima parte)

Dopo aver iniziato da almeno un anno la preparazione di questo sito e averla interrotta poi varie volte, riesco infine a concludere tutto alla vigilia di un progetto che, allo stesso modo, è iniziato a nascere un anno fa e ora, finalmente, sta per decollare. Quindi il primo post del blog non può che trattare del mio… giro del mondo di un anno! 😀

Cos’è esattamente? Bè, ne parlerò più dettagliatamente in una prossima sezione del sito ancora da preparare, per ora dico solo che, dopo aver conosciuto personalmente persone che l’hanno già fatto (www.tripluca.com), dopo aver navigato online e letto tanto in proposito, dopo aver superato uno ad uno tutti gli ostacoli che avevo davanti, verso metà novembre partirò per un giro del mondo che da Londra mi riporterà a Londra 12 mesi dopo, passando da Sud America, Nuova Zelanda, Australia, Indonesia e Sud Est Asiatico (stati da decidere in loco). Il tutto grazie ad una meraviglia dei biglietti aerei, il RTW (Round The World) ticket, che permette di fare 8 voli sempre andando in una direzione (da Ovest ad Est, come farò io, o il contrario).
Altre informazioni qui:
http://www.travelbaila.it/giro_del_mondo.htm.

E così un anno fa ho iniziato i preparativi con la ricerca dei soldi …. continua a leggere qui >>