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Mar232008

Ritorno ad Hong Kong (in vacanza)

Eccomi qua, di nuovo ad Hong Kong, proprio mentre ancora sto aggiornando il blog proprio su questa tappa cinese del mio recente giro del mondo.

Dopo 4 mesi esatti in Italia era ormai giunta l’ora di rimettere la testa fuori, e l’aver trovato una occasione di volo mi ha spinto a ritornare in una delle tappe che piu’ mi son piaciute del giro del mondo: Hong Kong. Il motivo principale di questo gradimento e’ dovuto alla salsa che qui, come scrivero’ in un prossimo post, raggiunge livelli altissimi (non tanto di tecnica ma di vero piacere di ballo), mai riscontrati in nessun altro paese visitato, Sud America e Italia compresi! Viaggio quindi che questa volta soddisfa piu’ la parte “baila” che “travel” del nome di questo sito. Si tratta infatti non di un viaggio vero e proprio ma di una breve vacanza, in un posto gia’ conosciuto e dove ho lasciato tanti amici e amiche.

Per il resto anche il “contorno” non e’ meno interessante. Siamo pur sempre in Cina, paese molto diverso dal nostro e che sempre di piu’ mi sta attraendo, tanto che sto gia’ iniziando a rivedere i miei prossimi impegni di viaggio, anche se magari solo parzialmente. L’ago della bilancia America Latina-Oriente si sta di nuovo spostando verso quest’ultimo mondo! 🙂

E quindi, per finire, Buona Pasqua a tutti dalla Cina!

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Mar32008

HONG KONG/3: fra diritti umani e Tibet

I ristoranti e i locali dove si balla salsa (Hong Kong è un vero paradiso per la salsa!) sono i luoghi dove faccio sempre gli incontri più interessanti.

Così un giorno, nel mio ristorante di fiducia, capito a tavola con un distinto signore cinese. Lavora in un’agenzia di viaggi, parla un perfetto inglese e, anni fa, ha fatto un lungo viaggio in Europa, in auto. Ha quindi visitato tanti paesi diversi, e si nota che ha una buona cultura personale. Insomma, una persona piacevole con cui parlare.
Dopo un po’ di chiacchiere sull’Europa, il discorso cade sulla Cina e, per la prima volta dopo tanti “Tiggì” e giornali italiani, ho l’occasione di sentire dal vivo anche l’altra campana. Provate a farci caso, quando i nostri media italiani (ma anche europei) parlano della Cina, di qualsiasi argomento parlino (crescita economica, Olimpiadi, turismo, etc.) immancabilmente a chiusura del servizio arriva la “tiratina d’orecchi” sui diritti umani o democrazia o ambiente. Così come accade anche per Cuba, spesso il ricco Occidente, dal comodo dei suoi salotti, getta sentenze su paesi lontani senza cercare anche di capire le realtà in cui quei paesi vivono. Almeno in parte.

“Libertà? La Cina è enorme” mi dice, “siamo 1 miliardo e 300 milioni e non si può cambiare in fretta, dal Comunismo alla libertà totale. E’ pericoloso. La maggior parte dei cinesi sono ignoranti e spesso anche analfabeti, e in queste condizioni basterebbe poco a muovere le loro teste (ndr, basterebbe un “Berlusconi” cinese, con tante televisioni). Gradatamente invece è possibile, e il governo si sta già muovendo in questo senso”.
Tutto combacia con quanto letto qualche giorno fa in una rivista cinese di Hong Kong, sull’aereo (ad Hong Kong la stampa è libera), dove c’era un’intervista di un giornalista europeo ad uno dei più importanti banchieri cinesi. “La crescita economica in Cina è ormai consolidata”, diceva il banchiere, “e ora il governo sta puntando a migliorare la qualità di vita delle province povere”.

“L’obbligo di un figlio per famiglia?”, continua il mio commensale-agente di viaggio, “In Cina siamo in troppi, non c’era altra soluzione”.
Tutti questi discorsi nel breve tempo (per lui) di un veloce pasto (io ho più tempo! 😀 ). Paga il conto, mi saluta e ringrazia e se ne va.
Incontro veramente interessante.

Qualche sera dopo invece con Suki, una ragazza cinese, provo a toccare un altro argomento assai spinoso sulla Cina, il Tibet. Conosciuta in una discoteca di salsa, una sera programmiamo di andare al cinema e poi a cena insieme.
Arrivo in ritardo all’appuntamento e, per farmi perdonare, le offro un gelato. Pago io quindi.
Poi andiamo al cinema e, al momento di pagare i biglietti, non muove un dito. Ok, ci può stare, pago ancora io.
Ma, dopo il film, per cena sceglie un ristorante caro, uno di quelli che io neanche guardo. “Mmmm… e va bene, tanto poi qui dividiamo”, penso.

La serata è interessante e, fra i vari discorsi a tavola, le faccio diverse domande su tanti aspetti della sua città e della Cina in generale. Nonostante ormai da 10 anni Hong Kong faccia parte della Cina, rimane grande, mi dice, la differenza fra i cinesi di Hong Kong e quelli della “mainland China”. Questi ultimi sputano a terra (per questo motivo ad Hong Kong esiste un divieto di sputare per terra, con multa da ben 1500 HK$ – 150 euro – per chi trasgredisce), sono meno gentili, non fanno le file, sono ignoranti, non parlano inglese. E poi c’è anche un’enorme differenza economica. Hong Kong è una delle prime nazioni al mondo per ricchezza prodotta a testa (6^ per PIL pro capite, parificato). Tant’è che non è libera la circolazione delle persone fra Hong Kong e il resto della Cina. O meglio, i cittadini di Hong Kong possono andare in Cina quando e quanto vogliono, senza alcun permesso, i cinesi della “grande Cina” invece per andare ad Hong Kong devono chiedere al governo un permesso di soggiorno, che non è tanto facile ottenere.

“E il Tibet?”, chiedo io.
A questo punto SuKi, ragazza intelligente, laureata, impiegata di banca, cambia decisamente umore e rialza le barriere culturali. “Voi occidentali siete sempre pronti a criticare senza conoscere i fatti. Il Tibet era una provincia della Cina in passato e lo è anche oggi, è un territorio che è sempre appartenuto alla Cina!”.
“Ok”, rispondo io con calma, “può anche essere così, ma perché distruggere i monasteri, ammazzare la gente, estirpare la loro cultura?”. E qui Suki, ragazza intelligente, laureata, bla bla bla si chiude letteralmente a riccio e non mi risponde più su quest’argomento. Per cui cambio rapidamente discorso.
Segue una passeggiata al centro e poi rientriamo.

Bilancio della serata: serata piacevole, film così così, discussione molto interessante con Suki sulla società cinese ma, così come per il cinema, anche la cena è poi toccato a me pagarla (paralisi delle sue mani al momento di pagare il conto) e la notte è andata in bianco.
Sarà colpa del Tibet??!  😀

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Suki Shopping Center Hong Kong

Suki

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Ragazze cinesi

Simpatiche vicine di tavolo in un ristorante

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Feb262008

HONG KONG/2: destreggiandosi fra ristoranti e usanze strane

Superato il problema alloggio, sono ansioso di cercare di inserirmi in questa società cinese che, nel bene e nel male, tanto ha fatto parlare di sé nell’ultimo decennio, curiosissimo di scoprire più di quel che so. E questo inserimento e studio ad Hong Kong è meno complicato del resto della Cina, sia per il fatto che qui molte persone parlano inglese e sia perché i costumi di vita locali, a causa della passata ma comunque recente colonizzazione inglese, sono un po’ più simili ai nostri occidentali.

Le prime grosse (ma simpatiche) differenze culturali si riscontrano quando si va a mangiare. Qui, come in gran parte dell’Asia, a tavola si usano le bacchette, anche se quasi sempre ci son disponibili anche le nostre care posate. Imparare ad usare le bacchette non è poi difficilissimo; il problema del ritardo con cui ho imparato è dovuto al fatto che all’inizio ci vuole un po’ di pazienza e di pratica per cui, quando si ha fame e si ha davanti un ottimo e succulento piatto fumante che aspetta solo di essere mangiato, la pazienza finisce rapidamente, si buttano via le bacchette, si prende la prima forchetta vicina e si rimanda l’allenamento al giorno dopo!
Finché una sera un’amica cinese, conosciuta in una discoteca di salsa, mi ha insegnato una regola semplice ma basilare: si deve muovere solo una bacchetta, l’altra rimane ferma, di appoggio.

Nel ristorante dove vado ogni giorno si divide spesso il tavolo con altri clienti (come scrivevo nel precedente post, lo spazio è molto importante ad Hong Kong) il che mi permette sia di scambiare qualche chiacchiera con i miei vicini, sia di scoprire altri interessanti aspetti locali.
E così un giorno, mentre ero beatamente seduto a tavola assaporando con piacere il mio piatto preferito, i Singapore noodles (spaghetti di riso con verdure cotte, gamberetti, uovo, salse), si siede di fronte a me un signore cinese che ordina una zuppa con spaghettini, brodo e pezzetti di ali di pollo.
In tutti i paesi asiatici dove si usano le bacchette, il coltello a tavola non esiste. Il coltello sono i denti. Di solito tutti i cibi son tagliati dal cuoco in pezzi piccoli (le bistecche, infatti, non esistono), ma se proprio c’è qualche pezzo di cibo grande, questo si porta in bocca con le bacchette, e poi con gli incisivi si taglia.
Il simpatico signore rosicchia così le ali di pollo, sputando poi gli ossi sopra il tavolo, poi beve il brodo facendo sentire bene come lo aspira dal cucchiaio, infine poggia le bacchette, apre la bocca e…. BROOOTT! Grande rutto finale a bocca aperta! 😮 …. continua a leggere qui >>

Feb72008

MUSICA dal mondo

Da oggi il sito diventa ancor più multimediale! 😀

Dopo testi, immagini e (pochi) video, è la volta della musica. Musica da viaggio, naturalmente.

Perchè la musica è uno degli aspetti del viaggio che spesso rimangono impressi, tanto che a volte basta sentire un motivo ascoltato in un viaggio passato e ritornano in mente sensazioni ed emozioni provate anche tanti anni prima. E per chi non le ha mai ascoltate, può essere l’occasione per sentire anche ritmi diversi da quelli ascoltati ogni giorno.

Ecco quindi alcune selezioni di musiche che provengono da paesi lontani.

E non posso non iniziare con ritmi che provengono dal Brasile, uno dei paesi più “musicali” al mondo.

Buon ascolto! 🙂

MUSICHE DAL MONDO

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Feb62008

HONG KONG/1: primi contatti

Hong Kong, 1.08.2007: sono sotto la doccia, l’acqua è fredda ma… sto sudando! Provo a rimanere di più sotto l’acqua, ma è anche peggio. Meglio asciugarsi in fretta e rientrare in camera, dove c’è l’aria condizionata, accesa 24 h su 24. Qui in bagno invece non c’è.
Hong Kong è la città più calda e afosa (in questa stagione) dove son mai stato. Ha superato Puerto Ayacucho (Venezuela) e Manaus (Brasile), città che si trovavano in testa alla mia personale classifica di città più calde del globo, fra quelle visitate.
Il caldo per strada è insopportabile, ho un’autonomia di massimo un’ora e poi devo entrare da qualsiasi parte ci sia aria condizionata (per fortuna onnipresente). E dentro il palazzone di 16 piani dove abito, nella centrale Nathan Road, è ancora peggio perché nel suo interno cavo (ha una grande luce a cielo aperto dove passano i corridoi dei pianerottoli) ci sono centinaia di dissipatori di calore di condizionatori che emanano aria caldissima, alzando ancor di più la temperatura.
Insomma, se ancora non si è capito, fa caldo!

Oltre l’afa, l’altro aspetto di questa bella città che salta subito all’occhio è lo spazio (che non c’è).
E’ questa la prima città dove vedo grattacieli non solo nel centro città (uffici) ma anche in periferia, dove si tratta però di enormi condomini.
Con i suoi 7.000.000 di abitanti, infatti, Hong Kong ha una delle più alte densità al mondo, per cui ci si arrangia come si può.
Gli ascensori dei palazzi, per esempio, non si fermano a tutti i piani, ci son sempre troppe persone che entrano/escono e ci vorrebbe troppo tempo. Si fermano così a piani alterni, spesso anche ogni 4 piani (per esempio, un ascensore serve solo i piani 1-5-9-13…, quello a fianco i piani 2-6-10…, etc). I primi giorni quasi mi ci voleva una mappa per trovare l’ascensore giusto!
Dentro la cabina non c’è la fotocellula di sicurezza nella porta. Quei 10 centimetri di spazio che impegnerebbe servono tutti. E negli ascensori con capienza di 7 persone si entra in 9-10, in quelli da 10 si entra in 12-13, finchè non suona l’allarme per peso eccessivo.
Tutto questo per rendere l’idea che lo spazio qui è importantissimo. Ho sentito alcuni prezzi di affitto di negozi centrali: si va dai 25.000 euro al mese dei piccoli bugigattoli alle centinaia di migliaia dei più grandi Mc Donald’s o altri grandi negozi. Hong Kong è così una delle città più care al mondo per tutto ciò che riguarda gli immobili, mentre per tutto il resto è conveniente, dal mangiare agli acquisti.

Nell’ostello dei primi giorni, naturalmente dotato di mini-stanze con mini-letti e mini-bagno, resisto solo 3 giorni perché il bagno è una vera tortura. Non tanto per le dimensioni (in 1 mq. c’è il wc, un mini-lavandino e il tubo della doccia, senza il piatto sotto che non ci starebbe), quanto per il calore insopportabile. Dopo averne esaminato con cura 4 o 5, per 4 euro in più a notte trovo una bella camera singola che, oltre a collegamento internet, tv e telefono (gratis!), ha il grande valore aggiunto di aver il bagno privato comunicante con la stanza per cui, lasciando la porta aperta, si rinfresca con l’aria condizionata della camera. E finisco così di sudare mentre mi faccio la doccia fredda! 🙂 Strano ma vero!

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Hong Kong

Hong Kong di giorno...

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Hong Kong notte night

... e di notte

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Feb42008

Costi Singapore 2007

COSTI SINGAPORE (2007)
(1 € = 2 Singapore Dollars-SGD)

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ALLOGGI

YMCA International house (centro): 35 Sgd (dormitorio). Ottimo, anche lussuoso, mai visto un ostello così. Personale in camicia bianca e cravatta, servizi impeccabili, colazione super (a buffet), la più abbondante di tutto il viaggio. Però è anche caro!

FARRER PARK Backpacker’s Hostel (little India): 18 Sgd (dormitorio). Più economico ma bagni pessimi e sporchi, no colazione, internet gratis (Wi-Fi).

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PASTI – BEVANDE

Cucina cinese: piatto di riso alla cantonese 5 Sgd, coca-cola 1,50 Sgd

Pizza margherita grande: 17 Sgd

Insalata grande con verdure, formaggio, affettato, carne di pollo (abbondante): 10 Sgd

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MEZZI DI TRASPORTO

All’arrivo, dall’aeroporto per il centro:

  • Shuttle+Metro+Metro: 2,20 Sgd, 40 minuti;
  • Taxi: 7-20 Sgd, a seconda delle zone di destinazione, 20 minuti circa.

Metro: da 1,90 a 2,20 Sgd, viaggio singolo (non ci sono biglietti giornalieri)
Taxi: economici, da 7 a 10 Sgd per spostarsi nel centro.

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VARIE

Tassa di uscita in aeroporto: 10 Sgd

Ciao!

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