Set182007

Le isole Gili

Del lungo spostamento da Ubud verso le isole Gili, un’intera giornata, ricordo in particolare le due orette intorno al tramonto. Non la mattina, passata in un piccolo autobus con sedili “a norma” asiatica (quindi di dimensioni ridotte, taglia “S”) e passeggeri “a norma” occidentale (quindi di taglia L o XL). Leggasi: stipati come sardine! Non il lungo pomeriggio nel traghetto “intercontinentale” (poi spiego perché) per raggiungere Lombok, passato a dormicchiare dentro la barca mentre la maggior parte degli altri passeggeri, in particolare quelli di sesso femminile, si abbrustolivano nella terrazza in alto, sotto il cocente sole tropicale (non capirò mai questo auto-sadomasochismo).

Rimarrà invece per me memorabile quando, appena il sole era abbastanza basso da non dare più fastidio, sono uscito fuori dalla mia buia tana e mi sono appollaiato in una panchina su un lato della barca, lo stesso lato in cui c’era un sole che aveva già iniziato la variazione cromatica dal giallo = caldo terribile = fastidio, al rosso = tepore piacevole = riflessioni varie. Dei 5 sensi che abbiamo, se si riesce a raggiungere il top su almeno 2 nello stesso momento, si sta divinamente. E così, con il mio piccolo lettore mp3 ho cliccato “play” sulla mia musica preferita proprioi mentre la natura aveva già cliccato “play” sul film che mi avrebbe tenuto 2 ore incollato alla panchina. Se la vista del mare, con la sua immensità e colore, è già di per se piacevole in ogni momento, abbinata ai colori del tramonto lo diventa ancor di più. 🙂

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Tramonto sulla linea di Wallace

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In tarda serata, quando ormai è già buio, arrivo così in Oceania. Già, perché il canale di mare fra Bali e Lombok, la cosiddetta “linea di Wallace”, segna il confine geografico e biologico fra Asia e Oceania. Ma niente paura, non sto tornando in Australia. Trascorro invece una settimana fra le isole Gili, vicine alla più grande isola indonesiana di Lombok: Gili Trawangan, più turistica e dotata di tanti hotel, ristoranti, bar e negozietti, e Gili Meno, più piccola e selvaggia, solo natura e pochi hotel/ristoranti, zero vita notturna, silenzio e solo rumore delle onde. Niente asfalto in tutte e due, solo strade di sabbia o terra (si può girare scalzi!). Entrambe dotate di spiagge stupende e bianchissime, in quanto c’è la barriera corallina vicina, con l’acqua del mare che qui, udite udite, raggiunge la trasparenza del mare sardo.

E come si misura?

Ecco un semplice “test di misurazione trasparenza acqua marina”. Entrate in acqua fino a quando siete immersi fino al collo. Ora guardate verso il fondo del mare (da fuori dell’acqua). Se si vedono i piedi, il test è superato con successo!
In Sardegna il test si supera quasi dappertutto, a causa delle correnti marine ma, ancor di più, a causa delle diffuse rocce granitiche. Il granito infatti è una roccia che si frantuma ma che non si polverizza, per cui non lascia sospensioni nell’acqua (a differenza, per esempio, delle rocce calcaree). Alle Gili non c’è granito, ma le forti correnti mantengono l’acqua cristallina (è infatti pericoloso nuotare al largo).

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Gili Trawangan

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E quindi, come in tutti i luoghi marini in cui le spiagge sono belle, la percentuale di turisti presenti schizza in alto! Di conseguenza chi lavora qui ha imparato un minimo di ogni lingua, e appena incontra uno straniero lo sottopone alla stessa, identica, fastidiosa sequenza di domande, in quest’ordine:

  1. (eventuale, solo se dall’aspetto non ha capito la provenienza): where are you from (di dove sei) ?
  2. (ora che ha individuato la nazione, si passa ai finti convenevoli – versione italiana): ciao, come stai, tutto bene, Roberto Baggio, Valentino Rossi, etc;
  3. (si passa al “business”, il vero motivo dell’approccio): hotel? Snorkeling? Marijuana? Exstasy? Magic mushrooms (funghi allucinogeni)? Etc.

E tutta questa solita trafila di domande per ogni indonesiano che si incontra per strada! Dopo un giorno non ne posso più, e inizio a dire di essere della Grecia o Portogallo o Albania, solo per non sentire più “ciao, come stai, Roberto Baggio…” e cercando di azzeccare le nazioni vicine all’Italia che conoscono di meno. Gente, come nel precedente racconto del grande tempio di Bali, rovinata dai turisti. Se no perché, quando dico di essere italiano e di non voler acquistare nessuna droga, si meravigliano così tanto? (Questo mi capitava anche in sud America). Perché molti italiani che vanno in vacanza sembra non stiano bene se non si sballano. Niente moralismi, per carità, però il risultato poi è che anche in un’isoletta in mezzo all’oceano Indiano, quelli che un tempo erano solo pescatori si sono ora trasformati in spacciatori, nonostante le severissime leggi indonesiane (paese musulmano) in merito. E anche Baggio ormai ha rotto le scatole. Ma non aveva finito di giocare? 🙂

Ma c’è un’altra cosa, ancor più terribile della droga, che ho scoperto a Bali: ho la faccia da francese! 10 persone su 10 che incontro, quando cercano di capire la mia nazionalità mi chiedono se sono francese! Sto scendendo sempre più in basso. 😉

A Gili Meno, comunque, classica isola da “paradiso terrestre”, tutto ciò (droghe) non succede. Le uniche “spacciatrici” che girano per l’isola sono le ragazzine che vendono ottimo ananas fresco o noci di cocco. Qui, a differenza di Gili Trawangan, l’overdose è altamente consigliabile.

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Spacciatrici di frutta fresca

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Perché “paradiso terrestre”?

Oltre alle belle spiagge già citate, oltre alla calma assoluta, oltre a zero auto e mezzi a motore (solo barche), dormivo in un piccolo bungalow a 10 metri dal mare. Una stanza con bagno e verandina, tutto in legno e bambù. La mattina, per levare la sonnolenza del risveglio, bastava appunto percorrere quei 10 metri e tuffarsi in mare. I ristoranti poi non avevano tavolini ma mini-capanne davanti al mare, con un tavolino basso e tanti cuscini intorno per sedersi, e mangiare così a due passi da quell’acqua stupenda. E solo leggermente più cari dei ristoranti cittadini. I piatti indonesiani, per esempio, costavano da 2000 a 4000 rupie in più dei prezzi “normali”, il che significa che un “fish curry” (pezzi di pesce con salsa curry, riso bianco e verdure) qui costava 16.000 rp (1,30 euro) anziché i 12.000 (1 euro) di Kuta. Accettabile, no?

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Ristorante sulla spiaggia a Gili Meno

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Il bungalow invece era si più caro: 16 euro al giorno, contro i 3 di Kuta, i 5 di Ubud e i 6 di Gili Trawangan, per cui alla fine son rimasto solo un paio di giorni a Gili Meno.

Un giorno ho fatto il giro a piedi dell’isoletta. In un’ora circa (con tante soste) si percorreva tutta. Arrivato all’estremo opposto, ho visto un tramonto come non ne vedevo da tanti anni (non vado spesso a vedere tramonti, ma a Gili Meno il tempo libero abbonda e poi, nei “paradisi”, una tappa da dedicare al tramonto è d’obbligo). Cielo terso, palla di sole rosso fuoco che scende dietro al mare visibile fino all’ultimo pezzettino! GULP!

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Tramonto a Gili Meno

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Tutto questo descritto finora è però il “lato A” dell’isola, stupendo ma che di solito non mi soddisfa completamente. Un giorno allora vado alla ricerca del “lato B”.
Vicino al porticciolo c’era una piccola stradina che si dirigeva verso l’interno, dove c’era il paesino di povere case dei 600 abitanti dell’isola. Mentre giro fra queste case, incontro un gruppo di bambini che tornano dalla scuola, i quali notano subito questo straniero che, alle 3 del pomeriggio, anziché stare in spiaggia vaga per le afose stradine interne. Mi chiedono infatti se mi sono perso, e mi indicano la direzione della spiaggia. “No, no, faccio una passeggiata”, rispondo. Non ci si capisce bene però, per cui gli insegno una canzoncina demenziale tanto per farli divertire. Mi invitano così a partecipare alla grande festa per un matrimonio che ci sarebbe stata quella notte in paese, con un grande banchetto e musica locale ma che poi, quando ci sono andato, avevano rinviato di un giorno. Peccato perché il giorno dopo dovevo partire, biglietto già acquistato.

Curiosità: nelle isole Gili (con indonesiani musulmani e non induisti come a Bali) non c’è un solo cane, solo tanti gatti. Mi dicono qui che i musulmani non gradiscono i cani. A Bali invece ci sono cani e gatti, insomma c’è posto per tutti! 🙂

Alla partenza riconsegno a San Pietro le chiavi, e lascio così il paradiso di Gili Meno.

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La vista dalla verandina del mio bungalow

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La vista dalla verandina del mio bungalow

Ed ecco un piccolo video di 23″ sugli scatenati bambini di Gili Meno! (Visibile credo da domani, YouTube ci mette qualche giorno a “digerirlo”).

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Isole Gili

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