(Qualche giorno di pausa qui a Boa Vista (Brasile), prima di tuffarmi nella bolgia del carnevale di Rio, mi permette di scrivere qualcosa sulla parte amazzonica del mio viaggio, a “cavallo” fra Colombia, Perù e Brasile.
Il resto dei racconti – da Nicaragua a Brasile – al mio rientro in Italia. Rientro che ora è già fissato….
9 marzo, ore 1 di notte, poche ore prima di… andare al lavoro!)
Amazzonia 1: Leticia (Colombia)
Dopo oltre due mesi nell’allegra Colombia (ma come, non è quel paese dove sequestrano, sparano, producono cocaina, lanciano bombe, etc etc, insomma uno dei più pericolosi al mondo? Ma no, questo è solo quello che i media riportano della Colombia, ma c’è tanto di più…) di cui un mese nella fredda Bogotà (10-15° C.), un volo interno mi scarica nella caldo-umida Leticia, capoluogo della più grande ma meno popolata provincia colombiana, l’Amazonas. Proprio per essere la meno popolata e la più difficilmente penetrabile (a Leticia ci si arriva solo in aereo o con un lungo e alquanto avventuroso viaggio in bus più barca – niente strade), è anche una delle province più “infestate” da guerriglieri, narcotrafficanti e paramilitari. Anche nella piccola e apparentemente tranquilla cittadina di Leticia, un medico colombiano conosciuto in barca (ex-sequestrato dalle FARC e ora fuggito in Uruguay) mi dice che si trovano almeno 12-15 “punti di comando” (non ricordo la definizione esatta) delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, ossia la cosiddetta “guerriglia”). E, come se non bastasse, Leticia è anche un attivissimo centro di traffico di cocaina, perché si trova in una triplice frontiera con Brasile e Perù.
Però, di tutti questi loschi affari, lo straniero che arriva qui non vede proprio nulla (per fortuna!). Il lato piacevole, invece, di questa triplice frontiera è che si può passare da uno stato all’altro senza controlli e timbri di passaporto, se si rimane nelle vicinanze. E così, la sera che arrivo in questo “cuore” di Amazzonia, faccio prima una passeggiata - con annessa birretta – a Leticia (Colombia) e poi, camminando, entro nella contigua Tabatinga (Brasile) e anche qui assaggio una birra locale. E’ ormai buio, se no da qui si può salire su una barchetta che, al costo di 1 euro, porta dall’altra parte del fiume dove c’è Santa Rosa (Perù). Tutto senza documenti in tasca.
Fra l’altro sono anche clandestino in tutti e tre gli stati! Infatti ho già nel passaporto il timbro di uscita dalla Colombia, e solo fra due giorni avrò quello di ingresso in un altro stato. Illegale. Non ditelo a Bossi…
Ma, dopo questa semplice camminata internazionale e un po’ di musica ascoltata nel bar brasiliano, rientro in Colombia per un appetitoso spiedino di pollo arrosto con l’immancabile riso, cucinato in strada da un ragazzino (ma… e a dormire non va? E’ l’una di notte! E a scuola? Solite domande inutili, da queste parti).
Poi nanna. Buonanotte.
ZZZZzzzzzzzzzzzzz………………….

La "Victoria Regia", in un parco di Leticia (le "foglie" tonde, non il fiore!)
Amazzonia 2: da Leticia ad Iquitos
Da Leticia una barca veloce mi porta in 11 ore (noiose, i motoscafi veloci sono sempre noiosi) ad Iquitos, nell’Amazzonia del Perù. Semplice? Insomma, non tanto. Ecco perché.
Sveglia a Leticia: ore 2:00 della notte! ACC! GRUNT! UFF! ROARRR!!!
Questa è la parte peggiore di tutta la permanenza in Amazzonia! Fuori c’è un quasi diluvio universale, frequente da queste parti.
Alle 3 arriva la moto-taxi che ho prenotato la sera prima. Per fortuna la pioggia è ora diminuita di intensità e si può uscire. 5 minuti di “comoda” moto con zainone sulle spalle e zainetto su una coscia, fino al porto di Tabatinga.
Tabatinga. Buio quasi totale. Sempre pioggia.
Mi fanno salire su una traballante canoa a motore, in prima fila. Beato? Mica tanto.
La pioggia ora è di nuovo aumentata, e i passeggeri dietro di me (tutti locali) si riparano con un grande foglio di plastica.
- E a me, nulla?
- Tu zitto (penso) che sei l’unico straniero qui!
La lancia parte, ci dirigiamo verso l’altra sponda del Rio Delle Amazzoni, il fiume più grande del mondo. Tanto grande che l’altra sponda non si vede proprio! D’accordo, è anche notte e la visibilità è di poche decine di metri. E qui, lontano dal porto, il buio è totale, interrotto solo dalla torcia del barcaiolo. E io mi becco in pieno tutta la pioggia….
Pioggia, onde, qualche tronco galleggiante dove ogni tanto sbattiamo, che fa oscillare la barca… Un po’ di panico c’è, non vorrei cadere in acqua a quest’ora, in questo “fiumiciattolo” dalle acque scure, ricco di piranhas e simpatici caimani. Ok, non fanno nulla, già provata l’esperienza in Brasile diversi anni fa, ma preferirei non ripeterla ora, con tutti i miei bagagli (alcuni anche elettronici) a bordo. Un po’ di sana adrenalina da momento in cui ci si avvicina verso qualche meta nuova, sconosciuta, difficile. Quelle sensazioni che, quando si viaggia tanto, sempre meno frequentemente capita di provare.
3:30, sono in Perù!
Piccolo molo, buio, con solo 3 persone presenti: un operatore del “porto” e una coppia con evidenti tratti somatici da indios. Lui, cicciotto, completamente sbronzo, che continua a bere (e a barcollare) con 2 (due!) bottiglie grandi di birra nelle mani. Lei che, seduta da una parte, fa finta di nulla e lo ignora completamente, come chi è abituata a certe situazioni. E lui beve, beve, fino a non reggersi più in piedi (se non altro passo il tempo guardando lui!).
Poi via, viene acceso un gruppo elettrogeno, c’è luce, si apre un chioschetto-bar, arriva un’altra barca con altra gente insomma il luogo si (ri) anima. Arriva anche un poliziotto, in abiti civili, che controlla i passaporti e ci timbra sopra il visto d’ingresso. Mai visto prima un punto d’ingresso in un paese così informale, e senza computer.
Timbro e via, dopo due giorni di clandestinità sono ufficialmente in Perù. Mio paese straniero n° 30!
Il resto è abbastanza monotono, nel veloce motoscafo che in 10 ore mi porta ad Iquitos. La barca è piccola e non si può né camminare né parlare con altri. E allora dormo per quasi tutto il viaggio, ascoltando nelle pause, fra una dormita e l’altra, salsa colombiana, quasi per sfumare dolcemente i bei ricordi e l’atmosfera festaiola della Colombia con il nuovo ambiente nel quale sto entrando, assai diverso.
Come prima, zzzzzzzzzzzzzzzz………………….
Amazzonia 3: Iquitos (Perù)
Qui inizia la parte più interessante di questa permanenza in Amazzonia.
……………………..
(Continua la prossima volta, probabilmente dopo il carnevale. Ciao!)

Il Rio Delle Amazzoni, in mezzo alla giungla amazzonica, con il suo sinuoso e curioso percorso