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Blog su esperienze di viaggi (e di vita) in giro per il mondo.
Iniziato con il GIRO DEL MONDO del 2007 (del quale devo ancora scrivere sugli ultimi mesi di viaggio - giuro che lo farò!) ora continua con i racconti sull'AMERICA LATINA del 2008 e 2009, dove mi trovo anche adesso. Racconti, come sempre, "un po' " in ritardo... Bè, dopotutto è importante il contenuto, non la data di upload! In queste pagine RACCONTI America Latina e RACCONTI Giro del Mondo i vari racconti sono elencati in ordine cronologico.
Avvertenze
Di Admin (del 04/01/2010 @ 23:41:31, in Blog, linkato 105 volte)
"Dobbiamo essere felici ogni giorno per ciò di veramente importante che abbiamo (la vita, la salute) e che spesso scordiamo, piuttosto che ricercare felicità effimere in altri aspetti della nostra vita (per esempio beni materiali) che invece sono solo temporanei e ci causano solo stress". Sciamano Maya, cerimonia del fuoco, Cali (Colombia), 04.01.2010, 4:30 am. Cerimonia del fuoco per la salute e la guarigione di un nostro amico inglese, Daniel Eley, che per un tuffo in un fiume pochi giorni fa, ora rischia di essere quadriplegico. In questo momento lo stanno operando.

Il Calendario Maya
Di Admin (del 16/12/2009 @ 20:22:59, in Blog, linkato 208 volte)
Quest'anno, per vari motivi, ho tralasciato l'aggiornamento del blog. Gli ultimi post che avevo scritto riguardavano il Nicaragua, dove mi trovavo 1 anno fa. Poi, dopo il rientro da quel viaggio (all’inizio di marzo di quest’anno), son seguiti 4 mesi di lavoro intenso (ok, intervallati da un mesetto di ferie… he he, lo dico sempre, lavorare fa male alla salute ), e poi dai primi di luglio sono ripartito per il mio ormai consueto viaggio di 8 mesi. Destinazione attuale: Colombia (e precisamente Cali, una delle tappe più piacevoli del viaggio precedente) per quasi tutti gli 8 mesi. Più giretti nei dintorni, ma senza spostarsi troppo come in passato.
Perché? Cosa cambia ora? Come si può passare dallo stare in giro da una parte all’altra del mondo, e ora rimanere fisso in un luogo (comunque all’estero)?
La risposta è semplice, anche se forse potrebbe non sembrarlo. Provo a dare qualche numero giusto per documentare la mia spiegazione.
Poco prima di partire per l’attuale viaggio ho fatto due calcoli e ho così scoperto che nello spazio di tempo degli ultimi due anni e mezzo, ho: viaggiato per 22 mesi, visitato 20 paesi, son salito su 57 aerei, percorso 38000 km circa in autobus e barche, fatto 13000 fotografie… e poi ho conosciuto centinaia e centinaia di persone (con molte delle quali sono ancora in contatto), visitato parchi e spiagge, montagne e città, piccoli villaggi, templi e musei, isolette, cascate, giungle, fiumi e oceani, fondali marini, feste in grandi metropoli e in piccoli paesini... di più credo non avrei potuto fare, nonostante le spesso lunghe pause in diverse tappe.
E così, dopo tante bellissime esperienze che però gradualmente diminuivano di intensità, può capitare che un giorno si arrivi davanti ad una (ennesima) bellissima cascata, e si pensa “Si, però l’altra che avevo visto in Argentina era più bella… e quella in Venezuela era più alta…”, oppure ascoltare una guida che ti propone un giro nella foresta amazzonica, e non morire dalla voglia di andarci (come accadde la prima volta) perché tanto ci si è già stati altre 3 volte. Sicuramente sarebbe stata un’altra bella esperienza, però l’entusiasmo iniziale era minore. Quel tempio buddista? Affascinante, bello da fotografare, però sarà il centocinquantesimo che visito… E poi, non ultimo, anche il lasciarsi dietro tante belle amicizie, sapendo che probabilmente non si sarebbero più incontrate, era spesso difficile.
Per cui, alla fine, è giunta ancora una volta la necessità di cambiare dal consueto, uscire da una nuova “routine” che pur se apparentemente meravigliosa alla fine rischiava di confermarsi appunto un’altra routine. Una routine da viaggio.
La nuova esigenza era ora di fermarsi da qualche parte (non in Italia, a parte per il lavoro, per non tornare alla routine precedente), in qualche luogo che già conoscevo e dove ero certo che si poteva stare bene, e crearsi un tessuto sociale fisso, anziché sparpagliato in 4 continenti.
Infine, per completare il tutto, si è aggiunta la conoscenza… di una cara ragazza che ha facilitato ancor più la scelta della sede!
Per cui eccomi qui a Cali, in Colombia, a passare i miei 8 mesi di libertà annuale!
La Colombia è uno dei paesi dell’America latina dove si sta meglio, in particolare per la cordialità e socievolezza della sua gente, aspetto che stride fortemente con la pessima fama che questo paese ha nel mondo. A parer mio è proprio la sua pessima fama una delle cause principali per cui la gente qui è particolarmente gentile e socievole con gli stranieri. I turisti che si “avventurano” (battuta!) ad arrivare qui non sono tantissimi in totale, e quindi la gente locale riesce ancora a non vederli, come accade in altre mete sudamericane più battute, come dei “portafogli ambulanti”, e rimane più spontanea e sincera.
Cali città calda tutto l’anno (35°C di giorno, 25 di notte), ma non afosa come le città della costa caraibica o pacifica. Caldo secco insomma, quindi piacevole. Sempre in maglietta e mai una giacca.
Altro aspetto per me non certo secondario è che Cali, oltre ad essere capitale mondiale di varie… ehm.. “cosette” (cocaina, silicone per le tette, ma anche belle donne), qui viene chiamata la “capitale mondiale della salsa” per la diffusione che questa musica e ballo hanno fra i suoi abitanti. Diverse decine di scuole professionali di salsa presenti, nonché tantissimi ottimi complessi musicali (Orquesta Guayacan, Grupo Niche, Son De Cali i gruppi più famosi). E poi centinaia e centinaia di discoteche sempre di salsa!! A Cali si può ascoltare salsa quando si sale su un bus, su un taxi, quando si fa la spesa al supermercato, quando si passeggia per strada, quando si fa colazione al bar, quando si nuota in piscina… insomma un po’ dappertutto!
Fra un paio di settimane infine ci sarà qui l’apoteosi della salsa, la manifestazione salsera più importante dell’America Latina, oltre che della città. La “Feria De Cali”, importante festival internazionale di salsa con concerti dei più famosi cantanti di salsa, esibizioni di ballerini, mostre e tutto ciò che riguarda la salsa e la sua cultura, evento che chiuderà l’anno di questa allegra città.
Ci fosse anche la spiaggia (e un po’ di violenza in meno…) sarebbe una città perfetta! Ma non si può avere tutto.
E quindi, dopo mesi e mesi di pausa-blog, chiudo qui questo post, augurando BUON NATALE e BUONE FESTE a tutti.
Un saluto da Cali, y hasta luego!
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Una piccola cascata vicino alla città
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Se non c'è il mare... ci sono le piscine
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Gli amici di couchsurfing
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Due indios nella festa di Halloween...
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31 Ottobre, festa di Halloween con il gruppo di amici colombiani
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Festival di salsa, esibizione dei vincitori
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Gli "alumbrados", le illuminazioni natalizie popolari in Colombia
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Di Admin (del 06/11/2009 @ 22:24:57, in Blog, linkato 149 volte)
Ed ecco il secondo “cd virtuale” sulla Salsa che si ascolta e balla a Cali (Colombia).
Queste sono più recenti, fresche fresche, appena uscite dalle mie orecchie che anche ieri le hanno ascoltate in pista! 
Buon ascolto!
Di Admin (del 28/10/2009 @ 04:44:58, in Blog, linkato 148 volte)
(Ancora un paio di giorni e riparte il blog, fermo da troppo tempo )
Per la rubrica "MUSICA DAL MONDO", esce oggi il primo dei due "cd virtuali" sulla Salsa che si ascolta e balla a Cali, Colombia, dove mi trovo ora. Città che viene qui chiamata "Capital mundial de la salsa" perchè.... (leggere nella pagina) 
Il secondo CD uscirà fra alcuni giorni.
Sono quasi tutte salse nuovissime, uscite recentemente, che si ballano qui in questo 2009. Come sempre gratis! 
Buon ascolto!
Di Admin (del 03/09/2009 @ 04:35:54, in Blog, linkato 221 volte)
Breve intervento solo per pubblicizzare la vendita di un nuovo ostello qui a Cali. Il proprietario è un amico.Nel frattempo... continua la vita qui a Cali, nuova residenza semi-temporanea. A breve (più o meno...) gli aggiornamenti del blog.Ciao!
Di Admin (del 22/07/2009 @ 17:23:17, in Blog, linkato 151 volte)
Il blog è ormai "inchiodato" da diversi mesi, oltre ad essere in ritardo di ancor più mesi... Mi trovo ora in Colombia, e questa sera prenderò un bus per il vicino Ecuador. Al rientro dall'Ecuador (rientro in Colombia, mica in Italia!!  ), previsto per fine agosto, dovrei riuscire a "riavviare il motore del blog", ormai molto incrostato. Buon agosto a tutti!
 Pietro
Di Admin (del 01/04/2009 @ 16:21:38, in Blog, linkato 401 volte)
(Brevi) cenni storici sul Nicaragua, a cura di travelbaila.it
Le fortune di molti paesi sono molto spesso le loro disgrazie più grandi. Vedasi il petrolio per l’Iraq, le risorse minerarie per molti paesi africani e… quelle naturali per il povero Nicaragua. E quali sono queste risorse?
Il gioiello del Nicaragua sono le sue acque interne. E’ attraversata infatti orizzontalmente dal fiume San Juan, navigabile dal mar dei Caraibi fino al lago di Nicaragua, enorme bacino acquifero che arriva fino a meno di 20 km in linea d’aria dall’oceano Pacifico. Sarebbe bastato tagliare quel pezzo di terra (tratto più corto di quello che si è poi tagliato a Panama) per creare quello che poi gli Stati Uniti hanno creato alcune centinaia di chilometri più a sud, e cioè un canale di congiunzione fra i due oceani, utilissimo per le navigazioni commerciali.
Quando quest’idea venne in mente ad uno dei diversi dittatori succedutisi in Nicaragua, agli inizi del 20° secolo, gli USA avevano già avviato il loro progetto a Panama e non gradirono l’iniziativa nicaraguense. Basti pensare che oggi le imbarcazioni, per poter attraversare il canale di Panama (fino a solo 9 anni fa di proprietà statunitense, ora invece finalmente di Panama) pagano una media di 30000 dollari per barca, con punte di oltre 300.000 $ per le grosse navi – container. Insomma, tanti soldi in ballo, motivo sempre più che sufficiente per alcuni governi per iniziare nuove guerre.
Prima incoraggiando e armando l’opposizione conservatrice interna, poi intervenendo direttamente con i marines nonché installando governi “fantoccio”, l’intervento americano non si concluse con il conseguimento dei diritti a vita sulla costruzione del canale in Nicaragua (che non volevano costruire, ma volevano che nessun altro lo facesse). Ormai il controllo del territorio gli faceva troppo comodo, per cui la CIA continuò a supportare i vari dittatori che si susseguirono (compresi i tre famigerati Somoza, padre + figlio + figlio). In compenso usarono il Nicaragua come base sia per gli attacchi al governo del Guatemala, sia per la (fallita) invasione di Cuba del 1961.
La “perla” finale del nefasto intervento americano in Nicaragua avvenne per merito di Ronald Reagan, negli anni ’80 il quale, dopo solo un paio di anni da quando i rivoluzionari di sinistra (i “sandinisti”, nome derivato da Augusto Sandino, importante rivoluzionario Nicaraguense) erano riusciti a sconfiggere l’ultimo dittatore e salire al meritato governo del paese, creò e finanziò uno spietato corpo militare di ex-soldati delle precedenti dittature e mercenari vari denominati “contras”. Le loro basi si trovavano nei 2 paesi confinanti, sempre sotto loro influenza: Costarica e Honduras.
La tremenda guerra fratricida che ne seguì finì solo nel 1989, sia per la vittoria militare dei sandinisti, sia per la scoperta dei fondi segreti (scandalo Irangate) che la CIA inviava ai contras, provenienti dalla vendita di armi all’Iran (oggi invece “paese canaglia”).
Sembrano storie vecchie e noiose (che qui peraltro ho molto sintetizzato) però sono sempre di estrema attualità. Un esempio (fra i tanti)?
(Da Wikipedia)
John Negroponte fu l’ambasciatore Usa in Honduras, proprio in quegli anni. Secondo non solo i suoi oppositori, ma anche importanti giornali come il New York Times, “condusse la strategia occulta dell’amministrazione Reagan per sconfiggere il governo sandinista in Nicaragua” (Ronald Reagan aveva il timore di un paese comunista in America Centrale). Durante il suo incarico le violazioni dei diritti umani in Honduras divennero sistematiche.
Per esempio fu il supervisore della costruzione di alcune basi di addestramento dei contras (addestramento da parte della CIA), basi dove in seguito alcuni scavi portarono al ritrovamento di centinaia di cadaveri, appartenenti non solo agli oppositori qui incarcerati e torturati ma anche a missionari americani.
Poi fu anche l’organizzatore della strategia del terrore e degli spietati squadroni della morte controrivoluzionari.
Una “chicca” recente.
John Dimitri Negroponte, secondo alcune teorie, è stato esplicitamente indicato come mandante dell'assassinio di Nicola Calipari, funzionario italiano del Sismi, in Iraq.
L’elenco delle sue malefatte sarebbe lungo, ma nonostante tutto John Dimitri Negroponte non è sparito dalla circolazione, né tantomeno è mai stato processato, anzi…. dove sarà mai finito???
Durante il governo di George W Bush, ricoprirà gli incarichi di ambasciatore USA presso l’ONU, poi ambasciatore USA in Iraq… (e, guarda caso, anche qui le torture non sono mancate – applicò infatti la stessa “opzione Salvador”, il metodo da lui usato in centro America), …e, infine, addirittura numero due del Dipartimento di Stato, vice di Condoleeza Rice (quindi fino a pochi mesi fa).
Conclusione
Fra i diversi dittatori susseguitisi in Nicaragua nell’ultimo secolo, la guerra civile, alcuni governi corrotti, il pesante zampino di altri paesi e un devastante terremoto nel 1972, il risultato è che oggi è il paese più povero dell’America centrale.
Molto diverso dal confinante Costarica che, non avendo avuto nessuna guerra importante ed essendo stato lasciato libero di utilizzare le sue risorse naturali, è diventato oggi il paese più benestante (sempre fra i grandi paesi) del centro America.

John Negroponte (il dentino nero è un omaggio personale )

Nicaragua, una via centrale
Di Admin (del 30/03/2009 @ 17:39:26, in Blog, linkato 334 volte)
Dopo mesi di quasi totale inattività, si rianima il blog con i racconti dal punto in cui mi ero fermato, cioè poco dopo l'arrivo in Nicaragua.
Qui sono a Managua, i primi giorni dell'arrivo.
Ciao!
L’operazione "Palmo Di Naso"
Dopo aver “tastato” alcuni comedores (letteralmente si traduce in “mangiatoia” , ma significa “locali in cui si mangia”), individuo il mio preferito in un esteticamente assai misero bar-ristorante, con 4 tavoli di plastica sistemati sul marciapiede e una piccola cucina vicina. Serve pasti di ottima qualità (il nazionale Gallo pinto – riso bianco fritto con fagioli – una bistecca, insalata e patatine fritte) ad un prezzo eccellente (2,50 dollari). L’unica nota negativa è che si trova a 3 isolati dal mio alloggio, che in questo quartiere “Ticabus” (vedere post precedente) non sono pochi, soprattutto di notte. In risposta ai furbastri e scroccatori vari della zona elaboro allora la tecnica “Palmo Di Naso”, che sembra funzionare sempre. I balordi infatti ogni volta si avvicinano con molta indifferenza, inquadrandomi da lontano e dirigendosi verso di me facendo finta di incrociare casualmente la mia strada. Quando siamo di fronte scatta qualche solita frase di circostanza e poi chiedono qualche soldo. Il problema è che queste vie sono quasi sempre deserte, quindi non è facile rifiutare perché c’è sempre il dubbio di come codesto scassa palle possa reagire. E quindi a volte è meglio pagare (10 cordobas sono sufficienti, mezzo dollaro) ma, per evitare ogni contatto, io preferisco la mia tecnica P.D.N., molto più appagante del “pedaggio” obbligato.
Funzionamento.
Il balordo, come detto, mi ha già inquadrato ed ha iniziato la sua tecnica di abbordaggio, avvicinandosi con disinvoltura per non allarmare il suo obiettivo. Quando siamo abbastanza vicini, ma non troppo, diciamo circa 10 metri, scatta la contromossa PDN: improvvisamente, ma con molta indifferenza, cambio direzione e attraverso la strada, indirizzandomi nell’altro marciapiede. Il soggetto indesiderato rimane un attimo sorpreso, poi prova a chiamarmi a voce alta ma ormai è tardi, son già distante (ho accelerato il passo) e in vantaggio, e faccio finta di non sentire.
Fin’ora ha sempre funzionato! 
Riguardo al ristorante di prima, oltre al cibo la parte interessante era il suo proprietario, un omino bassotto che ha combattuto nell’atroce guerra che in Nicaragua ha visto la fine solo 19 anni fa. Lui faceva parte dei sandinisti, e fra alcuni racconti di guerra da lui vissuti mi fa vedere le varie cicatrici di proiettili che ha in tante parti del corpo. La sera che mi raccontava questi fatti, mi accorsi che nei tavoli vicini c’erano solo uomini, e che lui si avvicinava spesso a loro. Erano tutti sulla cinquantina, e mi disse poi che erano tutti ex-soldati come lui. Mentre si scolavano litri di birra, parlavano di episodi di guerra: spari, attacchi, fughe, storie di vita (e di morte) vissute in prima persona. Mica parlavano della Juventus come nei nostri bar!
A dire il vero… poco dopo arrivarono tre ragazzi, che, anche loro con accompagnamento di bionda birra che qui servono in comode bottiglie da un litro, iniziano a discutere animatamente proprio di… Juventus e Real Madrid!!
Ma cosa è successo, quindi, in Nicaragua fino a meno di venti anni fa? E perché questo paese è uno dei più poveri della già povera America Latina?
So che non sarà difficile crederci ma, ancora una volta, gran responsabilità su un altro disastro della storia recente ce l’ha un governo che ormai mi ritrovo fra i piedi in quasi ogni luogo in cui vado.
Quale?
Aiutini:
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è la potenza economica più grande del mondo (ma pare non per molti anni ancora, ormai);
-
non si trova né in Europa, né Asia, Africa od Oceania;
-
ha un presidente (anche questo ancora per poco, per fortuna) che ha un cognome di quattro lettere, e la “B” come iniziale.
La soluzione nella prossima puntata.

Scritte in una piazza di Granada

Affresco, sempre a Granada
Di Admin (del 20/03/2009 @ 19:06:24, in Blog, linkato 350 volte)
Ed ecco anche il resto delle foto di Iquitos, nell'Amazzonia peruviana.
Buona visione!
FOTO (72)
Di Admin (del 14/03/2009 @ 17:33:19, in Blog, linkato 1530 volte)
Amazzonia 3: Iquitos (Perù)
Città caldissima e umida come Leticia, sempre sul corso del Rio Delle Amazzoni, sempre ubicata nel bel mezzo della giungla, sempre isolata dal resto del mondo (no strade, si arriva e riparte solo via aerea o fluviale), ma molto più grande.
E, così come nella “collega” brasiliana Manaus, anche qui abbondano le agenzie che per circa 100 dollari al giorno offrono escursioni nella foresta “all-inclusive”, con vista degli animali della giungla chiusi in qualche recinto (quelli liberi è quasi impossibile vederli nel folto del bosco), camminate nella intricata foresta pluviale (molto interessante) e visita a qualche villaggio di indios (anche questi ormai “addestrati” ad appagare i turisti con finte danze tribali e con abiti tradizionali che indossano poco prima dell’arrivo dei turisti, per poi ricambiarsi e rimettersi la maglietta NIKE alla fine dei “safari”). Poi escursioni in canoa nei fiumi e vitto e alloggio in sufficientemente comodi lodge in mezzo alla foresta.
Per carità, sicuramente sono escursioni interessanti, direi indimenticabili ma, a parte il loro costo non basso, sia il fatto che ormai ho solo un paio di giorni da dedicare ad Iquitos e sia il clima (per me) altamente fastidioso di questa città (caldo-umido, uguale a quello di Leticia e Manaus) mi fanno optare per un “piano B” simile a quello che a suo tempo (2007) avevo scelto per Manaus, e cioè visita ad alcune aziende private e parchi nelle vicinanze della città, con tanto di animali della foresta (in gabbia), indios falsi come gli smeraldi che cercano di vendere nel centro di Bogotà, giretto in canoa e sole in testa! Però ne valeva la pena, e il tutto in una escursione di mezza giornata e per molti meno dollari.
Per la giungla invece rinvio ad un’altra volta. A parer mio infatti bisogna considerare di fare escursioni più lunghe di quelle standard da 2 o 3 giorni, perché così si riesce ad addentrarsi di più nella foresta, e magari andarci con una guida privata, anziché con le agenzie (nell’Amazzonia del Venezuela, nel 2004, avevo fatto così). Cosa questa sconsigliata dalle guide di viaggio, per il rischio-truffa e rischio-sicurezza (e infatti in Venezuela ci stavo lasciando le penne!), ma sicuramente più autentiche di quelle dei tour operator locali.
E. in tutta l’Amazzonia, preferire Leticia (Colombia) o Puerto Ayacucho (Venezuela), molto meno battute dai turisti, a Manaus (Brasile) e Iquitos (Perù). Anche dell’Amazzonia boliviana ho sentito parlare bene, proprio perché ancora non troppo turistica.
Nella visita al (finto) villaggio indio, una ragazza mezza nuda (le donne non usano reggiseno! ) mi racconta che l’anno scorso un italiano di Catania ha vissuto nel loro villaggio in mezzo alla giungla (quello vero!) per 2 mesi! Gulp! Questa si che dev’essere una esperienza formidabile! 2 mesi in questo caldo insopportabile, con milioni di zanzare e altri insetti, senza Tv (forse, non ne son tanto sicuro, le antenne paraboliche ogni tanto si intravedono anche in mezzo alla giungla), senza cellulare, internet, facebook, con donnine (anche carine) nude intorno e l’altissima percentuale di sieropositivi presente fra gli indios amazzonici (letto uno studio in proposito, su internet). Due mesi difficili, ma anche per questo unici, diversi dal solito.
Nella mia ricerca di cambiare tipo di viaggio (ne ho parlato in altri racconti, non ancora pubblicati però), può darsi che un giorno ci vada anche io….

Hanno dovuto insistere non poco per farmi mettere in testa quell'affare!!
Belen, il mercato strano e il villaggio galleggiante
Ad Iquitos, merita senz’altro una visita il curioso mercato del quartiere periferico di Belen, una zona poverissima e anche poco sicura, a sentire i racconti della gente (e dei giornali).
Nel mercato ci sono le classiche bancarelle all’aperto con merce di ogni tipo, dai vestiti alle pentole, agli orologi cinesi, ai rubinetti, etc, per arrivare però alla zona alimentare dove si trovano alcuni cibi particolari, tipici solo dell’Amazzonia, così come nella zona della frutta e delle erbe medicinali.
E così si vedono tartarughe di terra già tagliate a pezzi, pronte da cucinare, un armadillo invece già cucinato, pezzi di coccodrillo (che poi ho assaggiato, questo sì, in ristorante, sia arrosto che in versione “ceviche”, cioè crudo con succo di limone e cipolla, tipo il nostro carpaccio), larve enormi arrosto o in salsa (insetto che vive nelle palme), pesci di forme e dimensioni varie. E poi erbe “magiche”, droghe (allucinogeni) naturali (Ayahuasca), scheletri e teschi di scimmie e caimani, pelli di giaguaro (in teoria proibite), sbronzi che dormono sui banconi in pieno giorno, avvoltoi che passeggiano in mezzo alla folla, etc. Insomma, un po’ di tutto.
A proposito di sbronzi, due li becco prima che, anche loro come è usanza locale, si addormentino sul bancone. Iniziano ad offrirmi liquori strani, alcolici, tipo il “21 raises” (21 radici), composto da chissà quali erbe della giungla + alcool + miele + peperoncino. Però è buono.
Uno dei due tizi (sono sulla sessantina) è figlio di padre italiano, emigrato dall’Italia e finito chissà come a Manaus, dove si sposò con una brasiliana e lui, il figlio, arrivò in Perù a lavorare. Da giovane lavorava nella giungla, come taglialegna. Una volta, mi racconta, ci è rimasto ben 2 anni senza mai rientrare in città. Solo foresta, e fiume. Gli faccio domande “pratiche” su quel tipo di vita, ma per lui tutto sembra naturale. Che tipo…. altro che Tarzan!
Devo dire che l’atmosfera di questa città immersa nella giungla, il clima caldo-afoso, questi cibi strani, la frutta esotica, gente particolare che si vede in giro, i vari indios che si incontrano per strada (alcuni in abiti occidentali ma altri con vestiti tradizionali) fanno venire la voglia di tuffarcisi a capofitto in questa benedetta (e mitica) foresta amazzonica! Ieri ho preso in mano un piccolo caimano, ho abbracciato un bradipo, ballato con due indie mezze nude, cenato con carne cruda di coccodrillo, bevuto un succo di un frutto tropicale dal nome irripetibile, e oggi sono qui in questo strano mercato. Si, bisogna proprio provare a cambiare.
Quando riesco a mollare i due simpatici sbronzoni, mi dirigo verso il vicino quartiere povero di Belen, con le baracche galleggianti, o meglio fluttuanti. Sono baracche di legno costruite sul fiume, senza fondamenta ma con dei grossi tronchi alla base (a volte grandi bidoni o cisterne) perché il fiume durante l’anno varia di livello di diversi metri, e in questo modo le case sono sempre al livello del fiume. Inutile dire che le baracche non hanno fogne, per cui tutto si scarica in questa laguna dalle acque inquinatissime, dove la sera la gente si lava e di giorno i bambini ci giocano. Fra le baracche ci si sposta in canoa, e anche io ci arrivo con una canoa a remi, in compagnia di… Marlon! E chi è Marlon?
Un anno fa mi scrisse una bella mail Valerio, un ragazzo che leggendo nel mio blog del viaggio in barca sul Rio Delle Amazzoni, si era appassionato al punto che aveva inserito quella tappa all’interno del suo viaggio in Sud America. Solo che anziché fare il Belem-Manaus che avevo fatto io, aveva fatto il tragitto opposto, Manaus-Iquitos (dove c’è il quartiere Belen dove sono ora… insomma, un Belen c’è sempre in mezzo! Ok, battuta fredda…. però in questo caldo afoso ci sta bene ). E proprio da quel suo racconto ho preso lo spunto, a mia volta, per venire qua ad Iquitos.
Nel suo racconto, Valerio mi parlò di un ragazzo che gli aveva fatto da guida, Marlon appunto, in gamba e molto umile (oltre che economico). Bene, ritrovarlo in una città di oltre 400.000 abitanti non era molto probabile ma, arrivato al momento in cui mi serviva una guida per scendere nel poco raccomandabile quartiere galleggiante, è spuntato fuori dal nulla. Marlon. Con il suo bel sorriso sdentato, mi ha accompagnato (per 20 soles, 5 euro) tutto il pomeriggio a Belen, girando con una canoa a remi noleggiata ad 1 euro, fra le baracche, i canali, a casa di suo padre, dei cugini, etc. Questa è la mail di Marlon, se andate ad Iquitos cercatelo, è affidabile.
Per concludere la breve visita ad Iquitos non poteva mancare…. un incontro galante! 
L’ultima sera riesco a convincere la receptionist del mio hotel ad uscire insieme, nonostante la stanchezza dei suoi massacranti turni di lavoro da 12 ore. Passeggiata + cena + balli in discoteca + (non curiosate troppo, ora…).
Accidenti, domani devo assolutamente partire, questa volta non posso rinviare la partenza come faccio spesso. E ora non c’è più tempo…. GRUNT!
Bene, se un giorno tornerò ad Iquitos, sarà si per andare nella giungla, ma forse…. anche per altro!
Viva l’Amazzonia!
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Con un Bradipo (il Bradipo è quello a sinistra)
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Con due simpatici Arara
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Un povero Caimano...
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Un Arara giallo/blu
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Farfalla enorme (specie "enourmus farfallas")
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Anaconda perplesso
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Coccodrillo, decisamente più grande dei caimani
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Un formichiere e una scimmietta dispettosa
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Qua in primo piano la "peste". Ad un bambino gli ha tirato i capelli, ad una anziana giapponese le tirava i semi in testa, etc
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Un altro arara, rosso/blu
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Ed ecco le tartarughe pronte da cucinare!
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Larve che crescono nelle palme
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Preparazione della carne di coccodrillo
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Una bancarella di erbe medicinali della foresta, unguenti, droghe naturali, teschi vari, etc.
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Bambini al mercato
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BELEN, il quartiere galleggiante
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Saluti da Iquitos, Perù !
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