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giu202007

WEEK-END IN VENEZUELA + CILE

Venezuela! Entrando dal Brasile mi lascia la stessa impressione che mi lasciò due anni fa entrando dalla Colombia (vedere qui): maggior arretratezza generale (case, auto, strade, strutture e servizi in generale). Nonostante non sia uno stato povero (quinto produttore mondiale di petrolio, e negli ultimi tre anni il prezzo del barile è più che raddoppiato), non si può dire che si veda molta ricchezza in giro.
Altro aspetto che si nota subito: la rudezza dei venezuelani. Non si perdono certo in sorrisi come i brasiliani o nella simpatica gentilezza dei colombiani.
E poi via con i posti di blocco. Nelle prime ore di viaggio il pullman viene fermato da 6 o 7 posti di blocco di militari armati fino ai denti. Controllano i documenti a tutti, con l’aria da duri, guardandoti come se fossi un pericoloso delinquente. Senza motivo peraltro, non capisco il perché di tanta militarizzazione. Fossi in Colombia lo capirei, ma qui proprio no.
Ma se non altro il sottofondo musicale, se in Brasile aveva un livello comunque alto, qui raggiunge (per me) il top: è arrivata l’ora della salsa! :-)

Dopo 22 ore di bus fino a Caracas, pausa di 8 ore e poi altre 12 fino a Merida, carina cittadina ai piedi delle Ande Venezuelane. Qui mi fermo solo i 3 giorni del week-end che passo con Yolanda, amica conosciuta nel mio primo viaggio qui (3 anni fa), e alcuni suoi amici.
Emozionante rivedere i luoghi, le vie, i bar, gli hotel in cui si è già stati, ma anche un po’ triste e meno interessante. Meglio sempre cambiare. D’altronde son venuto a Merida solo per incontrare la mia amica, per il resto non ho nulla da fare qui.

Dopo 3 anni i prezzi sono molto più alti, almeno il doppio (l’inflazione è molto alta in Venezuela) che però in parte si compensa con la svalutazione della moneta. Accidenti, dopo il Brasile anche il Venezuela ora! I costi del Sud America stanno aumentando anno dopo anno. Sbrigatevi a venirci chi ci deve venire, se no poi vi mangerete le mani a non averne approfittato. Dalla fine del 2001 le monete locali sono crollate nettamente rispetto al passato, iniziando dall’Argentina e poi a catena in Brasile e in quasi tutti gli altri paesi sudamericani. Ma ora si vedono già i primi cenni di ripresa.
Ultima osservazione da fare: esiste di nuovo il cambio nero, cioè si possono cambiare per strada (ma anche nelle agenzie di viaggio, hotels, taxi, etc) i dollari americani ad un tasso molto più conveniente della banca: per strada per 1 US$ danno 4.000 bolivares, anziché i 3.000 della banca (30% in più!). Cambiano anche gli euro, ma in proporzione danno di meno del dollaro (4.500 bolivares). Se si viene qui insomma conviene portarsi un gruzzoletto di dollari in contanti.

Lascio il Venezuela con un volo che fa scalo a Bogotà, prima di arrivare a Santiago del Cile. Ne approfitto per avvisare alcuni amici che ho in queste 2 città, in modo di cercare di incontrarci. Una delle (tante) cose belle del viaggiare è che poi si hanno contatti in diverse parti del mondo e a volte, come ora, ci si può incontrare anche nelle poche ore di uno scalo.
Se però l’incontro di Bogotà salta per un malinteso sulle date, quello di Santiago va in porto e incontro così Marcela e Danae, due belle amiche conosciute ad Arraial e con le quali passo la serata insieme, prima di salire sul volo che.… sigh sigh….. sniff sniff…… mi farà…… lasciare il Sud America!!!

UAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHH !!!!!   piangendo

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