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Apr202008

La versione cinese sul Tibet

Voglio segnalare un video che sta girando su internet, che espone il punto di vista sul Tibet della stragrande maggioranza (non molto lontano dal 100% credo – tibetani esclusi) dei cinesi. Mi è stato inviato qualche giorno fa su facebook da una mia amica cinese di Hong Kong, città che, nonostante la buona libertà di informazione che ha, le vere notizie sul Tibet non vengono tanto divulgate, credo non per limiti all’informazione ma perchè la popolazione, sentendosi cinese (anche se “a singhiozzo”), sembra non gradire questo argomento.

Quando ho provato a parlarne con alcune persone, proprio lì ad Hong Kong, il più delle volte i toni si accendevano subito (da parte loro) e sentivo fastidio per le nostre “intromissioni” occidentali.

Il video c’è anche su youtube, ed è questo (è in inglese) ….

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Dopo aver visto il video (fra l’altro anche molto volgare e astioso) ho subito replicato alla mia amica il mio parere, provando a farle capire meglio il “nostro” punto di vista e di come l’informazione sul Tibet che si riceve ad Hong Kong, per non parlare di quella che c’è nella “mainland” Cina, non sia completa.

Nelle mie repliche citavo proprio il felice esempio di Hong Kong, da solo 10 anni parte integrante della Cina però con ampie autonomie di governo locale, stampa, economia, moneta.

Perchè il Tibet non potrebbe, pur rimanendo dentro lo stato cinese, diventare autonomo come Hong Kong?

Stesso paese, regole e autonomie diverse, libertà su tanti aspetti anche della vita sociale, oltre che religiosa (davanti al mio hotel c’era una moschea) e culturale. E poi ho citato la dura repressione in Tibet, i presunti miglioramenti effettuati dal governo cinese (il famoso treno???!), le povere condizioni di vita dei suoi abitanti, l’esempio molto simile della vicina Birmania nella quale son stato, il parere unanime di ormai gran parte del mondo sui diritti umani in Tibet (e in Cina), il fatto che citare gli errori dei nostri paesi occidentali non sminuisce le colpe del governo cinese, e poi piazza Tienanmen…. bla bla bla. Le ho esposto la mia versione su quei “6 punti” citati nel video, senza astio e sapendo di toccare il famigerato orgoglio nazionale, che tanti danni fa e non solo in Cina. Per questo le ho anche elencato tutti gli aspetti della cultura cinese e del suo grande paese che mi affascinano tanto.

Se lei che è molto intelligente, di ottima cultura e ragionevole come gran parte dei cinesi di Hong Kong, alla fine, pur con tanti distinguo, ha convenuto che forse doveva informarsi meglio sul Tibet (dicendomi però anche a me di fare lo stesso sulla Cina in generale), con altri cinesi di Hong Kong non sono arrivato allo stesso risultato e, se si oltrepassa il confine fra Hong Kong e la vera Cina (c’è un confine vero e proprio, e l’afflusso dei “veri” cinesi viene limitato, esattamente il contrario di quello che accade in Tibet, dove viene incentivato), la cosa diventa praticamente impossibile.

Ho letto tanto sul Tibet ultimamente, ma uno degli interventi più azzeccati, a parer mio, è quello che ho letto sul sito di PeaceReporter, sito che periodicamente consulto per la oggettiva obiettività di vedute su tanti problemi del mondo, spesso infatti non in sintonia con le versioni che leggiamo sui media più diffusi.

Chi ha interesse a leggerlo, l’articolo è questo…
www peacereporter net/dettaglio_articolo.php?idart=10756
(Link non più funzionante, pare abbiano rifatto il sito e i vecchi post sono irragiugibili… peccato – Disattivo il link…)

Fra l’altro, è di oggi la notizia che in Cina si stanno propagando sempre più le manifestazioni anti-occidentali, diametralmente opposte a quelle occidentali contro la Cina.

La politica rovinerà il mondo! 🙁

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Apr142008

Hong Kong 2008

Rientrato. E appena in tempo!
Ad Hong Kong ci sono andato con un volo Oasis, una compagnia low-cost cinese (l’unica esistente fra Europa ed Asia) che ha un collegamento giornaliero Londra-Hong Kong. A Londra poi dall’Italia ci si arriva con le low-cost europee, anche con soli 20 euro a tratta. Alla faccia dell’Alitalia e di chi ci mangia dietro!

Ottima compagnia l’Oasis: sedili un po’ più stretti del normale, poco reclinabili, tv personale con i film che iniziano ad orari fissi e non programmabili come in altre compagnie, ma cibo e assistenza di bordo normale e, a parte qualche ritardo in partenza (non riuscivano a chiudere il portellone d’ingresso) e all’arrivo (forse non riuscivano a riaprirlo? :-)), il volo è stato ottimo. Sul giornale di bordo leggevo che fra qualche mese avrebbero inaugurato un nuovo volo diretto per Hong Kong anche da Milano. Stupendo!

Bene, il volo di rientro, dopo un rinvio di 1 settimana (ci sto troppo bene ad Hong Kong! 🙂 ), l’ho preso martedì 8 aprile. Il giorno dopo, 9 aprile, l’Oasis… è fallita per debiti e ha cancellato tutti i voli! 😮 Chi aveva comprato il biglietto ha perso i suoi soldi e ha dovuto comprare un altro biglietto. Ok, devo dire che questa volta mi è andata bene.

Ad Hong Kong ho passato 3 settimane eccellenti, con poche (ma buone) visite ad una città che ormai conosco abbastanza bene (l’interessante museo della scienza, il museo dell’arte, un parco, qualche periferia, un paio di templi, un mercato, i fantastici negozietti di elettronica) e una breve capatina nella “mainland China”, la Cina vera e propria, con le sue assurde diseguaglianze che peraltro, ormai, si vedono in tanti paesi.

Ma per me Hong Kong rimane la città della salsa, grazie alla quale ho conosciuto tante persone e rincontrato ora amici conosciuti lo scorso agosto, gran parte dei quali si ricordavano di me mentre io, a volte, facevo fatica a ricordarmi dei loro visi spesso molto simili fra loro.

Tante bellissime serate con i “salseri” cinesi, un paio molto divertenti con Luca (simpatico italiano che vive e lavora qui da 7 anni) e nottate intere post-salsa passate a bighellonare fra la vita notturna di Hong Kong con Ilan, grande amico israeliano (amico israeliano? Si, è possibile – chi ha viaggiato capirà questa mia precisazione) fino alle 6 del mattino, ora in cui riapriva la metro e si poteva rientrare a dormire senza pagare il taxi.

Per concludere posso dire che, per la prima volta, ho trovato un luogo in cui mi piacerebbe trasferirmi. E avevo anche trovato un buon lavoro! 🙂
Chissà, in futuro ci penserò!

E ora riprendo con i racconti del giro del mondo. Non so se l’ho già scritto, ma ormai è un impegno che ho preso con me stesso. Se non lo finisco entro i prossimi 3 mesi, so già che poi non lo finirò più, come altri miei diari precedenti (per esempio sul Venezuela). E’ stato un anno troppo importante per non finire di fissarlo su carta e web.
E la prossima, lunga ripartenza, si avvicina ormai sempre più.

Seguono alcune foto di questa breve visita ad Hong Kong.

Ciao! 😐
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Parco Hong Kong

Parchi e grattacieli

Noodles Hong Kong

Fantastici noodles!

abbigliamento cinese

I cinesi della Cina si distinguono da quelli di Hong Kong anche per l'abbigliamento. Notate quello di questo turista della "mainland" Cina!

Via centrale Hong Kong

Le affollate strade dello shopping

Tempio Hong Kong

Con Jonie in un tempio

Salsa Hong Kong

Con Stella in un locale di salsa

Sbronzi Hong Kong

La notte le strade abbondano di distinti uomini d'affari (soprattutto occidentali, ma anche qualche cinese) "morti" dall'alcool! 😀

Buddha Hong Kong

L'interno di un tempio

Buddha gigante Hong Kong

Pace a tutti. Un saluto da Hong Kong!

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Mar232008

Ritorno ad Hong Kong (in vacanza)

Eccomi qua, di nuovo ad Hong Kong, proprio mentre ancora sto aggiornando il blog proprio su questa tappa cinese del mio recente giro del mondo.

Dopo 4 mesi esatti in Italia era ormai giunta l’ora di rimettere la testa fuori, e l’aver trovato una occasione di volo mi ha spinto a ritornare in una delle tappe che piu’ mi son piaciute del giro del mondo: Hong Kong. Il motivo principale di questo gradimento e’ dovuto alla salsa che qui, come scrivero’ in un prossimo post, raggiunge livelli altissimi (non tanto di tecnica ma di vero piacere di ballo), mai riscontrati in nessun altro paese visitato, Sud America e Italia compresi! Viaggio quindi che questa volta soddisfa piu’ la parte “baila” che “travel” del nome di questo sito. Si tratta infatti non di un viaggio vero e proprio ma di una breve vacanza, in un posto gia’ conosciuto e dove ho lasciato tanti amici e amiche.

Per il resto anche il “contorno” non e’ meno interessante. Siamo pur sempre in Cina, paese molto diverso dal nostro e che sempre di piu’ mi sta attraendo, tanto che sto gia’ iniziando a rivedere i miei prossimi impegni di viaggio, anche se magari solo parzialmente. L’ago della bilancia America Latina-Oriente si sta di nuovo spostando verso quest’ultimo mondo! 🙂

E quindi, per finire, Buona Pasqua a tutti dalla Cina!

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Mar32008

HONG KONG/3: fra diritti umani e Tibet

I ristoranti e i locali dove si balla salsa (Hong Kong è un vero paradiso per la salsa!) sono i luoghi dove faccio sempre gli incontri più interessanti.

Così un giorno, nel mio ristorante di fiducia, capito a tavola con un distinto signore cinese. Lavora in un’agenzia di viaggi, parla un perfetto inglese e, anni fa, ha fatto un lungo viaggio in Europa, in auto. Ha quindi visitato tanti paesi diversi, e si nota che ha una buona cultura personale. Insomma, una persona piacevole con cui parlare.
Dopo un po’ di chiacchiere sull’Europa, il discorso cade sulla Cina e, per la prima volta dopo tanti “Tiggì” e giornali italiani, ho l’occasione di sentire dal vivo anche l’altra campana. Provate a farci caso, quando i nostri media italiani (ma anche europei) parlano della Cina, di qualsiasi argomento parlino (crescita economica, Olimpiadi, turismo, etc.) immancabilmente a chiusura del servizio arriva la “tiratina d’orecchi” sui diritti umani o democrazia o ambiente. Così come accade anche per Cuba, spesso il ricco Occidente, dal comodo dei suoi salotti, getta sentenze su paesi lontani senza cercare anche di capire le realtà in cui quei paesi vivono. Almeno in parte.

“Libertà? La Cina è enorme” mi dice, “siamo 1 miliardo e 300 milioni e non si può cambiare in fretta, dal Comunismo alla libertà totale. E’ pericoloso. La maggior parte dei cinesi sono ignoranti e spesso anche analfabeti, e in queste condizioni basterebbe poco a muovere le loro teste (ndr, basterebbe un “Berlusconi” cinese, con tante televisioni). Gradatamente invece è possibile, e il governo si sta già muovendo in questo senso”.
Tutto combacia con quanto letto qualche giorno fa in una rivista cinese di Hong Kong, sull’aereo (ad Hong Kong la stampa è libera), dove c’era un’intervista di un giornalista europeo ad uno dei più importanti banchieri cinesi. “La crescita economica in Cina è ormai consolidata”, diceva il banchiere, “e ora il governo sta puntando a migliorare la qualità di vita delle province povere”.

“L’obbligo di un figlio per famiglia?”, continua il mio commensale-agente di viaggio, “In Cina siamo in troppi, non c’era altra soluzione”.
Tutti questi discorsi nel breve tempo (per lui) di un veloce pasto (io ho più tempo! 😀 ). Paga il conto, mi saluta e ringrazia e se ne va.
Incontro veramente interessante.

Qualche sera dopo invece con Suki, una ragazza cinese, provo a toccare un altro argomento assai spinoso sulla Cina, il Tibet. Conosciuta in una discoteca di salsa, una sera programmiamo di andare al cinema e poi a cena insieme.
Arrivo in ritardo all’appuntamento e, per farmi perdonare, le offro un gelato. Pago io quindi.
Poi andiamo al cinema e, al momento di pagare i biglietti, non muove un dito. Ok, ci può stare, pago ancora io.
Ma, dopo il film, per cena sceglie un ristorante caro, uno di quelli che io neanche guardo. “Mmmm… e va bene, tanto poi qui dividiamo”, penso.

La serata è interessante e, fra i vari discorsi a tavola, le faccio diverse domande su tanti aspetti della sua città e della Cina in generale. Nonostante ormai da 10 anni Hong Kong faccia parte della Cina, rimane grande, mi dice, la differenza fra i cinesi di Hong Kong e quelli della “mainland China”. Questi ultimi sputano a terra (per questo motivo ad Hong Kong esiste un divieto di sputare per terra, con multa da ben 1500 HK$ – 150 euro – per chi trasgredisce), sono meno gentili, non fanno le file, sono ignoranti, non parlano inglese. E poi c’è anche un’enorme differenza economica. Hong Kong è una delle prime nazioni al mondo per ricchezza prodotta a testa (6^ per PIL pro capite, parificato). Tant’è che non è libera la circolazione delle persone fra Hong Kong e il resto della Cina. O meglio, i cittadini di Hong Kong possono andare in Cina quando e quanto vogliono, senza alcun permesso, i cinesi della “grande Cina” invece per andare ad Hong Kong devono chiedere al governo un permesso di soggiorno, che non è tanto facile ottenere.

“E il Tibet?”, chiedo io.
A questo punto SuKi, ragazza intelligente, laureata, impiegata di banca, cambia decisamente umore e rialza le barriere culturali. “Voi occidentali siete sempre pronti a criticare senza conoscere i fatti. Il Tibet era una provincia della Cina in passato e lo è anche oggi, è un territorio che è sempre appartenuto alla Cina!”.
“Ok”, rispondo io con calma, “può anche essere così, ma perché distruggere i monasteri, ammazzare la gente, estirpare la loro cultura?”. E qui Suki, ragazza intelligente, laureata, bla bla bla si chiude letteralmente a riccio e non mi risponde più su quest’argomento. Per cui cambio rapidamente discorso.
Segue una passeggiata al centro e poi rientriamo.

Bilancio della serata: serata piacevole, film così così, discussione molto interessante con Suki sulla società cinese ma, così come per il cinema, anche la cena è poi toccato a me pagarla (paralisi delle sue mani al momento di pagare il conto) e la notte è andata in bianco.
Sarà colpa del Tibet??!  😀

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Suki Shopping Center Hong Kong

Suki

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Ragazze cinesi

Simpatiche vicine di tavolo in un ristorante

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Feb262008

HONG KONG/2: destreggiandosi fra ristoranti e usanze strane

Superato il problema alloggio, sono ansioso di cercare di inserirmi in questa società cinese che, nel bene e nel male, tanto ha fatto parlare di sé nell’ultimo decennio, curiosissimo di scoprire più di quel che so. E questo inserimento e studio ad Hong Kong è meno complicato del resto della Cina, sia per il fatto che qui molte persone parlano inglese e sia perché i costumi di vita locali, a causa della passata ma comunque recente colonizzazione inglese, sono un po’ più simili ai nostri occidentali.

Le prime grosse (ma simpatiche) differenze culturali si riscontrano quando si va a mangiare. Qui, come in gran parte dell’Asia, a tavola si usano le bacchette, anche se quasi sempre ci son disponibili anche le nostre care posate. Imparare ad usare le bacchette non è poi difficilissimo; il problema del ritardo con cui ho imparato è dovuto al fatto che all’inizio ci vuole un po’ di pazienza e di pratica per cui, quando si ha fame e si ha davanti un ottimo e succulento piatto fumante che aspetta solo di essere mangiato, la pazienza finisce rapidamente, si buttano via le bacchette, si prende la prima forchetta vicina e si rimanda l’allenamento al giorno dopo!
Finché una sera un’amica cinese, conosciuta in una discoteca di salsa, mi ha insegnato una regola semplice ma basilare: si deve muovere solo una bacchetta, l’altra rimane ferma, di appoggio.

Nel ristorante dove vado ogni giorno si divide spesso il tavolo con altri clienti (come scrivevo nel precedente post, lo spazio è molto importante ad Hong Kong) il che mi permette sia di scambiare qualche chiacchiera con i miei vicini, sia di scoprire altri interessanti aspetti locali.
E così un giorno, mentre ero beatamente seduto a tavola assaporando con piacere il mio piatto preferito, i Singapore noodles (spaghetti di riso con verdure cotte, gamberetti, uovo, salse), si siede di fronte a me un signore cinese che ordina una zuppa con spaghettini, brodo e pezzetti di ali di pollo.
In tutti i paesi asiatici dove si usano le bacchette, il coltello a tavola non esiste. Il coltello sono i denti. Di solito tutti i cibi son tagliati dal cuoco in pezzi piccoli (le bistecche, infatti, non esistono), ma se proprio c’è qualche pezzo di cibo grande, questo si porta in bocca con le bacchette, e poi con gli incisivi si taglia.
Il simpatico signore rosicchia così le ali di pollo, sputando poi gli ossi sopra il tavolo, poi beve il brodo facendo sentire bene come lo aspira dal cucchiaio, infine poggia le bacchette, apre la bocca e…. BROOOTT! Grande rutto finale a bocca aperta! 😮 …. continua a leggere qui >>

Feb62008

HONG KONG/1: primi contatti

Hong Kong, 1.08.2007: sono sotto la doccia, l’acqua è fredda ma… sto sudando! Provo a rimanere di più sotto l’acqua, ma è anche peggio. Meglio asciugarsi in fretta e rientrare in camera, dove c’è l’aria condizionata, accesa 24 h su 24. Qui in bagno invece non c’è.
Hong Kong è la città più calda e afosa (in questa stagione) dove son mai stato. Ha superato Puerto Ayacucho (Venezuela) e Manaus (Brasile), città che si trovavano in testa alla mia personale classifica di città più calde del globo, fra quelle visitate.
Il caldo per strada è insopportabile, ho un’autonomia di massimo un’ora e poi devo entrare da qualsiasi parte ci sia aria condizionata (per fortuna onnipresente). E dentro il palazzone di 16 piani dove abito, nella centrale Nathan Road, è ancora peggio perché nel suo interno cavo (ha una grande luce a cielo aperto dove passano i corridoi dei pianerottoli) ci sono centinaia di dissipatori di calore di condizionatori che emanano aria caldissima, alzando ancor di più la temperatura.
Insomma, se ancora non si è capito, fa caldo!

Oltre l’afa, l’altro aspetto di questa bella città che salta subito all’occhio è lo spazio (che non c’è).
E’ questa la prima città dove vedo grattacieli non solo nel centro città (uffici) ma anche in periferia, dove si tratta però di enormi condomini.
Con i suoi 7.000.000 di abitanti, infatti, Hong Kong ha una delle più alte densità al mondo, per cui ci si arrangia come si può.
Gli ascensori dei palazzi, per esempio, non si fermano a tutti i piani, ci son sempre troppe persone che entrano/escono e ci vorrebbe troppo tempo. Si fermano così a piani alterni, spesso anche ogni 4 piani (per esempio, un ascensore serve solo i piani 1-5-9-13…, quello a fianco i piani 2-6-10…, etc). I primi giorni quasi mi ci voleva una mappa per trovare l’ascensore giusto!
Dentro la cabina non c’è la fotocellula di sicurezza nella porta. Quei 10 centimetri di spazio che impegnerebbe servono tutti. E negli ascensori con capienza di 7 persone si entra in 9-10, in quelli da 10 si entra in 12-13, finchè non suona l’allarme per peso eccessivo.
Tutto questo per rendere l’idea che lo spazio qui è importantissimo. Ho sentito alcuni prezzi di affitto di negozi centrali: si va dai 25.000 euro al mese dei piccoli bugigattoli alle centinaia di migliaia dei più grandi Mc Donald’s o altri grandi negozi. Hong Kong è così una delle città più care al mondo per tutto ciò che riguarda gli immobili, mentre per tutto il resto è conveniente, dal mangiare agli acquisti.

Nell’ostello dei primi giorni, naturalmente dotato di mini-stanze con mini-letti e mini-bagno, resisto solo 3 giorni perché il bagno è una vera tortura. Non tanto per le dimensioni (in 1 mq. c’è il wc, un mini-lavandino e il tubo della doccia, senza il piatto sotto che non ci starebbe), quanto per il calore insopportabile. Dopo averne esaminato con cura 4 o 5, per 4 euro in più a notte trovo una bella camera singola che, oltre a collegamento internet, tv e telefono (gratis!), ha il grande valore aggiunto di aver il bagno privato comunicante con la stanza per cui, lasciando la porta aperta, si rinfresca con l’aria condizionata della camera. E finisco così di sudare mentre mi faccio la doccia fredda! 🙂 Strano ma vero!

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Hong Kong

Hong Kong di giorno...

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Hong Kong notte night

... e di notte

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