Ago212007

Considerazioni finali su Australia/Nuova Zelanda

Il viaggio in Australia/Nuova Zelanda si è svolto proprio come avevo previsto, anzi a dire il vero è andato anche peggio di come avevo previsto.

Senza dubbio sono due paesi fantastici sotto il punto di vista naturalistico. Poco abitati e con grandi diversità (soprattutto l’Australia) ambientali, si possono fare veramente delle fantastiche escursioni. Il problema è che queste escursioni sono molto care. Dai 100 aus$ (60 €) per quelle più economiche di mezza giornata agli anche 2000 aus$ di quelle di 10 gg. Tutte quindi fuori dal mio budget di viaggio lungo. Le può fare chi viene qui per il classico viaggio annuale, e ha quindi più soldi da spendere. L’unica escursione che alla fine avevo deciso di comprare, una giornata in bus attraverso la Great Ocean Road, vicino a Melbourne, alla fine è saltata per quasi una settimana di continuo maltempo.
Ma se proprio devo dire il vero, non mi è pesato più di tanto non poter fare tutte queste escursioni, sia perché solitamente non costituiscono la priorità nei miei viaggi (leggere le “avvertenze” in testa al blog) e sia perché ne potrei fare di simili nel sud-Est asiatico a prezzi infinitamente più bassi.

Paesi con ottime possibilità per chi viene qui a lavorare, con ottimi servizi, con persone veramente sempre disponibili anche con chi non conoscono affatto e sempre con un’ammirevole self-control oltre che gentilezza (dal quindicenne con le mutande fuori dai jeans al cinquantenne in abito e cravatta), mi hanno dato comunque degli ottimi spunti di riflessione, anche se ribadisco che non costituiscono il mio luogo ideale per viaggiare.
Da quando ho conosciuto il “lato b” del mondo (i paesi più poveri o il più fuori possibile dalle rotte turistiche) non riesco più ad apprezzare più di tanto il ricco “lato a”.

Bali, arrivo!! 😀

FOTO Melbourne – Darwin (49)

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Lug142007

COSTI NUOVA ZELANDA (2007)

La consueta rubrica dei costi.

COSTI NUOVA ZELANDA (2007)
(1 € = 1,78 NZ$)

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ALLOGGI

Auckland  Nomads Fat Camel Hostel: dorm. 21 $ – ottimo, pulito
Rotorua  Motel ? (non ricordo il nome, vicino alle solfatare): singola 50 $ – ottimo
Wellington  Rosemere Backpackers: dorm. 24 $
Picton Tombstone Backpackers, dorm. 23 $ – il migliore! Nuovo, pulito, caldo, pick-up gratis dal traghetto e per ripartire
Christchurch  Charlie B’s Backpackers, dorm. 24$, buono
Queenstown  Resort Lodge, dorm. 25$ – freddo, internet gratis spostando una presa elettrica! 😉 Oppure wi-fi 5$ per sempre

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PASTI – BEVANDE

Pizza tonda 13-18$
Pranzo in ristorante ?? (mai fatto) – Circa 20-25$ pasto semplice
Ristorante cinese (più economico) 12$ un piatto unico + bevanda
Colazione 6$ + caffè 3$
Hamburger 6$
Birra  pinta (0,54 lt) 5-7$ – bottiglia piccola (33 cl) 5-6$
Vino: rosso ottimo, un bicchiere 4$

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MEZZI DI TRASPORTO

Bus  Christchurch-Queenstown (unico bus preso): 45$, 486 km
Autostop  gratis
Traghetto  Wellington-Picton 55$

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VARIE

Internet 4$/h

Sport

Skydive (Queenstown):
·         9.000 ft, 2750 mt., 30” caduta libera, 245$
·         12.000 ft, 3650 mt., 45” caduta libera, 295$
·         15.000 ft, 4575 mt., 60” caduta libera, 395$

Bungee Jumping (Queenstown):
·         43 mt. (Kawarau, a testa in giù), 150$
·         47 mt. (The Ledge, a testa in alto), 150$
·         134 mt. (Nevis, a testa in giù), 210$

Skipass (Queenstown):
·         1 day 86$
·         stagionale 1300$

Vela (Queenstown):
·         2 ore sulla New Zealand 14, barca a vela 22 mt. della America’s Cup, 150$

Dollari Nuova Zelanda

Dollari Nuova Zelanda

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Lug102007

QUEENSTOWN E LO SKYDIVING

Splendido paesino fra i monti con le cime innevate, un bellissimo lago con boschi di abete intorno, piste da sci vicine, ma soprattutto ricco di attività sportive di ogni tipo, e particolarmente di sport estremi. Ci son ben 3 bungee jumping (43, 47 e 134 metri di altezza) ai quali però, dopo sofferta riflessione, rinuncio, mentre decido di provarne un altro: lo skydiving (lancio col paracadute). Chi li ha provati tutti e due assicura che il bungee è più spaventoso, e questo mi tranquillizza.
Il lancio avviene, a scelta, da 9000 piedi (2750 metri, 30” di caduta libera), 12000 piedi (3650 metri, 45” di caduta libera) o 15000 piedi (4575 metri, 60” di caduta libera), non da soli ma in “tandem” con un istruttore, che si fissa dietro nella schiena. Io scelgo l’altezza intermedia, anche per i prezzi non bassi che hanno.

Arriva il giorno fatidico e, dopo un “briefing” (dove cioè ci spiegano tutto) di mezz’ora, compiliamo una dichiarazione di responsabilità dove, nelle prime righe, c’è scritto “….. lo skydiving è sicuro ma non del tutto, sono possibili lesioni personali e anche la morte… “. GULP!!!
Poi, con una dozzina di altri temerari, saliamo in un pulmino che ci porta in una campagna vicina, con un immenso prato con tante pecorelle, un lago vicino, i monti innevati, insomma uno scenario stupendo. Ci viene offerto un caffé caldo ma ci rinuncio decisamente. La tensione c’è già e non è il caso di aumentarla. Quando arriva il mio turno (per fortuna sono ultimo) entro in una sala dove mi fanno indossare tuta, imbragatura, cappuccio, occhiali e guanti. Poi saliamo su un piccolo aereo, 4 coppie più il pilota, tutti seduti e rannicchiati, stretti stretti. Davanti a me c’è un ragazzino inglese che è abbastanza teso, e scambiamo qualche parola giusto per sdrammatizzare. 5-10 minuti di volo e siamo a 12000 piedi, quasi 4000 mt. Si apre così il portellone e… via il primo tandem! L’aereo vira, fa un giro per ritornare sopra il campo base e…. via i secondi, poi i terzi e… ora tocca a me!

Mi avvicino al bordo dell’aereo e mi ci siedo, con le gambe che penzolano fuori. Questo era il momento che temevo di più, perché ricordo che nelle montagne russe o giochi simili la tensione maggiore si ha poco prima di scendere, mentre poi ci si diverte.
Invece mi sbagliavo!
Rimaniamo una decina di secondi in questa posizione, mentre Kevin (l’istruttore) aspetta il punto migliore per lanciarsi e io che cerco di non pensare a nulla, se no è peggio. Ma non c’è neanche molto tempo per pensare, poco dopo arriva la spinta di Kevin e…. giù!

1, 2, 3, 4 …. i primi secondi sono …. continua a leggere qui >>

Lug62007

AUTOSTOP IN NUOVA ZELANDA

I primi giorni in Nuova Zelanda son stati un po’ traumatici. Dopo tanti mesi in Brasile non mi sembra vero non esserci più. E tutto poi qui è così diverso. Oltre la lingua, il clima (qui è inverno), la gente (più fredda), le case (più moderne), le auto (più costose), le strade (senza buchi), l’ostello. Quest’ultimo è perfetto. Inserito fra 3 o 4 grattacieli luccicanti, pulito, impianto antincendio in ogni stanza, porte sbarrafuoco ma, anche, una marea di divieti: non fumare, non mangiare in stanza, non bere, non urlare, non suonare, non lasciare i piatti sporchi, non fare questo, non fare quello, questo no e quell’altro pure no. Ben diverso dalla generale anarchia sudamericana!
Scopro che in Nuova Zelanda (ed anche in Australia) è strettamente vietato bere alcolici per strada. Si può solo nei bar, minori esclusi, in caso contrario multe altissime. Un giorno una brasiliana che ho conosciuto in ostello (per fortuna ci sono anche qui!) mi ha detto che in un bar di Auckland dove era entrata hanno scoperto che era minorenne. Il titolare allora ha chiamato la polizia la quale le ha fatto una foto che poi ha inviato a tutti i locali pubblici della città, segnalando il fatto che era minorenne e che quindi non doveva essere lasciata entrare nei bar. Neanche fosse un serial killer!
Tanto diverse le persone, generalmente molto meno socievoli dei sudamericani, pur se sempre cordiali e gentili. Più di una volta, per strada, mi è capitato che qualcuno, vedendomi con la cartina della città in mano, mi chiedesse se avessi bisogno d’aiuto.
Estrema gentilezza, estrema correttezza, ma non di più, così si può sintetizzare l’atteggiamento dei neozelandesi.

Auckland, nord della Nuova Zelanda, prima tappa. Città ultra-moderna e cosmopolita. Molte facce asiatiche, tanti giapponesi, molti polinesiani. Mi fermo quattro giorni e poi inizio la discesa verso il Sud. In Autostop.

Vista di Auckland dalla Sky Tower

Vista di Auckland dalla Sky Tower

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AUTOSTOP

Anche la Lonely Planet cita l’autostop, e spiega anche i punti migliori dal quale conviene farlo.
Da Auckland mi reco così, in bus, nel primo paesino fuori dalla città. L’autista, meravigliato della mia destinazione, mi chiede che ci vado a fare a Mercer, quel paesino dove non scende mai nessuno. “Ho un amico che vive qui”, gli dico, mentendo spudoratamente.
Un centinaio di metri a piedi fino all’autostrada e… via! Pollice su.

Devo dire che all’inizio mi sento un po’ un deficiente, anche perché l’ultima volta che l’ho fatto sarà una ventina di anni fa. Ma, d’altronde, c’è una bellissima giornata, il sole risplende, c’è un rilassante laghetto davanti, le colline sono verdissime e mi ascolto anche un po’ di salsa con il lettore mp3. Tutto ok, quindi.
20 minuti e si ferma la prima auto, anche se mi lascia pochi chilometri dopo. E così via, con altre 3 tappe, arrivo a Rotorua quando il sole sta tramontando. Quando inizia a fare buio le probabilità di essere presi calano rapidamente. Il buio crea incertezza. Così non mi resta che cercare un alloggio per passare la notte e ripartire poi il giorno dopo. Si perché qui, pur se località famosa, non ho molto da fare. Le attrazioni di Rotorua sono: 1) acque termali sulfuree… che mi frega? Ci sono anche in Italia; 2) visita al centro Maori per assistere ai balli e canti dei Maori…. mi sa di falso e turistico; 3) Zorba, una grande palla di gomma dove ci si infila dentro e si rotola…. ???
Ok, contando che ognuna di queste “attrazioni” mi costa quanto un intero budget giornaliero, decido di ripartire la mattina dopo.
Sveglia, doccia, anche un po’ di profumo, vado all’appuntamento con una signora: la strada.
In fin dei conti con l’autostop si risparmia ma non poi così tanto, le distanze non sono enormi. E’ come andare da Milano a Palermo. Non conosco esattamente il costo dell’autobus, ma sarà intorno ai 200 NZ$ (120 €). Ma l’esperienza in se stessa è ottima, prove tecniche di vagabondaggio! 🙂 Si passano diverse ore a stretto contatto con gente del posto, gente comune, e si parla così su argomenti di normale quotidianità, sulla vita di tutti i giorni, tanti aspetti di vita che in un museo non si potrebbero mai trovare.

Autostop in Nuova Zelanda

Autostop in Nuova Zelanda

Ripartendo da Rotorua stabilisco il mio record personale di autostop: 4 minuti di attesa! E per di più quest’auto va fino a Wellington, alla fine dell’isola di Nord, dove avevo intenzione di fermarmi qualche giorno. 480 km, 6 ore di viaggio.
Il tipo che mi prende è un po’ strano, ha qualche problema fisico. Quando mi affaccio al finestrino per parlarci non gira la testa, ma solo gli occhi, come un camaleonte. Forse ha il torcicollo, penso. Partiamo, e qualche ora dopo ci fermiamo per una pausa caffé. Quando scende dall’auto rimane con la stessa posizione di quando era seduto, cioè con la schiena piegata a 90°! Al bar ci potrei appoggiare il bicchiere di caffé sulla sua schiena perfettamente piegata. 😀 A parte questo, è una persona molto interessante e colta, e molto informata su tante cose. E’ un predicatore (o pastore) protestante, che mi spiega tanti aspetti del suo paese, alcuni molto interessanti. Per esempio, siccome da questi primi giorni in Nuova Zelanda il paese mi sembra molto sicuro e tranquillo, gli chiedo se ci sono molti problemi di criminalità. Mi dice (come ho già scritto nel precedente post) che ci son circa 60 omicidi l’anno, per la maggior parte ad Auckland, la città più grande. Mi viene subito da pensare a Rio, dove ce ne sono 20 al giorno! Il sud è tranquillissimo, la polizia non ha un granché da fare.

Bellissimi gli scenari che attraversiamo in quelle 6 ore di viaggio. Si passa dai vasti prati verdi con tante palline bianche in mezzo (pecore, 40 milioni in tutto il paese, e 4 milioni di abitanti), agli alti boschi di abeti e pini, dalle montagne secche senza neanche una pianta ai laghetti fra i monti.

Boschi in Nuova Zelanda

Boschi in Nuova Zelanda

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Wellington: una serata italiana

Stanco di mangiar solo panini, una sera a Wellington vado in centro alla ricerca di una pizzeria, meglio se italiana. Dopo un po’ di giri scorgo un cartello che indica un vicolo buio e mi infilo così in una mini-pizzeria d’asporto. Il pizzaiolo è italiano, di Napoli, e vive qui da 10 anni. Dentro c’è, seduto ad un tavolo, un pugliese, che fa il cuoco in un ristorante. Poi entra un ragazzo di Napoli, che lavora in uno studio cinematografico di effetti speciali. Dopo un po’ arriva il fattorino della pizzeria, un ragazzo di Bologna. Infine entra un’altra italiana, una ragazza che insegna italiano all’università.
Finora in Nuova Zelanda non avevo incontrato neanche un italiano, ora in un colpo solo siamo in 6. E tutti per caso, anche gli altri non si conoscono fra loro. Era da quando ero in barca sul Rio delle Amazzoni che non parlavo italiano con qualcuno, e ogni tanto fa piacere.
W l’Italia e W la pizza, che unisce gli italiani! 🙂
Qui visito il più importante museo neozelandese, il TePapa Museum, ma devo dire che ne ho visto di più interessanti.

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Il Sud

Da Wellington traghetto simil-Tirrenia (per dimensioni, non per igiene) fino a Picton, dove mi fermo una notte, e poi via di nuovo con il pollice in su. Qui mi prende in auto una signora molto simpatica, appassionata di musica italiana, che appena sa che sono italiano si ferma, apre il cofano, prende una cassetta dove ha alcune canzoni italiane e la mette nell’autoradio. Che musica potrebbe essere? Come sempre accade quando si sente musica italiana all’estero, si tratta di canzoni si Sanremo di almeno 20 anni fa. Faccio finta di gradire la musica, sperando si rompa l’autoradio al più presto. Poco dopo, altra auto, questa volta diretta fino a Christchurch, 330 km e 5 ore dopo. E’ una ragazza con un grande fuoristrada che sta andando a sciare nelle Alpi.

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Christchurch

Se nell’isola di Nord, anche se inverno, non faceva molto freddo, qui a sud invece si sente. Ci sono 12° di giorno e la notte siamo poco sopra lo zero. Nonostante ciò, spesso la sera si vedono in giro ragazzi con magliette a maniche corte e ragazze con canottiere estive. Ma come fanno?
Christchurch, dicono gli opuscoli (dalla Nuova Zelanda in poi niente più Lonely Planet, se non saltuariamente scroccata da qualcuno), è la città più inglese della Nuova Zelanda. Prima di scoprire perché, me ne accorgo quando vado in bagno: è l’unica località della Nuova Zelanda dove trovo i rubinetti separati, come in Inghilterra. In uno acqua ghiacciata e nell’altro bollente. Chi mi sa spiegare perché, ancora adesso nel terzo millennio, in Inghilterra non usano i miscelatori?
In compenso scopro qui perché gli autobus cittadini sono sempre puntuali, spaccano il minuto. Addirittura nelle fermate principali c’è un display con il countdown dei minuti che mancano all’arrivo dell’autobus. Un autista mi spiega che ogni autobus è fornito di GPS (ricevitore satellitare)! Se è in anticipo viene chiamato dalla centrale e si deve fermare per lasciar passare il tempo. E se è in ritardo?”, gli chiedo. “Non deve succedere mai”, risponde. Neanche in Svizzera (credo) sono così precisi!
Niente di particolare da segnalare neanche qui, andiamo all’ultima tappa, Queenstown. Qui ci arrivo… in autobus! Si, alla fine getto la spugna e non riesco a finire il mio programma, attraversare tutta la Nuova Zelanda in autostop. A Christchurch un giorno aspetto più di due ore in strada e alla fine ritorno in ostello, è tardi ormai per arrivare fin giù. Però devo dire che ero in un punto non buono, alla periferia della città ma non completamente fuori, dove è sempre meglio farlo. Va bè, in ogni modo ho percorso 1000 km esatti in autostop, da Auckland a Wellington e da Picton a Christchurch. Non sono pochi.
Curiosità: le macchine nuove e più costose non si fermano mai, quelle più vecchie si. Ulteriore conferma che la ricchezza crea chiusura sociale e diffidenza verso gli altri. Il Brasile insegna.

Ecco il secondo gruppo di foto dalla Nuova Zelanda.

FOTO (43)

(Fra qualche giorno la terza e ultima parte sulla Nuova Zelanda. Ciao!)

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Lug12007

AUCKLAND: la salsa cosmopolita

Venerdì scorso qui ad Auckland sono andato a ballare al Mexico Cafè, uno dei locali salseri della città, in pieno centro. Il locale non è grande ed è diviso in due parti. Io son finito in una zona dove c’erano tanti ballerini/e, ma tutti…. ehm, molto scarsi. Non ce n’era uno che andava, non dico a tempo, ma almeno un po’! Ballavano un abbozzo di salsa cubana. Era evidente che ballavano da poco tempo.

Osservo un po’ tutto e poi decido di andarmene. Attraverso così il locale per uscire e invece scopro un’altra pista dove….  😮 urca!! Qui ci sono ballerini/e molto bravi! E tutti ballano Los Angeles style e New York style.

Ma ora viene la sorpresa (per me).

Invito una ballerina, bravina ma non troppo: cinese. Ne invito un’altra, più brava: Malesia. Via la terza: Giappone. Seguono 3 o 4 ragazze “Kiwi”, cioè Neozelandesi. Dopo un po’ conosco anche i loro maestri, uno è un ragazzo di Taiwan molto simpatico, l’altro peruviano (www.saocodance.com) che invece se la tira un po’.
Domenica replico, altro locale, e qui ballo con una filippina, una russa alta (sembra una modella!), altra giapo e così via. Vicino a me c’è un ragazzo indiano che balla benissimo, e a lato un ragazzo coreano.

Conclusioni: la salsa ormai è cosmopolita! A Roma come a Londra, a New York come a Sidney o a Pechino, Tokyo, Kuala Lumpur etc è possibile trovare locali dove si balla salsa, e ballare così con persone anche molto diverse da noi (razza, lingua, cultura, religione, maestro di ballo :-D).
E, sembra strano, ma la salsa che ballo io (portoricana e New York style) si può ballare dappertutto nel mondo tranne che in America Latina (esclusa Argentina dove è possibile), dove la salsa è nata.

E ora arriva il consiglio per chi balla salsa.

Quando andrete in giro per il mondo per turismo, lavoro, amori, etc, date uno sguardo a questo sito:

http:// cityguides.salsaweb. com/

sito consigliatomi tempo fa da Pedro Gomez in persona (www.pedrogomez.it). Non è aggiornatissimo perchè questo genere di locali variano spesso, ma almeno uno ogni 3 locali citati è attendibile.

Buona salsa a tutti! 🙂

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Giu292007

NUOVA ZELANDA – La perfezione

Sono in Nuova Zelanda, dall’altra parte del mondo. Sono a testa in giù rispetto a voi, ma il sangue non mi va in testa. 😀

La Nuova Zelanda è infatti il paese agli esatti antipodi dell’Italia. Non c’è luogo più lontano, nella terra, dove un italiano possa andare. Per andare più lontano l’unico modo è sborsare qualche migliaio di miliardi e salire sullo Shuttle. Fra l’altro ha quasi la stessa superficie dell’Italia, e ci sono pure le Alpi. C’è però una (fra le tante) grossa differenza: ha solo quattro milioni di abitanti, contro i nostri quasi sessanta. C’è quindi molto spazio qui, e proprio gli spazi della natura, le valli, i laghi, le montagne costituiscono l’attrazione principale di questo paese. Talmente belli che ci hanno girato alcuni film importanti, come Il Signore Degli Anelli.
Sarà forse per i pochi abitanti, ma si sente poco parlare della Nuova Zelanda, per cui quando in passato pensavo a questo paese mi venivano in mente i Maori (i primi suoi abitanti, ancora presenti) e le regate della Coppa America, ad Auckland. E quindi, escludendo quest’ultima città, avevo un’idea della Nuova Zelanda come di una terra selvaggia e semideserta.

E invece…. tutto qui è perfetto, pulito, ordinato e soprattutto efficiente. Sono alla ricerca di almeno un difetto, che ancora non ho trovato. Palazzi moderni, strade perfette (senza un fosso o un solo avallamento), auto tutte nuove (le vecchie sono rarissime), negozi con la merce sempre in perfetto ordine, persone cordiali nonostante la loro natura anglosassone. E poi bagni pubblici dappertutto, anche per strada fra un negozio e l’altro, sempre riforniti di carta e sapone. Sembra una banalità, ma andate a cercarlo in Italia un bagno pubblico fornito di tutto. Anzi, andate a cercare un bagno pubblico. E per di più sono sempre puliti, anche per terra. Forse gli uomini qui fanno la pipì con l’imbuto. Oppure, come credo, li puliscono spesso.
E poi boschi e prati verdi dappertutto, parchi con piante sempre in ordine. Addirittura, da Auckland verso Sud, ai bordi della strada l’erba era ben rasata dappertutto, e gli alberi avevano sempre i rami bassi tagliati (credo per prevenire gli incendi d’estate).
Ancora: 60 omicidi l’anno, quanti a Rio in tre giorni, quanti in Italia in un mese. Un’alta immigrazione, soprattutto asiatica. Perché tutti trovano lavoro. Anche i vari cartelli e avvisi nell’ostello, quelli che si attaccano sempre in disordine, qui sono così: foglio A4, ben stampato con il pc, plastificato e attaccato dritto, equidistante dagli altri.
Ed essendo italiano, e per di più arrivando qui dopo sei mesi di Sud America, mi sembra tutto surreale. Ma un difetto glielo troverò, prima o poi!

Bene, in mezzo a tanta perfezione, dopo quattro giorni ad Auckland, la città più grande, sono partito verso il sud… in autostop! Nonostante sembri una cosa fuori dalle regole è questo, insieme all’Australia, il paese al mondo dove è più facile farlo e non è malvisto. Dai venti minuti di attesa vicino alla capitale, il punto più difficile, fino ai quattro minuti per l’ultimo tratto dell’isola di Nord.
E domani continuo nell’isola di Sud!

Ciao!

Ecco le foto di Auckland

FOTO AUCKLAND (27)

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